Giustizia, il Csm boccia il governo
No alla riforma dell'ordinamento
Con un parere di 86 pagine, il Csm boccia a maggioranza la riforma dell'ordinamento giudiziario varata dall'esecutivo, perché disegna "una magistratura a struttura piramidale e verticistica" e limita i poteri del Csm, mettendo in discussione l'indipendenza delle toghe sancita dalla Costituzione. I consiglieri del Polo hanno votato un proprio documento alternativo, con cui dicono sì alla separazione delle carriere tra giudici e pm.
Dunque con 16 sì e due astensioni, nonostante i cinque voti dei laici del Polo andati alla proposta alternativa di minoranza (che contesta le obiezioni alla riforma del governo e chiede non solo la separazione delle carriere ma anche di affidare al ministro della Giustizia e al Parlamento, sentite le procure generali, il compito di definire le priorità dell'azione penale), l'assemblea plenaria di Palazzo dei Marescialli ha approvato un parere di 86 pagine che, in sostanza, boccia il maxi-emendamento alla riforma dell'ordinamento giudiziario varata dall'esecutivo.
Le parti della riforma contestate dal Csm
La maggioranza del Csm contesta infatti il modello di organizzazione gerarchica che viene dato alla magistratura: con questa scelta, sostengono a Palazzo dei Marescialli, "il principio costituzionale per cui i magistrati si distinguono tra di loro solo per diversità di funzioni viene di fatto cancellato". La riforma, è un'altra contestazione, "sottrae al Csm competenze sue proprie", previste dalla stessa Carta Costituzionale sullo status dei magistrati.
Ma nel mirino dei Consiglieri c'è soprattutto il sistema dei concorsi introdotti con il maxi-emendamento per regolare l'intera carriera dei magistrati, dalla "selezione degli aspiranti alla copertura dei posti cui assegnare i vincitori", e che verranno affidati a speciali commissioni "sulle cui valutazioni - fanno sapere da Palazzo dei Marescialli - e conclusioni il Csm non ha potere di interloquire in alcun modo" contravvenendo, si fa notare, a quanto previsto dall'art. 105 della Costituzione.
No a concorsi diversificati per giudici e pm
Il Csm esprime anche "perplessità" sulla "compatibilità costituzionale" dei concorsi diversificati per l'accesso alla magistratura previsti per giudici e pm. E boccia anche il concorso per passare dalle funzioni di giudice a quelle di pm, con il relativo cambio di distretto giudiziario: "Sembra incentivare una separatezza tra le funzioni giudicanti e requirenti" e "creerà sicuramente un irrigidimento dei ruoli con una conseguente incrinatura del principio di unità della giurisdizione e di una comune cultura" per giudici e pm.
No alle nuove norme che ridisegnano le Procure
Ma sono soprattutto le norme che ridisegnano le procure a suscitare l'allarme del Csm, che teme possano essere messi a rischio l'autonomia e l'indipendenza dei sostituti. Contestata la "verticizzazione dell'ufficio di procura, che vede il procuratore come titolare esclusivo dell'azione penale", e il sostituto procuratore come sua "longa manus". Si "rischia di creare un meccanismo di eccessiva ingerenza nell'attività dei singoli sostituti - avverte il Consiglio - mettendo in dubbio il principio di autonomia e indipendenza sancito dalla Carta Costituzionale".
