politica

Nuovo Cda Rai: è totonomine

Ma Pera e Casini frenano il Polo

04 Mag 2004 - 05:23

Il giorno più lungo per il Cda Rai (e per la maggioranza) si conclude con le dimissioni dei vertici di viale Mazzini, ma senza l'ufficializzazione di un nuovo Consiglio. Baldassarre e Albertoni prima presentano dimissioni "condizionate" scatenando il fermento non solo dell'Ulivo, poi, dopo un lungo giro di summit tra i leader della CdL, rassegnano definitivamente il proprio mandato: Bossi annuncia l'intesa ma sui nomi trapelati Casini e Pera frenano.

"Ma figurarsi...tra i nomi e le ipotesi c'e' una bella differenza", dice Pier Ferdinando Casini a Montecitorio. E poco prima: "non accetto fotocopie". Dal Senato Marcello Pera fa sapere: "Mi riuniro' in camera di consiglio con Casini e staccheremo il telefono. Non consulteremo nessuno". I presidenti di Camera e Senato difendono con queste parole le loro prerogative: quelle che la legge attribuisce solo a loro la nomina del Consiglio di amministrazione del Cda della Rai. E a questo punto i tempi potrebbero diventare lunghi. 

I due presidenti non nascondono la loro irritazione per una lista di nomi del nuovo consiglio di Viale Mazzini battuta a sorpresa dalle agenzie di stampa poco dopo la conclusione del vertice della CdL. Indiscrezioni che arrivano prima di tutto dal "Maurizio Costanzo Show" dove e' ospite il ministro Maurizio Gasparri. 

L'ira di Casini
"Ma figurarsi se ci sono i nomi" dice Casini. "Avete visto - dice - che ho presieduto tutto il pomeriggio, quindi i nomi non ci possono essere. Tra i nomi e le ipotesi di nomi c'e' una bella differenza". Il presidente della Camera poi non intende fornire indicazioni sui tempi: "Abbiamo aspettato tanto... Ho visto che il presidente Pera ha fatto delle dichiarazioni che sono sulla mia stessa linea... al momento il discorso e' chiuso".

Marcello Pera infatti al Senato si era detto "determinato a non ascoltare nessuno": "Mi riuniro' in camera di consiglio con Casini. Staccheremo il telefono e non consulteremo nessuno, nessun leader di maggioranza o di opposizione". E se qualcuno invece pensasse di chiamare anche solo per informazioni e' avvisato: "Troverebbe il telefono occupato".

L'interminabile giornata di trattative
E' pomeriggio inoltrato quando, dopo una giornata convulsa, in Transatlantico piomba la notizia che sarebbe stato raggiunto un accordo politico nella CdL che pone fine ad una trattativa serrata che dura da due giorni a Palazzo Grazioli. Obiettivo: scongiurare un voto di sfiducia al Cda "smart" che si annuncia trasversale (An ed Udc sono pronti infatti a votare con l'Ulivo), e che sancirebbe la spaccatura della maggioranza. Una notizia, quella dell'intesa nella maggioranza, subito smorzata dal leader dell'Udc Follini: "Non ho annunciato proprio nulla". Un accordo che viene considerato dagli uomini vicini al presidente della Camera "un elemento utile, una indicazione". Ma nulla a che vedere con nomi e geometrie del Cda.

Le dimissioni "condizionate"
Mancano all'appello infatti ancora le dimissioni di Antonio Baldassarre e di Ettore Albertoni , i due "giapponesi" che in mattinata avevano fatto sapere con un  telegramma a Pera e Casini che avrebbero lasciato il loro incarico "a condizione" che i due presidenti avessero raggiunto "di concerto un'intesa definita" sul nuovo Cda. E non deve essere bastata una lettera di accompagnamento al telegramma a smorzare l'irritazione con la quale Casini deve aver letto quelle parole. La stessa che deve aver provato Pera e che probabilmente per telefono si sono comunicati. 

Tanto che nel pomeriggio in Aula, rispondendo alle sollecitazioni del diessino Giulietti, Casini non esitava ad affermare che le comunicazioni di quel che resta del Cda "si commentano da sole". E quando il pressing dell'opposizione, che in aula ha sventolato flash di agenzia chiedendo "parole di chiarezza", si e' fatto forte, Casini ha tagliato corto: "Se avete informazioni datemele perche' io non ce l'ho. Ormai questa vicenda sconfina nel ridicolo".

La lunga guerra di nervi
Il presidente della Camera non ha fatto mistero nei giorni precedenti della sua determinazione a non voler parlare di nomi e formule prima che fossero giunte le dimissioni dei due consiglieri che sono giunte solo a tardo pomeriggio dopo una guerra di nervi. Casini ha alternato i lavori dell'aula alla vicenda Rai, accelerando al massimo le votazioni. E alla fine ai cronisti che lo assediavano per sapere quando si sarebbe incontrato con il suo collega di Palazzo Madama, ha risposto : "Tranquilli, stasera (mercoledì) non succede niente. Ho chiesto alla mia donna di servizio di prepararmi un  piatto di spaghetti con le zucchine". Per stasera, ufficialmente, niente incontri e niente nomi.

Il summit Bossi-Fini sblocca l'empasse
Dopo 48 ore filate di vertici incrociati e trattative dietro le quinte il centrodestra sembra aver raggiunto la 'quadra' sulla Rai (almeno sulle dimissioni del Consiglio dimezzato e sul varo di un nuovo Cda) cosi' come avevano previsto sia Berlusconi sia Bossi: un compromesso che consente alla coalizione di ricucire lo 'strappo' politico grazie ad una soluzione che soddisfa certamente il premier e consente a tutti i contendenti un'uscita onorevole. 

L'apice della tensione lo si è avuto tra le 17 e le 19 (di mercoledì) quando, al culmine di una nuova giornata frenetica, dall'ennesimo vertice della CdL di Palazzo Grazioli si e' levata la tanto attesa fumata bianca. L'annuncio dell'accordo lo ha dato (e forse non e' un caso) l'incontentabile Bossi che ha tenuto a far sapere soprattutto che il trasferimento di Retedue a Milano non verra' rimesso in discussione. Ma la vera condizione per un raggiungimento dell'accordo era legata alla messa a punto di una nuova cinquina per la Rai. Perche', e questo e' stato il fatto dirompente che ha impresso una decisa accelerazione alla giornata, Baldassarre e Albertoni nella lettera inviata a Pera e Casini stamane si erano si' detti pronti alle dimissioni ma a patto che contestualmente fosse presentata la nuova lista di nomi per viale Mazzini. 

Una mossa spiazzante che ha messo in difficolta' soprattutto i presidenti delle Camere, custodi delle regole sulle nomine Rai. La missiva dei due giapponesi ha sorpreso non poco anche la commissione di Vigilanza chiamata a votare la sfiducia al presidente e al consigliere Rai. E' partita quindi la corsa contro il tempo per trovare la via d'uscita e dipanare la sempre piu' aggrovigliata matassa. Obiettivo di via del Plebiscito "superare" ed evitare quel voto in vigilanza che con la conferma della volonta' da parte di An e dell'Udc di sfiduciare i due 'giapponesi' avrebbe potuto provocare nella coalizione una spaccatura pericolosa con conseguenze imprevedibili.

La Vigilanza prende tempo
Cosi', la commissione, su richiesta di An e' slittata di oltre 3 ore, mentre si scontravano le interpretazioni sulla lettera di Baldassarre e Albertoni (per Petruccioli non conteneva le dimissioni, per l'azzurro Romani invece si', anche se espresse in modo 'contorto').   Disinnescata la Vigilanza, nel centrodestra e' ripartita la trattativa. Risolutivo e' stato il faccia a faccia tra Bossi e Fini, protagonisti del braccio di ferro sul trasferimento di Rai due a Milano. Il vicepremier si e' recato nell'ufficio del leader leghista per ribadire che An sarebbe andata fino in fondo in vigilanza: la conferma di Albertoni era impensabile mentre si sarebbe potuto ragionare sul trasferimento della rete due a Milano purche' non venisse messo a repentaglio l'organico di Roma. Bossi avrebbe rassicurato Fini su questo punto, sottolineando che la decisione ha per la Lega soprattutto un valore simbolico. E l'ipotesi della direzione generale ad un esponente di area leghista ha contribuito a rassicurare il leader del Carroccio sul fatto che il nuovo Cda non sconfessera' la delibera della discordia.

Siglata l'intesa (che non tutti in An vedono positivamente avendo comunque il partito 'perso' la presidenza di Viale Mazzini) i due hanno raggiunto Berlusconi e Follini in Via del Plebiscito, dove il premier aveva spiegato al leader centrista il quadro che si stava delineando ottenendo un sostanziale via libera quando e' stata sancita la formula del 3-2. 

Ovviamente dal vertice di tutti i leader della Cdl  nulla e' trapelato sulla rosa di nomi per viale Mazzini ma mentre era in corso a palazzo Grazioli il gran consulto, a Montecitorio e' partito il tam tam delle indiscrezioni sulla cinquina per viale Mazzini. Gia' attorno alle 16,30 un raggiante La Russa andava in giro dicendo che sicuramente per le 18 la lista sarebbe stata pronta. Attorno alle 17 il clou: terminava il vertice da Berlusconi con la fumata bianca, una manciata di minuti dopo i boatos sui nomi  (Resca alla presidenza, Ferrario (Lega) alla direzione generale, consiglieri: Magliaro (An), Porcacchia (Udc) e per l'opposizione Longhi e Del Bosco). Alle 17,30 arriva ai presidenti delle Camere la seconda lettera Rai, questa volta con le dimissioni incorporate, dei due 'giapponesi'. 

Ed e' in quest'ultima ora che esce allo scoperto il disappunto di Casini e Pera la cui pazienza istituzionale era stata messa a dura prova per tutto il giorno. Ma non basta, anche nella stessa maggioranza sono riemersi in men che non si dica nuovi malumori. L'Udc con Follini aveva preso le distanze dalla cinquina: "Io non ho annunciato nulla, non confermo nulla", aveva risposto lasciando interdetti i cronisti che, invece, da altri parlamentari della Cdl avevano avuto piu' di una conferma. In particolare i centristi vedono come il fumo negli occhi l'ipotesi del leghista alla direzione generale. Ora la parola passa a Casini e Pera. E c'e' chi giura che il braccio di ferro nella maggioranza non e' affatto concluso.