Da Milano

Il procuratore di Milano ai pm: "Meno carcere"

Bruti Liberati indica la strada delle misure alternative, a causa del sovraffollamento

15 Gen 2013 - 13:27

Il procuratore della Repubblica di Milano, Edmondo Bruti Liberati, ha invitato i pm milanesi a ricorrere il meno possibile al carcere e a usare "nella maniera più larga possibile misure alternative". Lo ha reso noto lo stesso procuratore in una nota, nella quale fa riferimento alla sentenza Cedu sul sovraffollamento delle carceri.

Bisogna tenere "al massimo conto, sia in tema di misure cautelari che in fase di esecuzione, gli auspici della Corte Europea dei Diritti dell'Uomo". Il capo della Procura milanese, in sostanza, chiede ai pm di valutare con attenzione quale tipo di misura cautelare sia necessaria in ogni caso specifico e di non ricorrere alla custodia in carcere quando si possono chiedere misure alternative, come gli arresti domiciliari.

Nel suo provvedimento Bruti Liberati richiama le "raccomandazioni della Cedu" che con la sentenza dell'8 gennaio scorso ha condannato l'Italia per il "sovraffollamento della carceri", "ingiungendo allo Stato italiano di introdurre, entro il termine di un anno dal momento in cui la sentenza della Corte sarà divenuta definitiva, 'un ricorso o un insieme di ricorsi interni idonei ad offrire un ristoro adeguato e sufficiente per i casi di sovraffollamento carcerario'".

Bruti nella nota fa riferimento ad alcuni passaggi della sentenza nella quale si spiega che "malgrado gli sforzi sia legislativi che logistici intrapresi dall'Italia nel 2010, il tasso nazionale di sovrappopolazione rimane elevato nell'aprile 2012 (essendo passato dal 151% del 2010 al 148% del 2012)". La Cedu ricorda anche "le raccomandazioni del Comitato dei Ministri del Consiglio d'Europa che invitano gli Stati a sollecitare i procuratori e i giudici a ricorrere nella misura più larga possibile alle misure alternative alla detenzione e a riorientare la loro politica penale verso un minore ricorso alla carcerazione".

Già lo scorso dicembre, dopo il caso Sallusti, Bruti Liberati ha emanato una direttiva per chiedere che i fascicoli di altri condannati in una situazione simile a quella del giornalista (ha poi ottenuto la grazia) vengano trattati allo stesso modo dall'Ufficio esecuzioni penali: niente carcere dunque come avveniva prima, ma detenzione nel domicilio. Sono i casi relativi alla cosiddetta 'doppia sospensione della pena' e se ne contano circa una cinquantina all'anno nel distretto giudiziario milanese. Il nuovo provvedimento di Bruti, invece, dovrebbe avere effetti sulle richieste di custodia cautelare firmate dai pm: la linea dettata è quella di ricorrere al carcere il meno possibile, soprattutto quando non c'è necessità.