Eurispes:già nata Terza Repubblica
"Sistema maggioritario ancora carente"
La "Terza Repubblica" è già nata da due anni; Berlusconi governa non "grazie alla potenza mediatica" delle sue tv ma per il desiderio di cambiamento degli italiani anche se la Cdl rischia di "autoisolarsi" dalla società civile; la magistratura è l'istituzione nella quale gli italiani nutrono più fiducia. E' questa l'analisi messa a punto dall'Eurispes, l'istituto di studi politici, economici e sociali nelle oltre 1.300 pagine del "Rapporto Italia 2003".
L'Italia della Terza Repubblica svilisce il Parlamento "Basti osservare i percorsi e i toni del dibattito politico, il confronto tra i partiti dei diversi schieramenti e al loro stesso interno, lo scarso rispetto dei ruoli istituzionali, la povertà delle idee e dei comportamenti", fa notare il presidente dell'osservatorio Gian Maria Fara. "Assistiamo - osserva - a un progressivo svilimento del ruolo del Parlamento, la dialettica politica si riduce a scontro e a polemica sterile, mentre i due schieramenti sembrano aver imboccato la deriva populista e si vanno consolidando due nuove subculture della democrazia: quella della piazza e quella dei sondaggi". "Ci troviamo di fronte a una politica senza partiti e a partiti senza politica", ha sintetizzato Fara.
La Terza Repubblica, secondo la fotografia scattata dall'Eurispes, è in realtà già nata (avendo la Seconda già concluso il suo ciclo iniziato nel 1989 con le inchieste di Mani pulite fino al 2001 con la modifica del titolo V della Costituzione), ma l'Italia è ancora "ostaggio" di una classe dirigente non solo divisa, ma soprattutto inadeguata.
"Due Italie separate" mentre sul territorio Intanto, però, "si sta affermando una nuova leva politica, espressione del territorio, più autonoma dal centro e sempre meno controllata dai vertici nazionali, i quali dovranno anzi prendere rapidamente atto che il mantenimento della loro stessa posizione di vertice sarà sempre più condizionato dall'adesione e dal sostegno dei leader locali". "Questa nuova dirigenza politica - si sottolinea nel Rapporto Eurispes - rappresenta già oggi il vero legame tra partiti e territorio".
nasce una nuova leva politica
"Mai come adesso ci sono due Italie separate, distinte e distanti" continua l'analisi dell'Eurispes: "Quella della gente comune che non ha affatto le pile scariche e l'Italia della politica, che non riesce più a nascondere l'incapacità di elaborare un progetto per guidare il Paese, con una classe dirigente che non ha strumenti per interpretare la complessità sociale, che non riesce a esprimere un progetto, che non ha una meta da indicare, un'idea di Paese".
Berlusconi non ha vinto grazie alle tv "Più semplicemente - osserva il presidente dell'Eurispes, Gian Maria Fara - gli italiani si sono voluti riappropriare di quanto consideravano essere stato loro sottratto nel 1994 con la messa in crisi del primo governo Berlusconi e di ciò a cui avevano cinicamente e volontariamente rinunciato nel 1996, con la vittoria elettorale dell'Ulivo di Prodi. Hanno, in sostanza, voluto riaffermare il loro diritto alla democrazia compiuta, la loro potestà e il primato degli elettori sulla politica".
Secondo l'analisi dell'Eurispes contenuta nel "Rapporto Italia 2003", Berlusconi non ha vinto grazie alle tv ma per il desiderio di cambiamento degli italiani: "Nonostante numerosi analisti tendano ad attribuire il successo del centrodestra alla potenza mediatica di Berlusconi - si legge infatti nel Rapporto - si può ragionevolmente ritenere che ciò non sia vero o che lo sia solo in minima parte".
I rischi di una maggioranza politica troppo ampia
L'Eurispes avverte però la Cdl: "L'attuale maggioranza non può cullarsi sugli allori, né pensare di poter dormire sonni tranquilli. L'eccesso di potenza dell'attuale maggioranza potrebbe contenere già in sé i germi di future difficoltà". Infatti, avverte l'istituto nel suo Rapporto, "una maggioranza così ampia sa di non aver bisogno di ricercare sulle singole questioni un dialogo o un accordo con l'opposizione e finisce per diventare autoreferenziale, anche rispetto alla stessa società civile; rischia di autoisolarsi dal contesto generale e di interrompere la sintonia con un elettorato che si sentirà meno rappresentato e sempre più distante".
In Italia un sistema maggioritario ancora "carente" L'Eurispes avverte che "la democrazia maggioritaria verso cui il sistema politico italiano si va progressivamente indirizzando è ancora carente, sul piano delle regole, dei comportamenti e in generale della cultura politica, per quanto riguarda la definizione dei diritti e dei limiti della maggioranza e dell'opposizione".
Il sistema maggioritario, avverte l'Eurispes, si rafforza nelle scelte degli elettori ma resta debole nelle istituzioni e nei rapporti tra forze politiche, privo com'è ancora di regole certe che costituiscano le basi sicure di una autentica democrazia dell'alternanza. Se infatti "l'introduzione di un sistema elettorale prevalentemente maggioritario ha ridotto la consistenza dei partiti e consolidato il processo di riaggregazione attorno ai due grandi schieramenti" tuttavia "il sistema maggioritario stenta a mettere radici in Italia", soprattutto perché "non è stato possibile pervenire a un impianto istituzionale pienamente accettato, con regole condivise, in grado di assicurare, oltre che una normale dialettica tra maggioranza e opposizione, anche una compiuta democrazia dell'alternanza".
Massima fiducia nella magistratura
Mentre cresce la diffidenza e diminuisce la considerazione sull'affidabilità della classe dirigente, in generale, e della classe politica, in particolare, nonostante la giustizia sia in difficoltà, la magistratura è l'istituzione a cui gli italiani danno più fiducia. Lo sostiene l'Eurispes nel suo Rapporto, dal quale emerge che le toghe battono governo e Parlamento, insieme alle forze dell'ordine che godono di una fiducia "quasi totale" da parte degli italiani.
Mani Pulite? Non è stato il traino "Fu un errore - sostiene l'istituto di ricerca - pensare che un'iniziativa giudiziaria, per quanto vasta e profonda, potesse cambiare il volto di un Paese e credere che da quel passaggio potesse uscire una società migliore, legittimata solo dall'implosione del vecchio sistema dei partiti". E "l'illusione della legalità riconquistata", afferma l'Eurispes, si è persa quando si è capito che "l'istituzione giustizia ha prevalso sull'istituzione partiti", e la prima è stata vista "come un potere che svolgeva un'impropria funzione di egemonia e di governo sulla società".
della "rivoluzione italiana"
L'esperienza di Mani Pulite "non solo non ha rappresentato il motore della rivoluzione italiana, ma non ha rappresentato neanche un traino per una rivoluzione più limitata, magari solo destinata a far funzionare la giustizia". Nel "Rapporto Italia 2003" l'Eurispes riconosce però, a quella stagione, il merito "sul piano storico, di aver chiuso la fase della grande corruzione politica".
