LA SCHEDA

Dopo Malinconico, nuova grana per Monti: lascia il superavvocato tra i più ricchi nel governo

Il suo studio legale è uno dei più prestigiosi della Capitale, insegna a Roma Tre

09 Nov 2018 - 15:27

E' uno dei più giovani sottosegretari del governo Monti e anche uno dei più ricchi. A. Z., 46 anni, il sottosegretario alla giustizia che si è dimesso perché indagato per frode fiscale, nel 2010 ha dichiarato quasi 1,5 milioni di euro, piazzandosi al secondo posto dopo Mario Ciaccia. Del resto il suo studio legale è uno dei più prestigiosi della Capitale. E molti sono stati gli incarichi che ha via via ricoperto.

Di recente la stampa si è occupata di lui a più riprese. Per esempio per la sua presenza nel collegio arbitrale chiamato a risolvere la controversia, milionaria, tra il Gruppo Ferrovie dello Stato, a controllo pubblico, e un consorzio di imprese guidato dalla Fiat per i lavori per l'alta velocità ferroviaria tra Novara e Milano. Una vicenda su cui il senatore dell'Idv Elio Lannutti ha presentato un'interrogazione chiedendo di verificare se non ci sia conflitto d'interesse. Z. ha risposto che lo stesso Antitrust ha stabilito che non ci sono conflitti o incompatibilita' tra i suoi incarichi e il suo ruolo di governo.

L'ex sottosegretario ha avuto una carriera accademica rapidissima. Diventato professore ordinario all'inizio del 1999, a soli 33 anni, insegna analisi economica del diritto e diritto privato comparato alla facoltà di giurisprudenza dell'Universita' Roma Tre. Prima ha insegnato a Sassari e studiato nelle seriose aule di Cambridge, Heidelberg, Yale e New York. Dal 2001 è socio fondatore di un prestigioso studio legale romano, nel quartiere Prati, a Roma, che assiste numerosi clienti di prim'ordine. Dal 2004 collabora con Il Sole 24 Ore e in decine di saggi ha spaziato dal diritto successorio alle società alla pena contrattuale.

Prima del suo ingresso al governo Monti, era già stato vicino al mondo della politica. Nel 2004 è stato coordinatore del progetto di legge sul risparmio Letta-Maccanico-Pinza. Quello stesso anno, da avvocato, su incarico della lista Prodi diffidò Antonio Di Pietro e Achille Occhetto dall'utilizzare il simbolo dell'Ulivo nella campagna per le europee. Ha ricoperto numerosi incarichi: è stato membro della Commissione per la riforma del diritto societario, consulente del ministero del Tesoro e della Banca d'Italia, e fra gli autori del primo libro bianco sulle fondazioni in Italia. Quando nel 2007 il centrosinistra vince le elezioni, il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Enrico Letta lo sceglie come consigliere giuridico. E in questa veste ha curato il disegno di legge sul rafforzamento delle authority. Nel 2008 è stato confermato dal governo Berlusconi come consigliere del sottosegretario Gianni Letta. Proprio sul tema delle Authority ha scritto un libro a quattro mani con Giulio Napolitano, figlio del Capo dello Stato, Giorgio Napolitano, dal titolo ''Le Autorità al tempo della crisi''.

Il governo perde pezzi, Malinconico il primo a lasciare
Uno che lascia in nome di etica e trasparenza, l'altro che si dimette alla notizia di essere iscritto nel registro degli indagati dalla procura di Verbania. Uno è il sottosegretario Carlo Malinconico che con una ''decisione sofferta ma convinta nell'esclusivo interesse del Paese'' ha voluto togliere d'imbarazzo il professor Monti il 10 gennaio scorso dopo che il Fatto Quotidiano scoprì un suo soggiorno all'Argentario pagato da Vincenzo Piscicelli, l'imprenditore tristemente celebre per le risate al telefono la notte del terremoto in Abruzzo. 

Se quello di Malinconico fu certamente un caso imbarazzante per il governo dei tecnici - che di li' a poco avrebbero visto sulle prime pagine dei giornali anche un altro ministro come Patroni Griffi, proprietario di una casa al Colosseo comprata dall'Inps a meno di un quarto del suo valore - altrettanto si puo' dire di Z. che in piena lotta all'evasione fiscale si vede accusare, per una sua attivita' di consulenza, di aver aiutato alcuni imprenditori del novarese a realizzare una frode fiscale a carattere transnazionale. Per questa sua consulenza, ipotizzano inoltre gli inquirenti, avrebbe ottenuto compensi in nero e su conti esteri. Di qui l'ipotesi di reato di dichiarazione fraudolenta.