politica

"Il legittimo sospetto è attuale"

Imi/Sir, parla la difesa di Berlusconi

03 Mag 2004 - 23:57

Secondo il pg di Cassazione Antonio Siniscalchi, il trasferimento da Milano a Brescia dei processi Imi/Sir-Lodo e Sme ormai non serve più: "Un anno fa -dice- sarei stato d'accordo con il legittimo sospetto, ma ormai il clima è cambiato". Ma i difensori di Silvio Berlusconi e Cesare Previti non ci stanno. "Il legittimo sospetto effettivamente c'era, ed anzi c'è ed è attuale", afferma Nicolò Ghedini, legale di Berlusconi.

"Il mio intervento si e' incentrato sulle problematiche gia' affrontare dal procuratore generale, nel dimostrare, che come lui ha gia' detto, il legittimo sospetto effettivamente c'era, ed anzi c'e' ed e' attuale". Cosi' dunque Nicolo' Ghedini, difensore del premier ha sintetizzato il contenuto della sua arringa innanzi alle sezioni unite della Cassazione che devono decidere se trasferire da Milano a Brescia i processi del filone "toghe sporche". 

Gli argomenti toccati da Ghedini hanno riguardato "i verbali mancanti, le e-mail, il bar Mandara', le interviste giornalistiche: tutto cio' collegato all'assoluta attualita' della vicenda". Tornando sulla corrispondenza elettronica tra il pm milanese Armando Spataro e altri giudici di diversi sedi giudiziarie, il legale ha ribadito "le e-mail se le sono scambiate fino all'altro ieri, e gli animatori di queste e-mail vivono e operano a Milano". 

A ribadire la necessita' di spostare i processi da Milano il legale ha sottolineato: "in nessun altra citta' d'Italia i magistrati hanno mai avuto niente da ridire su provvedimenti legislativi". Infine Ghedini, pur affermando che le sezioni unite sono in grado di decidere in base a tutti gli elementi esposti dai difensori, ha tuttavia invitato le sezioni unite "nel caso avessero ancora dei dubbi, ad attendere il 14 febbraio quando verra' depositata la bobina manipolata delle intercettazioni al bar Mandara"'.

Per le parti civili era invece intervenuto l'avv. Pisapia, legale della Cir, il quale, nel sostenere che "non c'e' alcun motivo per trasferire a Brescia i processi", ha auspicato una decisione "senza rinvii".

Abbiamo dimostrato l'attualita' dei sospetti. Da maggio nulla e' cambiato. Forse solo nei toni ma tutto e' rimasto come allora". Esce dall'aula delle sezioni unite penali della Cassazione 'trionfante' Giorgio Perroni, legale di Cesare Previti, il primo dei legali a prendere la parola stamani davanti a nove giudici della suprema Corte chiamati a decidere se lasciare proseguire a Milano o trasferire invece a Brescia i processi per corruzione che coinvolgono Silvio Berlusconi e Cesare Previti.