Mario Monti alla Cnbc

Mario Monti a Cnbc: "Lavoro e liberalizzazioni Ecco perché investire in Italia"

Ecco il testo integrale dell'intervista: "Paragonare oggi noi alla Grecia è come vedere un thriller. Abbiamo tagliato e al contempo aumentato le tasse, preservando i redditi e le entrate delle aziende. I partiti non avranno interesse a disfare il nostro lavoro"

11 Feb 2012 - 19:52
 © Ap/Lapresse

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Prima di tornare in Italia, Mario Monti è stato intervistato dalla tv americana Cnbc. Ecco il testo integrale del colloquio della collega Maria Bartiromo con il presidente del Consiglio.

Benvenuti. Qui con noi l’uomo che ha il compito di risollevare l’Italia: il presidente del consiglio italiano Mario Monti. Benvenuto, grazie di essere qui
"Grazie a voi"

E’ un piacere rivederla. Partiamo subito dal suo incontro con il presidente Barack Obama. Quali erano i suoi obiettivi? Ma soprattutto ha ottenuto quello che si era prefissato?
"Sì, l’obiettivo era spiegare al presidente ciò che sta facendo l’Italia in termini di disciplina di bilancio e crescita. Ho parlato degli sforzi compiuti dal nostro Paese, al tavolo con l’Unione Europea, per tornare a crescere a livello globale e ottenere una governance più sicura. il presidente era molto interessato. E' stato incoraggiante"

Pensa che in questo percorso ricco di sfide e ostacoli gli Stati Uniti daranno il  proprio sostegno?
"Certamente. Ho avuto questa impressione. Sostegno non è sinonimo di risorse finanziarie, non ne abbiamo bisogno, ma di supporto politico. Ovvero uno sforzo da parte degli Stati Uniti per riportare in carreggiata l’economia globale"  

Parliamo del settore bancario. La maggior parte delle riforme che ha messo in atto ha riportato fiducia sull’Italia e sull’intera zona euro. Torneremo su questo tema tra un istante, prima però vorrei parlare della bocciatura da parte di Standard & Poor’s di 34 banche italiane su 37. Secondo l’agenzia di rating  l’Italia è vulnerabile a rischi di finanziamento e i pericoli sono aumentati a causa dell’elevato debito pubblico. Qual è lo stato di salute del  sistema bancario italiano? E' d’accordo con la bocciatura di S&P?
"Non è questione di essere d’accordo o meno. Le mosse delle agenzie di rating sono l’effetto di decisioni precedenti e di fatti obiettivi. L’elevato debito pubblico italiano è un fatto noto, ciò che più conta è il movimento a margine cui stiamo assistendo ovvero un governo che sta rimettendo ordine in casa propria. Le stesse agenzie di rating stanno apprezzando l’operato dell’esecutivo italiano.
Quanto al comparto bancario è chiaro che gli istituti di paesi fortemente indebitati siano più vulnerabili di altri ma le principali banche italiane sono state colpite in misura minore dalla crisi finanziaria di quelle di molti altri paesi europei. Molte di loro – inoltre – hanno recentemente ricapitalizzato"  

Lei ha promosso riforme significative in Italia. Ha aumentato le tasse, tagliato le spese, liberalizzato settori che non erano abbastanza competitivi. A che punto è con il programma di austerità? Ci sono altre misure in arrivo sul fronte dei tagli?
"Una delle caratteristiche fondamentali di questo governo è stata la rapidità del processo decisionale. Ciò dipende anche dal fatto che è stato creato in condizioni di emergenza. In questo momento possiamo contare su un parlamento che è ben consapevole della necessità di procedere con decisioni rapide.  Dal primo gennaio abbiamo attuato una serie di misure che riporteranno in pareggio il bilancio italiano entro il 2013 – un paio di anni prima di altri stati europei.  Risultato che sarà conseguito anche se dovessero deteriorarsi le condizioni, in termini di  crescita e tassi d’interesse. Abbiamo fatto previsioni molto prudenti.  In più il pacchetto relativo alle liberalizzazioni permetterà di migliorare la competitività. Questo include anche un maggior potere all’Authority alla Concorrenza e sarà convertito presto in legge dal parlamento. Al massimo qualche settimana.  Lo stesso discorso vale per il pacchetto sulle infrastrutture, che sono una delle debolezze dell’economia italiana e per quello sulle semplificazioni, uno dei punti di debolezza dell’economia italiana, un fardello eccessivo di regolamentazioni complesse
 
Cosa resta quindi?
"Restano aspetti che non possono essere affrontati con decreti legge, ma che richiedono discussioni con parti sociali e sindacati come la riforma del mercato del lavoro che speriamo di concludere entro la fine di marzo raggiungendo un accordo con gli attori coinvolti. L’obiettivo è rendere il mercato del lavoro più flessibile e moderno e meno discriminatorio poiché vi distanza tra chi è incluso e chi non lo è, giovani in testa.  


Ha già detto molto su questi temi, che vorrei approfondire ulteriormente perché la riforma del mercato del lavoro è estremamente importante. Prima però ha menzionato l’obiettivo al 2013. Vorrei sapere crede che i programmi che ha messo in atto possano andare oltre il 2013 ed essere sostenibili anche  quando il suo governo non ci sarà più. Si continuerà su questa strada?
"Sono molto fiducioso a questo riguardo. Le ragioni per cui queste riforme erano molto discusse, ma mai messe in pratica in passato erano i costi politici. Si tratta di misure che richiedono sacrifici da parte di molte categorie sociali ed economiche. Nella configurazione politica molto particolare  che abbiamo adesso, il costo politico non è rilevante perché si tratta di un governo tecnico.   Una volta che queste riforme saranno introdotte - e sarà fatto prima della fine del mandato di tale esecutivo – i partiti che torneranno a formare il governo non avranno nessun incentivo a disfare il nostro lavoro. Il costo politico – infatti – sta nell’introduzione di queste riforme, ma la loro applicazione permetterà di vedere dei benefici. In conclusione quindi non credo ci siano rischi di reversibilità. Inoltre lo stile del dibattito politico in Italia sta cambiando dopo anni di confronti accesi in cui gran parte dell’energia era dedicata alla distruzione dell’avversario piuttosto che risolvere i problemi del paese. Adesso le persone sembrano più interessate a discussioni pragmatiche e credo che difficilmente permetteranno ai partiti di tornare alle vecchie abitudini"

Effettivamente a quel punto sarà molto difficile …
"Questo significa che se qualcuno sta pensando di investire in Italia ora, non deve preoccuparsi di quanto succederà in futuro"


Lei deve mantenere un difficile equilibrio. So che tende a pensare al lungo periodo e al momento si sta concentrando sul problema della crescita in Italia. Come si fa a conciliare questo obiettivo con austerità e tagli? Quali passi intende compiere?
"Anzitutto nel decidere dove e come tagliare siamo stati molto attenti a non minare eccessivamente  la crescita. Abbiamo tgliato e  al contempo aumentato le  tasse agendo in modo da preservare i redditi e le entrate delle aziende.  Parte del fardello dell’aumento fiscale è stato spostato sulle proprietà per non colpire la competitività italiana in termini di produttività e crescita. Poi abbiamo dato molta enfasi all’apertura dei mercati attraverso le liberalizzazioni e la maggior competizione. Gli eccessivi rendimenti dei titoli di stato italiani e dei bond corporate stanno diminuendo e continueranno a farlo con il procedere di queste misure appena elencate e questo produce effetti positivi sulla crescita derivanti da costi di capitale più bassi. Infine trarremo beneficio anche da un’eventuale politica per la crescita a livello europeo più pronunciata. Un aspetto su cui sono impegnato insieme a quello del mettere ordine nella situazione italiana.

Si è discusso molto di firewall. Crede che la dotazione attuale sia sufficiente per garantire la stabilità dell’eurozona?
"I firewall sono necessari. Maggiore è la dotazione in termini finanziari, maggiore sarà la capacità di impressionare i mercati e allontanare la percezione del rischio.  Tutto ciò non perché credo che l’Italia potrebbe averne bisogno-  con le misure che abbiamo messo in campo non ci servono risorse finanziarie - ma perché è nell’interesse di una governance  credibile dell’eurozona.
A questo, pero’, è fondamentale affiancare un sistema decisionale credibile che sia in grado di attivare i firewall in caso di necessità.
In questo senso, l’eurozona ha compiuto passi importanti:siamo vicini al raggiungimento dei nostri obiettivi con il nuovo meccanismo, l’Esm, che entrerà in vigore a marzo.  Sono progressi che definirei assolutamente soddisfacenti"

Torniamo indietro al 2011: l’iniezione di liquidità (LTRO) decisa dalla bce sembra aver stabilizzato i mercati. Molti pero’ si chiedono se l’ effetto sia destinato a durare poco.  I tassi d’interesse in Italia, Spagna, Portogallo sono effettivamente scesi ma il rischio sembra trasferirsi alle banche. Il timore, nel lungo termine, è per il comparto creditizio che di fatto sta comprando titoli di Stato
"Credo che la decisione della bce sia stata intelligente, inserita alla perfezione in quello che è il  mandato della bce. Ciascuna banca ha trovato il giusto equilibrio tra aumentare la liquidità, parte della quale depositata presso la banca centrale, e comprare asset.
Questo sta aiutando, ovviamente in modo diverso e a seconda dei paesi, a rifinanziare l’economia reale e in un certo senso ha fatto sì che le banche tornassero ad avere fiducia e a comprare così i titoli di stato.  Per rispondere alla sua domanda non credo che questa misura indebolisca il comparto bancario perché si crea, in effetti, un circolo virtuoso: scendono i tassi, i governi che intraprendono serie misure per contenere i debiti beneficiano di questo calo dei tassi, il rischio associato alle obbligazioni scende quindi diminuisce il rischio delle banche che hanno partecipano parzialmente a comprare i titoli di stato"

Parliamo di Grecia. Prima da Washington poi qui, da New York,  ha seguito a filo diretto i suoi colleghi che invece erano riuniti a Bruxelles. Si aspetta una soluzione entro questo weekend?
"Non ho un’aspettativa chiara in questo momento. Tutte le parti hanno fatto molti sforzi. Un accordo è fondamentale per l’Unione Europea, per la grecia e per la stabilizzazione dei mercati. Normalmente quando si è vicini ad una soluzione e questa è disperatamente necessaria è facile che accada…

In molti sono preoccupati che la grecia possa fallire. Ma il timore più grande, viste le dimensioni dell’economia, è che l’italia poissa seguirla. Se la Grecia dovesse uscire dall’euro,potrebbe farlo anche l’italia?
"Lei va molto veloce, il che è buono perché stimola i ragionamenti ma allo stesso tempo inspira negativamente i mercati. Non credo assisteremo ad un default della Grecia né tantomeno che abbandonerà l’euro.  Dal punto di vista dei mercati, poi, la distinzione tra Italia e Grecia è ancora più netta oggi di quanto non fosse a settembre o ottobre. Non credo, in questo senso, che ci sarà alcun collegamento automatico tra il nostro Paese e quello ellenico. Non voglio ripeterlo: sarebbe come vedere un film thriller

Cresce il risentimento tra nord e sud Europa, due economie diverse.  La visione e le misure che vengono intraprese per il nord valgono anche per il sud? Mi riferisco anche a quanto accade in Italia.  
"L’euro è nato per essere l’ultimo step dell’integrazione europea. La sua perfezione.  Ha un valore simbolico estremamente elevato e credo che fino ad ora abbia servito al suo scopo in maniera eccellente.  Sarebbe un paradosso terribile se l’euro, che è nato per unire, diventasse il mezzo per dividere. Purtroppo però sperimentiamo in un certo senso una sorta di spaccatura: antagonismo e risentimento tra paesi diversi.  In questo momento, più che mai, è estremamente importante quindi avere una visione bilanciata. E’ evidente, ad esmepio, che un paese come la Grecia abbia avuto una grande responsabilità – e questo deve essere riconosciuto – ma allo stesso tempo non si puo’ attribuirle la colpa di aver minato le basi del patto di stabilità: furono francia e germania proprio nel 2003.
Nessuno è immune dalle sue responsabilità per questo è necessario avere una visione lungimirante. Questo significa anche non procedere attraverso stereotipi come “il nord è virtuoso, il sud è fioriera di peccati”.  L’euro è molto più complesso. Ci sono punti di forza e debolezze ma ora è fondamentale stringere sulla governance europea.  Infine, credo che la crisi sia quasi superata. Questo, sicuramente, ci aiuterà a mettere da parte stereotipi e risentimenti che sono dannosi per l’obbiettivo reale dell’integrazione europea ovvero far sì che i paesi membri lavorino a stretto contatto in maniera armonica e poroduttiva.


Presidente grazie per essere stato con noi ma soprattutto complimenti per aver restituito credibilità e fiducia nel suo Paese.

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