POLITICA E COSTI

L'affondo di Fini contro la casta: "Non ci possiamo permettere 945 parlamentari"

Attacco anche alla legge elettorale: "Quella attuale è indifendibile, andremo al voto con un nuovo sistema"

20 Dic 2011 - 16:02
SeguiLogo Tgcom24suSeguici su
 © LaPresse

© LaPresse

"Il lusso di 945 parlamentari non ce lo possiamo permettere". Parola di Gianfranco Fini, secondo cui "la riduzione del numero dei parlamentari sarebbe la vera risposta alla giusta domanda dei cittadini", che chiedono alla politica un sacrificio in tempi di crisi. In questo quadro, continua Fini, "quale che sia la decisione della Consulta sul referendum, sarà molto difficile tornare a votare con la legge elettorale vigente, che è indifendibile".

"Gli elettori - spiega Fini - non bocceranno il referendum e non credo che le forze politiche pensino di difendere l'indifendibile, se vogliono recuperare il rapporto con i cittadini. Perché la legge elettorale in vigore appare indifendibile agli occhi degli elettori, che chiedono di poter scegliere il proprio rappresentante. Per questo nell'agenda politica dei prossimi 14 mesi due passaggi sono ineludibili: la riforma della legge elettorale e la riduzione del numero dei parlamentari, che e' la vera grande questione dei costi della politica".

"Responsabilità dei politici anche nella fase due del governo"
"Sono sicuro che il senso di responsabilità permarrà anche nei prossimi mesi. Se venisse meno finirebbe per condannare le stesse forze politiche". Lo ha spiegato Fini a proposito della "fase due" del governo, quella dedicata alla crescita. "Le forze politiche che, sul mercato del lavoro o sulle liberalizzazioni, diranno non si può finirebbero per penalizzare se stesse -ha sottolineato il presidente della Camera-. Sarebbe un fuor d'opera se nel secondo capitolo dell'azione di governo chi ha accettato di scrivere il primo capitolo ora dicesse no, noi ci chiamiamo fuori e impediamo al governo di proseguire".

"Riformare il lavoro con il consenso di tutti"
"Non mi impicco alla denominazione, che si chiami confronto o concertazione: il governo come si è concentrato con il Parlamento si confronterà con le parti sociali. Semmai bisogna discutere su cosa significhi confrontarsi. Significa che il governo si alza dal tavolo solo quando le parti sociali sono d'accordo? Io penso che il governo si assumerà la responsabilità di decidere anche se non c'è il consenso di tutte le parti sociali". Lo sostiene il presidente della Camera Gianfranco Fini parlando alla stampa parlamentare. "Non si possono fare leggi cercando il consenso di tutti, ci si assume la responsabilità. Anche perché non esistono governi tecnici, c'è una maggioranza in Parlamento, se ha la maggioranza risponde al Parlamento e tutt'al più agli elettori, non davanti alle parti sociali", conclude.

"Avanti sulle liberalizzazioni"
"Sulle liberalizzazioni non vedo come si possa limitare l'apertura del mercato e alla concorrenza, soprattutto in alcuni settori dove per ragioni storiche la legislazione non è in piena sintonia con gli standard europei", ha aggiunto Fini durante gli auguri alla stampa parlamentare.

"Editoria, difendere pluralismo ma con rigore e imparzialità"
Il pluralismo va difeso, ma anche sulla questione dei fondi all'editoria sono necessari "imparzialità e rigore", dice Fini. Sulla questione, ha detto, "la penso come il capo dello Stato quando auspica che vi sia la massima attenzione. Il pluralismo va difeso perché è un valore ma serve massimo rigore sul criterio attraverso cui erogare fondi e imparzialità mentre si definiscono quei criteri". Secondo Fini "o i criteri sono neutri" altrimenti "non si garantisce pluralismo". Insomma, il presidente della Camera auspica che "su un tema così delicato il Parlamento, e spero il governo, avranno presente il doppio binario del pluralismo ma anche dell'imparzialità e del rigore".