"Giustizia, centralità al popolo"
Castelli parla all'anno giudiziario
Nella sua relazione durante la cerimonia di inaugurazione dell'anno giudiziario a Milano, il ministro della Giustizia, Roberto Castelli, ha fatto un richiamo alla "centralità del popolo, quale fonte di legittima azione primaria di qualsiasi espressione dell'articolazione dello Stato". Questo assunto - ha detto il ministro - può rappresentare la chiave di volta per dipanare il problema del rapporto tra potere politico e ordine giudiziario".
Secondo il Guardasigilli, il popolo "titolare della sovranità non è un concetto o un'entità astratta, bensì l'insieme dei cittadini - persone reali in carne ed ossa che ogni giorno incontriamo nella nostra vita affettiva e di relazione - da cui ogni nostra azione trae in definitiva la propria legittimazione". Per Castelli questo principio "vale per ogni articolazione organizzativa ed istituzionale dello Stato e quindi anche per la giustizia". Fuori dall'aula, dove si trova il maxischermo su cui è proiettata la cerimonia, l'intervento del ministro è sottolineato, nei suoi passaggi più significativi, dagli applausi di un gruppo di persone tra cui è riconoscibile il capogruppo della Lega Nord in Comune a Milano, Matteo Salvini. Altre persone hanno invece sollevato la copia della Costituzione in segno di protesta.
Il ministro ha detto che quello che unisce il ministro stesso e i magistrati " è un giuramento, fatto solennemente nell'atto dell' assunzione del nostro impegno, di fedeltà alla Repubblica e alle leggi dello stato".
"Approssimandomi all'inaugurazione del nuovo anno giudiziario - ha detto il guardasigilli - mi sono chiesto cosa potesse unire, al di la' del comune impegno nel campo della giustizia, questo ministro con tutti i magistrati italiani, indipendentemente dalla formazione culturale e professionale, dalla provenienza geografica e dalle opinioni politiche e personali di ciascuno".
"Ciò che ci unisce certamente tutti - ha osservato - al di là di ogni considerazione, è un giuramento, fatto solennemente all'atto dell' assunzione del nostro impegno, di fedeltà alla Repubblica e alle leggi dello Stato". "Le leggi, dunque - ha concluso - e in primis la legge delle leggi, ovvero la Costituzione, rappresentano i riferimenti oggettivi fondamentali che servono ad unire e non gia' a dividere le istituzioni".
