La Camera ha approvato con un margine di 18 voti il disegno di legge sul processo breve, che accorcia i termini della prescrizione per gli incensurati, nonostante i tentativi di ostruzionismo dell'opposizione. I sì sono stati 314, i voti contrari 296. I deputati della sinistra hanno votato no ostentando una copia della Costituzione in mano. Il provvedimento torna ora al Senato per la terza e probabilmente definitiva lettura.
Il ddl accorcia i tempi di prescrizione per gli incensurati e, se approvato definitivamente, estinguerà il processo Mills in cui è imputato il presidente del Consiglio
L'opposizione attacca
"E' un passo verso l'abisso", ha commentato il segretario del Pd, Pier Luigi Bersani, mentre per il leader dell'Udc, Pier Ferdinando Casini, il provvedimento, che ora va al Senato, non passerà il vaglio del presidente della Repubblica. L'Anm promette che le toghe faranno sentire la propria voce e che le proteste continueranno.
Maggioranza ok
Esulta la maggioranza per i numeri che si sono registrati in Aula durante la maratona che ha inchiodato deputati e ministri ai banchi di Montecitorio anche in seduta notturna: il ddl è stato approvato con 314 voti a favore, una quota comunque lontana da quel 330 più volte annunciato dal premier che tuttavia ha toccato 316 durante l'unica votazione a scrutinio segreto.
Cori e numeri
Il voto sul processo breve "dimostra che i numeri ci sono" e dunque il governo "può andare avanti", ha commentato Umberto Bossi uscendo fuori dal Palazzo investito da un coro di "Vergogna, vergogna". Non meno accesi gli animi dentro l'Aula: Idv e Pd hanno espresso il loro voto contrario al ddl in piedi mostrando una copia della Costituzione. Mentre i dipietristi, ad approvazione avvenuta, hanno esposto i cartelli per ricordare i processi che la norma sulla prescrizione breve rischia di mandare in fumo.
P2, Bindi e Pdl
Ma a lasciare più strascichi è la polemica tra la democratica Rosy Bindi e il Pdl: sotto accusa il comportamento della presidente dell'Assemblea del Pd che, insieme ai colleghi del suo gruppo, ha urlato all'indirizzo di Fabrizio Cicchitto "P2,P2". "Non si può permettere di dire certe cose, è vicepresidente della Camera", l'ha attaccata il deputato del Pdl Francesco Sisto.
E lei, proprio dal banco della presidenza, si è difesa spiegando di aver reagito così perché ha ritenuto "giusto gridare la verità perché in quest'Aula nessuno può permettersi di strumentalizzare le parole di Moro ("Non ci lasceremo processare nelle piazze", ndr). Moro era una persona che aveva la dignità per poterle pronunciare e ritengo che nessuno se ne possa appropriare tanto più se nel 1980 si è iscritto alla P2".
Il passo indietro di Berlusconi
Proprio durante il voto a Montecitorio, i siti di due giornali stranieri autorevoli come il Wall Street Journal e il Guardian rilanciavano i contenuti della cena tenutasi martedì sera tra Berlusconi e i rappresentanti della stampa estera. Per entrambi Silvio Berlusconi avrebbe escluso di volersi ricandidare al governo, indicando in Angelino Alfano il suo "successore" alla guida del Pdl e alla premiership. Ma, Paolo Bonaiuti, sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, frena: "Sono solo ipotesi"
