SLITTA IL DDL

Processo breve, l'esame testo sarà rinviato

Altra giornata di bagarre in Aula, la discussione slitta a martedì

31 Mar 2011 - 21:05
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 © Ansa

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Slitta a martedì l'esame del testo sul processo breve alla Camera. L'Aula ha infatti approvato, quasi all'unanimità, la proposta del Pdl di rinviare la discussione. Anche il Pd era d'accordo con la proposta. E il capogruppo Franceschini ha detto, rivolto alla maggioranza: "Vi arrendete incondizionatamente, e sarebbe il caso di smetterla. L'Italia ha il diritto di avere un governo che governi e non che pensi solo ai problemi personali del suo capo".

Processo breve, è tregua
La maggioranza accetta, dunque, la "tregua" offerta dall'opposizione e decide per il rinvio.

Napolitano convoca i capigruppo
Il Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, ha convocato i gruppi parlamentari per fare il punto sulle vicende politiche e le forti tensioni degli ultimi giorni. Lo riportano fonti di Montecitorio. Il Capo dello Stato, in visita a New York, si era detto preoccupato per la continua "guerriglia politica" che caratterizza i rapporti tra i partiti in Italia.

La giornata parlamentare, dopo lo scontro di mercoledì tra Fini e La Russa, è stata scandita da nuovi episodi di tensione.

Imprevisto a inizio giornata
Comincia con un imprevisto la seduta alla Camera. L'Aula prima respinge con procedimento elettronico il processo verbale della seduta precedente, poi la approva, una volta che è stato modificato. Riesplode la bagarre. Volano gli insulti, e il presidente Fini viene colpito da un giornale lanciato da un deputato. L'iniziale bocciatura del processo verbale è assolutamente inusuale, poiché di solito si approva senza troppi dibattiti e per alzata di mano. L'opposizione contesta proprio la mancanza nel testo dell'esplicito riferimento all'episodio che ha visto protagonista il ministro La Russa. Per evitare il voto contrario, molti ministri erano arrivati di corsa per votare, sospendendo il Consiglio dei ministri, ma non è bastato e la seduta è stata sospesa.

La votazione
Nel momento in cui Fini apre la votazione, ai banchi del governo con qualche sottosegretario ci sono solo i ministri Vito e Brunetta. La votazione rimane aperta a lungo per permettere a tutti di votare; a un certo punto, di corsa, entrano in Aula i ministri Fitto, Gelmini, Romano, Romani, Meloni, Alfano e Prestigiacomo. All'opposizione che protesta per la lunghezza dell'apertura della votazione Fini obietta che "tutti i presenti in Aula hanno diritto di votare". Alla fine la votazione viene chiusa e il punteggio pari determina la bocciatura del verbale.

La rissa
A questo punto scoppia la bagarre. I ministri Prestigiacomo, Alfano e Brambilla si girano verso il presidente Fini con in mano le schede di votazione mentre dai banchi della sinistra gridano "Buffoni, buffoni". Dai banchi del Pdl parte un lancio di oggetti, vola un voluminoso fascicolo di emendamenti che non colpisce nessuno.

Vola un giornale contro Fini
Fini cerca di calmare i ministri, ma è tutto inutile. Alfano lancia in aria la sua scheda, e Fini sospende la seduta. Dai banchi del Pdl gli gridano "Dimissioni, dimissioni", e mentre lascia l'Aula un deputato del Pdl gli tira contro un giornale che colpisce in pieno il presidente della Camera. A questo punto, Fini punta il dito contro il parlamentare.

Consiglio dei ministri sospeso
Il Consiglio dei ministri a Palazzo Chigi era stato convocato per esaminare l'accordo con la Tunisia sull'emergenza-immigrazione: poi la sospensione proprio per consentire ai ministri di partecipare alla Camera al voto sul ddl del processo breve.

Lavori sospesi alla Camera
Dopo la bocciatura di fatto subita dalla maggioranza a proposito del processo verbale sulla seduta di mercoledì, è stata convocata una conferenza dei capigruppo per decidere sul proseguimento dei lavori in Aula. In precedenza, Fini aveva dichiarato: "Quanto avvenuto mercoledì non ha precedenti", rispondendo a Simone Baldelli (Pdl), che interveniva sul processo verbale della seduta della Camera, in dissenso sulla votazione chiesta dalle opposizioni. "Ci sono tali e tante opposizioni - ha notato Fini - che la presidenza non può non farlo votare".

Fuori da Montecitorio la protesta
Si sono intanto presentati puntuali all'ingresso di Montecitorio i militanti del popolo viola che, insieme all'opposizione, manifestano contro il processo breve. Per ora si trovano regolarmente dietro le transenne di piazza Montecitorio, dove campeggia uno striscione del Pd con scritto "la legge è uguale per tutti", mentre i manifestanti gridano "a casa a casa".

Bersani: la maggioranza non si lamenti, il voto è regolare
"Nella mia pur non lunga vita parlamentare non ho mai visto una votazione così lunga. Il Parlamento non può aspettare i comodi dei ministri che arrivano a uno a uno a votare, lasciando il Consiglio dei ministri. Non si azzardino a lamentarsi". Così Pierluigi Bersani in Transatlantico previene le possibili proteste della maggioranza. "Erano assenti anche alcuni dei nostri" spiegano i deputati Pd. Mentre Franceschini definisce "uno spettacolo indecoroso" la scena dei ministri che "lasciano il Consiglio dei ministri per votare il processo verbale".

E alla fine, la Camera approva
Una volta terminata la sospensione della seduta, il nuovo processo verbale della seduta della Camera è stato approvato senza votazione dall'Assemblea di Montecitorio. Il nuovo testo è più esteso di quello che era stato precedentemente bocciato dall'Aula: contiene, fra l'altro, riferimenti al richiamo di Fini al ministro La Russa.

Santanché contro Fini: è in campagna elettorale, si dimetta
"I nuovi episodi di tensione alla Camera dimostrano che l'assenza di un arbitro autorevole e credibile è diventato un problema non più rinviabile: Gianfranco Fini, sceso in campo nella campagna elettorale delle amministrative contro i partiti che fanno parte della maggioranza e che l'hanno eletto a presidente della Camera, è diventato giocatore e non può imputare ad altri irresponsabilità che sono prima di tutto sue. Le dimissioni sono l'unica soluzione". Così Daniela Santanché, sottosegretario al Programma di governo ed esponente del Pdl, commenta l'accaduto.

Fini: "Maroni riferisca sui fatti di mercoledì"
Il ministro degli Interni Roberto Maroni dovrà riferire in aula su quanto avvenuto mercoledì fuori del palazzo della Camera. Lo ha detto il presidente della Camera, Gianfranco Fini, illustrando all'assemblea le decisioni prese dall'ufficio di presidenza di Montecitorio. Fini poi ha reso noto che da parte del Collegio dei questori della Camera c'è stata una deplorazione nei confronti del comportamento tenuto dal ministro della Difesa, Ignazio La Russa

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