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Maestro guantaio racconta Grenoble

07 Lug 2010 - 16:09

La prima a lanciare la moda dei guanti fu Coco Chanel. Li voleva sempre di pelle morbida e li indossava sempre ben stretti al polso. Dopo di lei tante altre signore del jet set internazionale hanno seguito il suo stile ed oggi sono in tante a scegliere il “modello su misura” presso la bottega di Jean Strazzeri a Grenoble www.grenoble-tourisme.com).

Strazzeri è l’unico artigiano rimasto nel distretto (un tempo nella cittadina francese erano 32 mila gli operai a lavorare nelle guanterie con oltre 18 milioni di guanti prodotti e per due secoli il Delfinato ha conservato il suo statuto di “capitale del guanto”) a confezionare guanti a mano, in pelle di capretto finissima, anzi è fiero di aver realizzato i guanti proprio per la protagonista del film "Coco avant Chanel" e di servire principesse, attrici di cinema e teatro e star (come Uma Thurman, Isabelle Adjani), oltre a donne comuni attratte dalla manifattura personalizzata e impreziosita da ricami, pizzi, pietre, pelliccia. Strazzeri, originario della Sicilia ma dall’età di otto anni in Francia, è stato insignito del titolo di “Meilleur Ouvrier de France” (miglior artigiano di Francia). Il suo è un lavoro attento e minuzioso, da maestro. "Il mio sogno? Creare un museo vivente in cui poter trasmettere il mio sapere". Da oltre 40 anni, taglia, cuce, inventa: ogni paio è unico. Ogni paio ha la sua storia. Proprio come il modello che ha creato, per dedicarlo allo scrittore Stendhal (è nato qui nel 1783, anche se la sua casa natale non è visitabile), nei colori rosso e nero come il titolo di uno dei suoi romanzi più famosi (appunto Il rosso e il nero).

E la storia si intreccia ovunque nelle strade di questa graziosa città delle Alpi (nel cuore della regione Rhône-Alpes; www.rhonealpes-tourisme.com), soprattutto nella città vecchia. Qui si può scorgere ancora il tracciato delle mura fortificate del terzo secolo, mentre un excursus dall’antichità egizia all’arte contemporanea si ritrova nel Musée de Grenoble (www.museedegrenoble.fr), uno dei più prestigiosi d’Europa per la sua grandezza (6000 metri quadri di esposizione) e le opere conservate (tra cui Picasso, Henri Matisse, Canaletto). E poi le numerose piazzette come Place Grenette, frequentata ad ogni ora del giorno; la Place Notre-Dame intorno alla Cattedrale, la Place Saint André con i suoi palazzi dalle varie tonalità e dove affaccia uno dei cafè più antichi, La Table Rotonde, aperto nel 1739: era il ritrovo di Stendhal che amava andarvi a scrivere.

Oggi il ritrovo dei residenti è nei Giardini della Città, presi d’assalto e per il fresco dei viali alberati e per gli eventi musicali che contribuiscono a creare un’atmosfera frizzante, soprattutto alla sera. Dal 20 al 29 luglio, inoltre, va in scena la “12 esima edizione del Festival Cabaret Frappè (www.cabaret-frappe.com), un mix di musica etnica, folk soul, blues. E se dopo tanto girare si ha voglia di avere una visione d’insieme di Grenoble, vale la pena fare un giro in teleferica comodamente seduti su le “bulles”, ammirando il panorama dall’alto, fino alla Bastille (le fortificazioni destinate a proteggere la città dagli attacchi alpini sono state costruite fra il 1820 e il 1850). Qui, per tutta l’estate, fino al 10 settembre si può partecipare anche alla passeggiata teatralizzata “scoprire la Bastille durante l’ultima ronda” che offre una retrospettiva della vita grenoblese del 1873, imperniata sulla figura di Barnabè, un ufficiale che effettua la sua “ultima ronda” e conduce gli spettatori in alcune aree del forte, solitamente inaccessibile.

Da quassù, inoltre, lo sguardo spazia sul massiccio del Vercors (www.vercors.com) e solo quando il cielo è terso, si può vedere persino il Monte Bianco. E se, per un attimo, vi assale la nostalgia dell’Italia, basta ritornare in città e fare un giro al mercato delle erbe. Non sarà difficile incontrare un connazionale tra le centinaia di migliaia di italiani emigrati. La curiosità? Ben 22 mila sono di origini pugliesi, esattamente di Corato, e c’è persino una via intitolata alla provincia barese.

Lucrezia Argentiero e Isa Grassano