Per le emozioni, lingua universale
Stessa voce e volto in tutto il mondo
La gioia, la tristezza, la collera o la paura non conoscono frontiere linguistiche: dal Polo all'Equatore, le emozioni parlano ovunque la stessa lingua e si manifestano in pratica nello stesso modo, con la stessa voce e, quasi, con la stessa faccia in tutti i popoli del mondo. Questo è un segnale secondo cui i suoni e le espressioni facciali che esprimono i sentimenti, spiegano gli esperti, sono innati nell'uomo e molto antichi lungo la scala dell'evoluzione.
L'universalità dell'espressione delle emozioni è stata confermata da uno studio condotto da Sophie Scott della University College di Londra, pubblicato sui Proceedings of the National Academy of Sciences, la ricerca ha evidenziato che il linguaggio di un sentimento, cioè il suono che emettiamo quando proviamo una certa emozione, si ripete allo stesso modo in qualunque angolo del mondo, indipendentemente dalle differenze culturali dei vari popoli. Un altro recente studio ha concluso che il linguaggio del corpo, e in particolare, la mimica del volto in relazione alle diverse emozioni, siano fatti universali e identici presso tutti i popoli. In più gli scienziati hanno scoperto che non si tratta di elementi appresi nei primi anni di vita, ma innati. Lo dimostra il fatto che anche i soggetti ciechi dalla nascita, che quindi non hanno mai avuto modo di vedere le emozioni dipinte sul viso dei loro simili, sono in grado di esprimerle attraverso la stessa mimica, proprio come tutti gli altri.
Il nuovo studio dimostra che anche il linguaggio sonoro dei sentimenti ha carattere universale, ovvero che la gioia e il dolore parlano la stessa lingua ovunque nel mondo. Per arrivare a queste conclusioni gli esperti hanno confrontato la capacità nel riconoscere suoni legati alle emozioni da parte di persone di diversa provenienza. Nell'esperimento è stato coinvolto un gruppo di inglesi e gli appartenenti al popolo Himba, ossia una "tribù" di oltre 20mila persone che vivono in piccoli insediamenti nel Nord della Namibia, culturalmente del tutto isolati dal resto del mondo.
Gli esperti hanno fatto ascoltare a tutto il campione una serie di storie tristi o felici, in conclusione delle quali si udivano alcuni suoni, ad esempio una risata o un pianto. A ciascuno è stato chiesto di identificare quale suono fosse da associare all'emozione suscitata dalla storia appena sentita. Gli esperti hanno proposto agli Himba i suoni emessi dagli inglesi e viceversa, ma tutti hanno saputo collegare il suono adeguato all'emozione corretta, segno che i sentimenti parlano una lingua universale.
