Sane letture

Poesia: è meglio dello psicanalista

Shakespeare e i classici sono un vero toccasana

07 Feb 2013 - 17:37
 © Getty

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Le buone letture, in particolare di poesia, sono un vero toccasana per l'anima e per lo spirito. Parola di poeta: come sostenne in passato il grande William Wordsworth, la "mente umana è in grado di eccitarsi, senza l'impiego di stimolanti grossolani e violenti". Le parole di questo illustre poeta sono ora confermate da uno studio britannico:  leggere i versi dei grandi autori fa scattare nel cervello una specie di molla che aiuta a riflettere e rivalutare le proprie esperienze. Forse non sarà proprio come stendersi sul lettino dello psicanalista, ma di certo è più efficace che leggere manuali di auto-aiuto e altri libri di psicologia fai-da-te. Attenzione però: perché i classici "funzionino" occorre leggerli nell'edizione integrale, non in quelle semplificate.   

La ricerca inglese, ripresa dal Daily Mail Reporter e dal periodico Libreriamo, ed effettuata dagli esperti dell'Università di Liverpool, sottolinea che leggere i capolavori dei grandi scrittori classici, come il “Re Lear” di  Shakespeare o la poesia di Philip Larkin, fa scattare un interruttore mentale con un effetto molto maggiore rispetto a quello provocato dai libri moderni e più facili da leggere. Gli studiosi sono giunti a queste conclusioni dopo aver studiato il cervello di un gruppo di volontari durante la lettura di libri complessi, come Shakespeare, Larkin e altri grandi scrittori, e confrontando i risultati con le osservazioni relative alla lettura di versioni semplificate degli stessi testi.
Gli studiosi hanno focalizzato la loro attenzione in particolare sull'attività delle diverse aree del  cervello quando i lettori incontravano parole insolite, frasi sorprendenti o strutture sintattiche complicate. La ricerca ha scoperto così che la poesia, in particolare, provoca una maggiore attività nell'emisfero destro del cervello, zona in cui risiede la "memoria autobiografica". Questo ha portato i volontari a riflettere e rivalutare le proprie esperienze vissute, confrontandosi con ciò che avevano letto. La ricerca, insomma, ha messo in luce la potenza della letteratura e la sua capacità di indirizzare i percorsi mentali e di creare nuovi pensieri, forme e connessioni. Lo stesso vale sia nei giovani come in chi è avanti con gli anni. 
I volontari hanno letto sia alcuni versi originali, sia la loro versione parafrasata. La lettura della prima ha dato origine a un maggior grado di attività cerebrale, illuminando non solo la parte sinistra del cervello, collegato al linguaggio, ma anche l'emisfero destro che ospita la memoria autobiografica e le emozioni. L'attività di questa zona del cervello suggerisce che la poesia inneschi meccanismi di "rimemorazione", portando il lettore a riflettere e ripensare le proprie esperienze, lo stesso metodo spesso utilizzato in molte terapie psicanalitiche. "La poesia non è solo una questione di stile. Si tratta di stratificazioni profonde di vissuti che riguardano la sfera emotiva, biografica e cognitiva” ha detto il Prof. Davis, presentando i risultati dello studio. "Questa è la prova che il linguaggio elevato della letteratura, a proposito di situazioni umane, può dare un aiuto maggiore libri di auto-aiuto o delle semplici letture che confermano opinioni prevedibili, immagini convenzionali, e rappresentazioni”.