© Prosciutto di San Daniele DOP
Raccontare un prodotto secolare significa spiegare ciò che, per chi lo lavora ogni giorno, è quasi ovvio, e farlo arrivare a un pubblico che si rinnova di anno in anno. È l'impegno che il Consorzio del Prosciutto di San Daniele porta avanti con la campagna europea triennale 2025-2028, raccontata qui da Nicola Sivilotti, responsabile della Comunicazione e delle Relazioni Esterne. Identità del territorio, sostenibilità e formazione del consumatore: ecco come il Consorzio racconta il Prosciutto di San Daniele DOP.
Il messaggio della campagna europea
La chiave del racconto attuale del Consorzio è una sola frase: "Senza il suo territorio, il Prosciutto di San Daniele sarebbe solo prosciutto". È il claim della campagna cofinanziata dall'Unione Europea, attiva in Italia, Francia e Germania con un investimento di circa tre milioni di euro, e racchiude un concetto preciso. "Questo luogo, queste condizioni, ci permettono di rendere il Prosciutto di San Daniele un prodotto unico", spiega. "Un prodotto che ha caratteristiche e un'attenzione di lavorazione che curano l'ambiente, il territorio, le persone. Genera una sostenibilità che non è solo ambientale, ma anche economica e di vantaggio per le persone".
L'aria di San Daniele
Tra gli elementi di "quel territorio" che la campagna intende valorizzare, il primo è il microclima del Comune di San Daniele del Friuli. Al Consorzio lo descrivono partendo dal punto in cui si incrociano due correnti d'aria — una fredda dalle Alpi, una più tiepida dall'Adriatico — convogliate dal corso del Tagliamento. "Il fiume funge quasi da corridoio autostradale, permette di portare queste due ventilazioni proprio nella città di San Daniele. Lì dove il fiume si stringe, dove curva, i due venti si incrociano e generano quella che qua viene definita l'aria di San Daniele".
Quell'aria, proseguono, entra fisicamente negli stabilimenti, dove ogni giorno i produttori aprono le finestre per farla circolare tra i prosciutti in stagionatura. "Asciuga le carni, stagiona i prosciutti, conferisce aromi, sapori e profumi. Un elemento unico, che non può essere ripetuto altrove. È per questo che il Prosciutto di San Daniele si può fare solo in questo luogo e il Consorzio si impegna, da sempre, a tutelare questo territorio: perché è proprio grazie a questo che qui si può produrre il San Daniele".
La sostenibilità come sistema
Sul fronte ambientale, le azioni del Consorzio sono numerose e affondano le radici negli ultimi vent'anni: dal trattamento del sale come unico rifiuto della lavorazione, al depuratore consortile che gestisce le acque reflue degli stabilimenti, all'acquisto collettivo di energia elettrica e gas metano in chiave di fonti rinnovabili. Quasi tutti i prosciuttifici sono oggi dotati di pannelli fotovoltaici e solari.
A questo si è aggiunto, negli ultimi anni, un capitolo meno scontato. Il recupero dei materiali promozionali dismessi del Consorzio attraverso una partnership con un'azienda italiana che integra nel proprio staff persone con fragilità: "Centinaia di striscioni pubblicitari ormai in disuso sono stati recuperati e trasformati in borse, zaini e porta-computer. Circa mille metri quadrati di materiale a cui è stata data una nuova vita". Un progetto che combina, in un solo gesto, sostenibilità ambientale, inclusione sociale ed economia circolare.
I 7.000 consumatori dell'anno
Una parte non secondaria del lavoro di comunicazione passa dal contatto diretto con il pubblico. Il Consorzio coordina ogni anno programmi formativi rivolti alla distribuzione organizzata, all'HoReCa, alle salumerie e gastronomie, per un totale di circa 5.000 professionisti coinvolti. A questi si aggiungono oltre 7.000 consumatori finali raggiunti annualmente da attività di informazione mirate.
"Ogni anno incontriamo più di 7.000 consumatori per raccontare le proprietà del prosciutto, i valori nutrizionali, il legame con il territorio, ma anche il nostro impegno per una produzione sostenibile, attenta al luogo in cui viene lavorato il San Daniele DOP, al valore del prodotto e delle persone che ne fanno parte".
È, in fondo, la traduzione operativa del claim della campagna europea: portare a chi mangia un prosciutto la storia del territorio in cui è nato.
