© Ufficio stampa
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Il primo focolaio fu intercettato nel Salento nel 2013. Da allora Xylella fastidiosa ha portato al disseccamento di oltre 21 milioni di ulivi in Puglia, e altri 37 milioni si trovano oggi in area di rischio. Il fronte dell'infezione avanza a una velocità stimata di circa due chilometri l'anno e ha già superato i confini nazionali: focolai sono stati registrati in Spagna e in Francia
Xylella fastidiosa è un batterio che colonizza i vasi xilematici della pianta, quelli attraverso cui l'acqua sale dalle radici alle foglie. Occludendoli progressivamente, provoca il disseccamento rapido dell'olivo. Nelle aree colpite il quadro è visibile a occhio nudo: chiome bruciate, rami secchi, alberi che restano in piedi senza più essere vivi.
L'aspetto più problematico riguarda le tempistiche. Un olivo secolare non si sostituisce: è il prodotto di un lavoro di generazioni e, dove è stato abbattuto, il paesaggio non torna quello di prima nell'arco di una vita umana. La strada indicata dalla ricerca non è quindi curare la pianta malata, ma selezionare varietà capaci di convivere con il batterio senza soccombere.
Una parte di questo lavoro si svolge lontano dalla Puglia, nelle terre pianeggianti tra Pisa e Lucca. Villa Filippo Berio è l'azienda agricola di proprietà del Gruppo Salov: 75 ettari di oliveto in un unico corpo di terreno, circa 22.000 piante, quattro cultivar coltivate — Frantoio, Leccino, Pendolino e Leccio del Corno.
Nata negli anni Novanta, è stata concepita come un centro di ricerca a cielo aperto. Qui, in collaborazione con l'Istituto per la BioEconomia del Consiglio Nazionale delle Ricerche (CNR-IBE) e con università italiane ed estere, si conducono progetti su agricoltura di precisione, agricoltura sostenibile, valorizzazione della biodiversità e test su cultivar resistenti al Verticillium, un fungo che colpisce l'olivo. L’oliveto è stato messo a disposizione del CNR e i risultati vengono poi messi condivisi con l'intera filiera olivicola.
Villa Filippo Berio ospita le attività di Life Resilience, progetto europeo dedicato allo sviluppo di tecniche colturali e di genotipi produttivi in grado di contrastare Xylella fastidiosa. La Commissione europea ne ha certificato la conclusione nell'autunno 2022, con esiti positivi per tutte le metodiche testate.
Il progetto però non si è fermato. In una sezione dedicata dell'oliveto della Villa proseguono i test in campo su diciotto nuovi genotipi potenzialmente resistenti al batterio. È una sperimentazione lunga per definizione: la resistenza di una pianta non si misura in una stagione, e la certificazione di una nuova varietà richiede anni di osservazione.
Il fronte più avanzato della ricerca resta però dove il batterio ha colpito per primo. In Puglia l'organizzazione Save the Olives, che riunisce agronomi, agricoltori e ricercatori e collabora tra gli altri con CNR, Coldiretti e Unaprol, ha realizzato una screen house — una serra schermata dove le piante vengono esposte al patogeno in condizioni controllate. Nella struttura sono conservati quattro genotipi già risultati resistenti, in attesa di certificazione, mentre oltre novanta sono ancora in fase di test. A questi si affianca un sito sperimentale di oltre cinque ettari, con migliaia di piante messe a confronto.
Filippo Berio sostiene questa ricerca finanziando anche parte delle attrezzature scientifiche impiegate.