Lo rivela l’indagine ACI-Istat

Sicurezza stradale, bene l’Italia

Ma giovani e ciclisti restano a rischio

02 Nov 2012 - 08:26
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 © Dal Web

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Le strade italiane sono più sicure rispetto a 10 anni fa, ma le ragioni per non abbassare la guardia sono ancora troppe. Giovani e ciclisti restano le categorie più a rischio e il mancato rispetto del codice della strada è un campo dove, con la giusta formazione, si può e si deve intervenire. Secondo l’ultima indagine ACI-Istat, nel 2011 ci sono stati in Italia 205.638 incidenti con lesioni a persone, 563 al giorno.

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Il numero dei decessi entro 30 giorni dal sinistro è stato di 3.860, per la prima volta nel decennio sotto la soglia psicologica delle 4 mila vittime. È bene ricordare che nel 2001 persero la vita sulle strade italiane più di 7 mila persone. I maschi sono molto più a rischio delle donne: 3.005 i decessi maschili lo scorso anno contro le 855 donne. In 10 anni il calo dei decessi per incidente stradale è stato superiore al 45%, un livello molto vicino all’obiettivo UE di dimezzare il tragico dato e che pone l’Italia tra le best performer europee. Il numero degli incidenti nel decennio è però diminuito soltanto del 22% e quindi si può fare meglio.

Dall’indagine emerge che a morire di più nei sinistri sono i guidatori: il 70% dei 3.860 decessi, mentre i passeggeri a bordo dell’auto e i pedoni si dividono in parti uguali il restante 30%. Spicca però il numero di ciclisti morti nel 2011: 282, il 7,2% in più del 2010 e questa preoccupante tendenza merita maggiori attenzioni da parte delle autorità. Quanto ai luoghi più pericolosi, le strade urbane hanno visto 1.744 persone perdere la vita e quelle extra-urbane 1.778, mentre in autostrada i decessi sono stati 338. Le fasce d’età più colpite sono quelle dai 20 ai 24 e dai 35 ai 39 anni.

Il primo difetto da correggere degli automobilisti nostrani è il rispetto della regola di precedenza (che include i semafori): il 20% degli incidenti dipende dal mancato rispetto di questa. La guida distratta ha causato incidenti nel 16% dei casi e l’eccesso di velocità nel 9,4%. Tutte situazioni in cui davvero il singolo può fare molto per ridurre sensibilmente la pericolosità al volante.