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Usa, Trump ripristina le esecuzioni capitali nel sistema di giustizia federale dopo 16 anni

La decisione avrà effetto solamente sul sistema di giustizia federale, poiché gli Stati Usa decidono autonomamente se adottare la pena di morte nei propri ordinamenti giudiziari

L'amministrazione Trump ha annunciato la ripresa delle esecuzioni capitali di persone condannate dai tribunali federali. L'ultima risale a 16 anni fa. Il ministero della Giustizia ha adottato un nuovo protocollo di iniezione letale e ha programmato cinque esecuzioni in una prigione federale dell'Indiana. Una mossa in contrasto con le crescenti moratorie sulla pena di morte adottate da vari Stati.


L'ultima condanna a morte è stata eseguita nel 2003. Al momento, secondo il Death Penalty Information Center ci sono 62 persone nel braccio della morte federale. La pena di morte a livello federale, ripristinata nel 1988 dopo il blocco imposto dalla Corte Suprema, è stata poi ampliata nel 1994 dal Congresso; secondo le informazioni presenti sul sito del Bureau of Prisons, però, nessuna esecuzione è stata effettuata fino al 2001. Daniel Lewis Lee, Lezmond Mitchell, Wesley Ira Purkey, Alfred Bourgeois e Dustin Lee Honken sono i nomi delle persone per cui, secondo quanto comunicato dal dipartimento di Giustizia, è programmata l'esecuzione.

Il dipartimento di Giustizia ha poi comunicato che ulteriori esecuzioni saranno programmate nei prossimi mesi. L'annuncio è stato dato in un periodo in cui diversi candidati alle primarie democratiche per le presidenziali hanno promesso di abolire la pena di morte. Nel 2016, il partito democratico inserì l'abolizione della pena di morte nella sua piattaforma politica ufficiale.

Il numero di esecuzioni è in continuo declino negli Stati Uniti; a maggio, il New Hampshire è diventato il ventunesimo Stato del Paese a eliminare la pena di morte. Secondo Gallup, però, il 56% degli statunitensi è favorevole alla pena di morte: una percentuale comunque molto più bassa rispetto all'80% del 1994.

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