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Turchia, autobomba contro bus di poliziotti a Istanbul: 38 morti | Erdogan: i terroristi vogliono frenarci

Lo scoppio si è verificato vicino allo stadio della squadra di calcio del Besiktas al termine della partita con il Bursaspor. Una seconda esplosione a Macka Park

Un'autobomba, che aveva come obiettivo un autobus di poliziotti, è esplosa a Istanbul, in Turchia, uccidendo almeno 38 persone, tra le quali molti agenti, e ferendone altre 166. Lo scoppio si è verificato vicino allo stadio della squadra di calcio del Besiktas. Una seconda esplosione, causata da un kamikaze, ha colpito anche l'area vicino a Macka Park.

Turchia, autobomba vicino allo stadio del Besiktas

Il ministro dell'Interno turco, Suleyman Soylu, ha spiegato che a saltare in aria è stata "probabilmente un'autobomba vicino al posto nel quale erano situate le nostre forze speciali di polizia. L'esplosione si è verificata subito dopo la partita, dopo che tutti i tifosi del Bursaspor erano usciti dallo stadio.

Subito dopo l'esplosione, il governo ha decretato il silenzio stampa sulla notizia, come fa di norma in seguito ad attentati sul suolo turco.

Nel suo messaggio dopo l'attentato, il presidente turco, Recep Tayyip Erdogan, ha detto che "purtroppo abbiamo martiri e feriti. Quando la Turchia fa un passo positivo verso il futuro, la risposta delle organizzazioni terroristiche è il sangue, la brutalità, il caos. Il Pkk, l'Isis, Feto (la presunta rete golpista di Fethullah Gulen, ndr) e tutte le organizzazioni terroristiche attaccano il nostro Paese e la nostra nazione con lo stesso scopo".

Al momento non c'è stata alcuna rivendicazione, ma l'intelligence turca nei giorni scorsi aveva diffuso un'allerta su possibili attentati dell'Isis con autobomba ad Ankara, nei primi giorni di dicembre.

Appena sei mesi fa, sempre a Istanbul, 45 persone erano rimaste uccise e centinaia ferite nell'assalto con armi da fuoco e bombe all'aeroporto, da tre uomini sospettati di essere militanti dell'Isis. Diversi altri attentati, nel corso degli ultimi anni, sono stati attribuiti invece ai militanti curdi del Pkk.

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