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Presidenza Congo: "Attanasio e Iacovacci uccisi durante un inseguimento" | Il padre del diplomatico: "Ora pensiamo alle nipoti"

I rapitori erano armati di cinque fucili automatici kalashnikov e un machete. L'agonia del diplomatico, deceduto in ospedale, è durata circa un'ora. Mercoledì l'autopsia sulle salme, che rientreranno in serata

Secondo un comunicato della presidenza congolese sono stati i rapitori a uccidere l'ambasciatore Luca Attanasio e il carabiniere Vittorio Iacovacci, sparando loro a bruciapelo. Dopo il sequestro, specifica la nota, le forze armate congolesi, "si sono messe alle calcagna del nemico. A 500 metri, i rapitori hanno tirato da distanza ravvicinata sulla guardia del corpo, deceduta sul posto, e sull'ambasciatore, ferendolo all'addome".

L'agonia del diplomatico è durata circa un'ora. "Quest'ultimo è morto per le ferite, un'ora più tardi, all'ospedale della Monusco di Goma", precisa il comunicato della presidenza congolese. L'autopsia sulle salme di Attanasio e Iacovacci, che rientreranno in Italia in serata, sarà effettuata mercoledì.

 

 

Nella nota viene spiegato che i rapitori erano armati di cinque fucili automatici kalashnikov e un machete. "Gli assalitori, sei di numero e muniti di cinque armi di tipo Ak47 come anche di un machete, hanno esploso tiri di avvertimento prima di obbligare gli occupanti dei veicoli a scendere e seguirli nel fitto del parco, dopo aver abbattuto uno degli autisti al fine di creare il panico".

 

Uccisi in Congo l'ambasciatore italiano Luca Attanasio e un carabiniere

 

Attanasio era arrivato a Goma già venerdì 19 febbraio alle 10:30 a bordo del jet della Monusco immatricolato 5Y/Sim. "Alle 09:27 di lunedì 22 febbraio - si legge nel comunicato della presidenza congolose - un convoglio di due veicoli del Programma alimentare mondiale 'Pam' è partito da Goma alla volta del comune di di Kiwanja, in territorio di Rutshuru. Alle 10:15 il convoglio è caduto in un'imboscata più o meno a 15 km da Goma e 3 km prima del Comune rurale di Kibumba, più precisamente a Kanyamahoro sulla RN2 in territorio di Nyiragongo".

 

Le Forze Democratiche della Liberazione del Ruanda (Fdlr) negano la responsabilità dell'attacco. È quanto si legge in un loro comunicato, in cui "condannano con forza" l'attacco e "respingono categoricamente" le accuse delle autorità di Kinshasa, dichiarando "di non essere per nulla implicati" nella vicenda e "chiedendo alle autorità congolesi e Monusco di far luce sulle responsabilità di questo ignobile assassinio". 

 

Commoventi le parole del papà del diplomatico: "In trenta secondi sono passati i ricordi di una vita, ci è crollato il mondo addosso. Sono cose ingiuste, che non devono accadere. Per noi la vita è finita. Ma adesso bisogna pensare alle nipoti, queste tre creature avevano praterie davanti con un padre così. Non sanno ancora cosa è accaduto. Anche la loro mamma, la moglie di Luca, è distrutta dal dolore".

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