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Iran, eseguita la prima condanna a morte di un manifestante: impiccato 23enne | Meloni "indignata", Tajani: "Punto di non ritorno" | Teheran: "Occidente ipocrita"

Il giovane è stato giustiziato dopo essere stato giudicato colpevole da un tribunale rivoluzionario di "inimicizia contro Dio". Media: "La polizia spara ai genitali delle donne in corteo"

Mohsen Shekar
Iran Human Rights

In Iran è stata eseguita la prima condanna a morte di un manifestante.

La magistratura della Repubblica islamica ha annunciato che il 23enne Mohsen Shekar, arrestato durante le proteste a settembre, è stato giustiziato. Il giovane era accusato di aver bloccato una strada, di aver provocato disordini, di aver estratto un'arma con l'intenzione di uccidere nonché di aver ferito intenzionalmente un ufficiale durante il servizio. La magistratura ha detto che l'udienza si è tenuta il 10 novembre e che l'imputato ha confessato le sue accuse. Reazione immediata di tutto l'Occidente. Anche l'Italia accusa il regime di Teheran. Meloni: "Siamo indignati" e poi il ministro Tajani: "Superato punto di non ritorno". Ma l'Iran replica duramente: "L'Occidente è ipocrita, nostra reazione è stata proporzionata".

 

 

Shekari è stato impiccato giovedì mattina dopo essere stato giudicato colpevole da un tribunale rivoluzionario di "inimicizia contro Dio", hanno riferito i media statali, citati dalla Bbc. Era accusato di essere un "rivoltoso" che il 25 settembre bloccò una strada principale a Teheran e ferì con un coltello un membro delle forze paramilitari Basij. Mahmood Amiry-Moghaddam, direttore di Iran Human Rights con sede in Norvegia, ha twittato che le esecuzioni dei manifestanti inizieranno a verificarsi quotidianamente a meno che le autorità iraniane non siano messe di fronte a "rapide conseguenze pratiche a livello internazionale".

 

 

La magistratura iraniana ha annunciato che finora 11 persone sono state condannate a morte per le proteste iniziate a metà settembre dopo la morte - mentre era sotto la custodia della polizia morale - di Mahsa Amini, arrestata per aver indossato il suo hijab "impropriamente". Le proteste guidate dalle donne si sono estese a 160 città in tutte le 31 province del Paese e sono viste come una delle sfide più serie per la Repubblica islamica dalla rivoluzione del 1979. I leader iraniani le hanno descritte come "rivolte" istigate dai nemici stranieri del Paese e hanno ordinato alle forze di sicurezza di "affrontarle con decisione".

 

Finora, almeno 475 manifestanti sono stati uccisi e 18.240 sono stati arrestati, secondo l'agenzia di stampa degli attivisti per i diritti umani Hrana, che ha anche riferito la morte di 61 membri del personale di sicurezza.

 

Media, "polizia Iran spara ai genitali delle manifestanti"  - Le forze di sicurezza iraniane sparano da distanza ravvicinata alle donne durante le manifestazioni contro il regime colpendole al volto, agli occhi, al petto e ai genitali, secondo medici e sanitari intervistati dal Guardian in tutto il Paese. I medici, che trattano i feriti in segreto per evitare l'arresto, hanno detto di aver notato che le donne spesso arrivano con ferite diverse rispetto agli uomini, colpiti da pallini di fucile nelle gambe, nelle natiche e nella schiena.

 

Meloni: "L'Italia è indignata" - La condanna a morte di un manifestante in Iran è stata duramente contestata dal premier Giorgia Meloni. "Il governo italiano è indignato di fronte alla condanna a morte di Moshen Shekari, giovane che si era unito alle manifestazioni per la libertà in Iran", ha scritto in una nota ufficiale il presidente del consiglio. "Questa inaccettabile repressione da parte delle autorità iraniane non può lasciare indifferente la comunità internazionale, e non potrà fermare la richiesta di vita e libertà che viene dalle donne e dai giovani iraniani", ha concluso Meloni.

 

Tajani: "Superato punto di non ritorno" - "La prima condanna a morte di un manifestante in Iran dall'inizio delle proteste è un punto di non ritorno. L'Italia e il suo governo esprimono forte condanna. Continueremo in ogni sede, con le nostre pressioni diplomatiche, a difendere la libertà e i diritti umani violati da Teheran". Lo scrive su Twitter il ministro degli Esteri Antonio Tajani.

 

Germania: "Il disprezzo dell'umanità del regime iraniano è senza confini" - "Il disprezzo dell'umanità del regime iraniano è senza confini. Moshen Shekari è stato condannato e giustiziato con un perfido processo veloce, perché aveva una opinione diversa dal regime". Lo ha scritto la ministra degli Esteri tedesca Annalena Baerbock, su Twitter. "Ma la minaccia dell'esecuzione capitale non soffocherà la volontà di libertà della gente", ha aggiunto.

 

Gran Bretagna "indignata" per l'esecuzione del manifestante - La Gran Bretagna è "indignata" per l'esecuzione  di Mohsen Shekari. Lo ha affermato su Twitter il ministro degli Esteri James Cleverly. "Il mondo non può chiudere un occhio di fronte all'aberrante violenza commessa dal regime iraniano contro il suo stesso popolo", ha affermato ancora il titolare del Foreign Office. E ha aggiunto: "Il Regno Unito è contrario alla pena di morte in ogni circostanza". 

 

Teheran replica: "Nostra reazione proporzionata, Occidente ipocrita" - In serata è poi arrivata la replica del regime di Teheran. "Nel contrastare le rivolte, l'Iran ha mostrato la massima moderazione e, a differenza di molti regimi occidentali che diffamano e reprimono violentemente anche i manifestanti pacifici, l'Iran ha impiegato metodi antisommossa proporzionati e standard. Lo stesso vale per il processo giudiziario: moderazione e proporzionalità". Lo si legge sul profilo Twitter ufficiale del ministero iraniano degli Esteri, respingendo (così scrive) "l'ipocrita paternale all'Iran" da parte dell'Occidente. "Tuttavia, la sicurezza pubblica è una linea rossa - continua l'intervento -. L'assalto armato e il vandalismo non sono tollerabili, nemmeno per i regimi occidentali che hanno trovato un pretesto per fare un'ipocrita paternale all'Iran. Invece sbandierare la sua falsità con dichiarazioni politicizzate, l'Occidente deve smetterla di ospitare, sostenere e incoraggiare i terroristi".

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