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Ultimo aggiornamento: 2 mesi fa
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Trump: "L'Iran ci ha detto che è al collasso, ci chiede di riaprire Hormuz" | Gli Emirati Arabi escono dall'Opec e Opec+, continua la corsa del petrolio

La Casa Bianca resta prudente sull'offerta iraniana di riaprire lo Stretto e rilanciare il confronto sul nucleare. Teheran: "Usa non posso più dettare le politiche degli altri"

28 Apr 2026 - 17:02
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La tensione tra Stati Uniti e Iran resta alta sul fronte nucleare e marittimo. Donald Trump ha scritto sul suo social Truth: "L'Iran ci ha appena informato di trovarsi in uno "stato di collasso". Ci chiedono di aprire lo Stretto di Hormuz". La Casa Bianca resta prudente sull'offerta iraniana di riaprire lo Stretto e rilanciare il confronto sul nucleare. Intanto lo scontro diplomatico si è acceso anche all'Onu, dopo la nomina dell'Iran a una vicepresidenza della conferenza sul Trattato di non proliferazione nucleare, contestata duramente da Washington. Sul piano operativo, le forze statunitensi hanno bloccato nello Stretto la petroliera iraniana M/T Stream, nell'ambito del blocco navale imposto ai porti iraniani. Teheran ha denunciato l’operazione come un atto di "pirateria", mentre il governo valuta la richiesta americana di riaprire il confronto diplomatico. Intanto, il portavoce del ministero della Difesa dell'Iran, Reza Talai Nik, ha dichiarato che Washington non è più nella posizione di dettare le politiche degli altri Paesi indipendenti e deve "accettare questa realtà e abbandonare le proprie richieste illegali e irrazionali".


L'agenzia di stampa statale iraniana Irna scrive che i voli tra Teheran e Mosca sono ripresi dopo una sospensione di due mesi causata dalla guerra tra Stati Uniti e Israele con l'Iran. L'annuncio è giunto il giorno dopo l'incontro tra il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi e il presidente russo Vladimir Putin, avvenuto durante una visita in Russia, nel quale i due hanno discusso dei "dettagli" della guerra in Medio Oriente. Lo scrive la Cnn.


Un attacco israeliano contro una pattuglia dell'esercito libanese ha provocato cinque morti, tra cui tre paramedici, e due soldati feriti. Lo ha riferito il ministero della Salute di Beirut, precisando che il bilancio delle vittime è ancora preliminare. L'attacco ha colpito la città meridionale di Majdal Zoun, vicino alla città costiera di Tiro. Secondo quanto riferito dall'esercito e dalla Protezione Civile libanesi, l'Idf ha colpito una pattuglia dell'esercito che accompagnava squadre mediche della Protezione Civile e bulldozer impegnati in un'operazione di soccorso sul luogo di un precedente attacco israeliano. Alcuni dei soccorritori sono rimasti intrappolati sotto le macerie in seguito al secondo attacco. L'Idf non ha rilasciato commenti immediati. Il presidente libanese Joseph Aoun ha condannato l'attacco, affermando che si inserisce "in una serie di attacchi israeliani contro i soccorritori e gli operatori di emergenza, in violazione del diritto internazionale".


Donald Trump attacca il cancelliere tedesco Friedric Merz. "Ritiene accettabile che l'Iran possieda un'arma nucleare. Non sa di cosa sta parlando! Se l'Iran possedesse un'arma nucleare, il mondo intero sarebbe tenuto in ostaggio", ha scritto il presidente sul suo social Truth. "Sto facendo qualcosa con l'Iran, proprio in questo momento, che altre nazioni, o altri presidenti, avrebbero dovuto fare molto tempo fa. Non c'è da stupirsi che la Germania stia andando così male, sia economicamente che sotto altri aspetti", ha messo in evidenza. Merz ha detto ieri che gli iraniani hanno umiliato gli Stati Uniti.


Il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu ha annunciato che l'Idf "ha fatto saltare in aria un enorme tunnel terroristico di Hezbollah", aggiungendo che l'esercito israeliano sta "uccidendo decine dei terroristi, e altri ne seguiranno". Lo riporta Haaretz. Le Forze di Difesa Israeliane hanno annunciato di aver fatto saltare in aria tunnel per una lunghezza totale di circa due chilometri nel sud del Libano, definendola una delle infrastrutture più significative scoperte finora nel Paese. Secondo l'esercito, i tunnel sono stati scoperti nella zona di Qantara, costruiti nel corso degli anni con finanziamenti e sotto la direzione dell'Iran, e avevano lo scopo sia di difendere le aree di combattimento nel Libano meridionale, sia di fungere da base di lancio per attacchi contro il nord di Israele.


I mediatori del Pakistan prevedono di ricevere a giorni una proposta rivista dell'Iran per mettere fine alla guerra. Lo riporta Cnn citando alcune fonti, secondo le quali Donald Trump ha fatto sapere di non voler accettare la versione precedente. Il processo per l'Iran è lento per le difficoltà di comunicazione con la Guida Suprema Mojtaba Khamenei.


"L'Iran ci ha appena informato di trovarsi in uno "Stato di collasso". Ci chiedono di "aprire lo Stretto di Hormuz" il prima possibile, mentre cercano di risolvere la loro situazione di leadership (cosa che, credo, riusciranno a fare!)". È quanto scrive il presidente americano Donald Trump su Truth.


"Pace e stabilità sono prerequisiti per la sicurezza alimentare e il diritto al cibo è un diritto umano fondamentale", oggi invece la chiusura delle principali rotte marittime sta provocando ripercussioni a catena nei sistemi agroalimentari globali, con conseguenti significative interruzioni nell'approvvigionamento globale di energia, fertilizzanti e input agroalimentari. Lo Stretto di Hormuz, infatti, è un corridoio strategico fondamentale che, in condizioni normali, trasporta circa 20 milioni di barili di petrolio al giorno oltre a volumi significativi di gas naturale liquefatto e fertilizzanti essenziali. Tuttavia, a seguito della crisi, il traffico di petroliere attraverso lo Stretto è crollato di oltre il 90%, di fatto bloccandolo. Lo ha sottolineato il Direttore Generale dell'Organizzazione delle Nazioni Unite per l'Alimentazione e l'Agricoltura (FAO), QU Dongyu, descrivendo il profondo impatto della crisi in corso nella regione del Golfo sui sistemi agroalimentari durante la 180a sessione del Consiglio della Fao. E chiedendo una risposta politica coordinata per affrontare la situazione.


Secondo quanto riportato da Al-Mayadeen, testata libanese vicina all'Iran e a Hezbollah, la proposta iraniana agli Stati Uniti si articola in "tre fasi": la fine della guerra, la gestione dello Stretto di Hormuz e, infine, i negoziati sul nucleare. L'Iran vuole che gli Stati Uniti e Israele pongano fine alla guerra in Iran e Libano e garantiscano che non ci saranno ulteriori attacchi contro questi due Paesi. Dopo la prima fase, inizieranno i colloqui sulla gestione dello Stretto di Hormuz, in coordinamento con l'Oman, al fine di sviluppare un quadro giuridico per la governance e il traffico in questa via navigabile. Una volta completate la prima e la seconda fase, l'Iran e gli Stati Uniti potranno avviare negoziati sul nucleare. Secondo Al-Mayadeen, l'Iran non si impegnerà nella questione nucleare finché non saranno completate le prime due fasi.


Gli Emirati Arabi hanno deciso di uscire dall'Opec, il gruppo dei paesi produttori di petrolio, e dall'Opec+ (che include altri dieci Paesi fra cui la Russia) a partire dal primo maggio dopo sei decenni, pianificando un riallineamento strategico nel quadro della guerra in Iran. Lo riporta Bloomberg citando l'agenzia di stampa emiratina Wam. L'uscita degli Emirati aiuterà il Paese a soddisfare la domanda in continua evoluzione, riporta l'agenzia, aggiungendo che il Paese aumenterà gradualmente la produzione.


Il capo del Mossad, David Barnea, ha affermato che l'agenzia è penetrata "nel cuore dei segreti del nemico" e ha condotto operazioni "rivoluzionarie" in Iran e altrove. Parlando ieri sera al quartier generale del Mossad, Barnea ha sottolineato quello che ha definito un cambiamento nel ruolo dell'agenzia in tempo di guerra, affermando che è diventata un'organizzazione più offensiva ed efficace al fianco delle Forze di Difesa Israeliane nelle campagne contro l'Iran e Hezbollah. "Abbiamo ottenuto informazioni strategiche e tattiche che ci hanno permesso di accedere ai segreti del nemico", ha affermato Barnea secondo quanto riporta il Times of Israel. "Abbiamo dimostrato nuove e innovative capacità operative nei paesi bersaglio", ha aggiunto. Barnea ha affermato che le operazioni del Mossad hanno contribuito a rendere possibili gli attacchi "nel cuore di Teheran", a "sventare i piani di alti funzionari" e agli sforzi per garantire la superiorità aerea di Israele e difendere il territorio nazionale.


L'Iraq ha annunciato l'intenzione di esportare petrolio nel Mar Rosso attraverso un progetto di oleodotto che collegherà Bassora a diverse rotte, aggirando la via marittima dello Stretto di Hormuz. L'annuncio è arrivato durante una riunione presieduta dal primo ministro iracheno uscente Mohammed Shia al Sudani, come reso noto dal suo ufficio. L'oleodotto è progettato per collegare Bassora alla città di Haditha, nella provincia di Anbar, estendendosi per circa 1.665 chilometri verso il porto giordano di Aqaba sul Mar Rosso, con ulteriore flessibilità per il collegamento alle rotte di esportazione già esistenti attraverso Kirkuk e da li' al porto turco di Ceyhan. Il comunicato sottolinea che il progetto "amplierà significativamente la capacità e la resilienza dell'Iraq in materia di esportazioni, garantendo la continuità delle forniture di petrolio greggio attraverso molteplici rotte". L'annuncio si inserisce in una fase in cui l'Iraq si trova ad affrontare crescenti pressioni sulle proprie infrastrutture per l'esportazione di petrolio, a causa dell'instabilità nello Stretto di Hormuz, passaggio vitale per le forniture energetiche globali. Prima dello scoppio della guerra in Iran lo scorso 28 febbraio, la produzione petrolifera complessiva irachena si attestava intorno ai 4,5 milioni di barili al giorno, di cui circa 3,5 milioni esportati quotidianamente. Le interruzioni del traffico marittimo hanno da allora inciso significativamente sulle spedizioni, dato che quasi il 90% delle esportazioni di petrolio iracheno transita tradizionalmente attraverso Hormuz. Baghdad ha così intensificato gli sforzi per diversificare le sue rotte di esportazione.


L'Iran è entrato a far parte della presidenza della conferenza di revisione del Trattato di Non Proliferazione Nucleare (Npt), che è stata inaugurata e durerà fino al 22 maggio. Lo rende noto l'agenzia di stampa iraniana Tasnim, sottolineando che l'adesione dell'Iran al direttivo della Conferenza è avvenuta "nonostante l'opposizione degli Stati Uniti". La Conferenza di revisione sul disarmo nucleare si svolge a New York nella sede delle Nazioni Unite ogni cinque anni ed è uno degli incontri internazionali più importanti nel campo del disarmo, della non proliferazione e dell'uso pacifico dell'energia nucleare. Con la partecipazione degli Stati membri esamina l'attuazione degli impegni dei Paesi nell'ambito dei regimi internazionali di disarmo nucleare. La conferenza fornisce una piattaforma per valutare i progressi, le sfide e le lacune esistenti nel percorso verso il disarmo nucleare. "Nonostante gli ampi sforzi dei Paesi occidentali guidati dagli Stati Uniti e dei Paesi arabi del Golfo Persico per impedire la nostra elezione, la Repubblica islamica dell'Iran è entrata a far parte del comitato direttivo di questa conferenza chiave nel campo del disarmo nucleare", ha scritto Tasnim.


Il conflitto con l'Iran è entrato "in una fase simile alla Guerra Fredda", caratterizzata da sanzioni finanziarie, intercettazioni di cannoniere e colloqui sull'avvio di negoziati. È quanto si legge in un'analisi effettuata da Axios. Secondo la testata la situazione di stallo "non sembra avere una fine imminente" pertanto "i prezzi dell'energia rimarranno elevati per mesi", e "una guerra vera e propria potrebbe scoppiare da un momento all'altro". Diversi funzionari statunitensi avrebbero spiegato ad Axios di essere preoccupati perché gli Usa potrebbero essere "trascinati in un conflitto congelato, senza guerra e senza accordo". In questo scenario, gli Stati Uniti dovrebbero mantenere le proprie forze nella regione "per molti altri mesi". Lo Stretto di Hormuz resterebbe chiuso, il blocco statunitense rimarrebbe in vigore ed entrambe le parti continuerebbero ad aspettare che l'altra ceda o apra il fuoco per prima. Una situazione che, in vista delle elezioni di metà mandato di novembre, sarebbe la "cosa peggiore" per Trump, sia politicamente che economicamente".


Prezzi del petrolio di nuovo al galoppo. Si accentuano nel pomeriggio i rincari dell'oro nero con il barile di Brent, il greggio di riferimento del mare del Nord che guadagna il 3,85% portandosi a 112,40 dollari. Intanto, negli scambi di preapertura a New York, il West Texas Intermediate balza di oltre il 5% a 101,37 dollari. A sospingere i prezzi l'apparente assenza di sviluppi positivi sul conflitto Usa-Iran.


Il governo del Qatar vuole arrivare a una soluzione definitiva dell'attuale conflitto in Iran. Lo ha detto il portavoce del ministero degli Esteri del Qatar, Majed Al Ansari, in un briefing alla stampa. Doha è a favore di "un accordo complessivo" per porre fine al conflitto e - ha sottolineato il portavoce - la priorità per il governo qatariota è la sicurezza regionale. Al Ansari ha anche fatto riferimento al ruolo di mediazione del Pakistan. "Non c'è bisogno di espandere la cerchia dei negoziati. Sosteniamo la mediazione del Pakistan", ha detto il portavoce qatariota. Secondo Al Ansari, ogni conflitto deve essere risolto con negoziati e mezzi diplomatici. "Sosteniamo questo e siamo sempre in coordinamento con tutti i partner, nella regione e oltre. Rimaniamo in piena solidarietà con il Pakistan nel suo ruolo di mediatore", ha detto. "La nostra posizione è stata chiara dal primo giorno. Ogni conflitto nella regione dovrebbe essere risolto a un tavolo negoziale. Abbiamo creduto al processo negoziale, lo sosteniamo e resteremo a favore di una risoluzione diplomatica", ha detto Al Ansari.


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Una petroliera che trasporta gas naturale liquefatto ha attraversato lo Stretto di Hormuz per la prima volta dall'inizio della guerra con l'Iran, il 28 febbraio. Lo riporta Sky News. La petroliera da 136.357 metri cubi è stata avvistata l'ultima volta nel Golfo il 30 marzo, ma è ricomparsa ieri al largo della costa occidentale dell'India, secondo i dati di tracciamento navale di ICIS LNG Edge, MarineTraffic e LSEG.


Il gruppo di hacker Handala ha diffuso le informazioni personali di 2.379 marine statunitensi attualmente in servizio nel Golfo Persico. Il gruppo ha annunciato di aver raccolto dati precisi sulle loro famiglie, indirizzi di residenza, basi, spostamenti quotidiani, abitudini di acquisto e attività notturne. Lo riporta Press Tv su X.


Gli Stati Uniti non sono più nella posizione di dettare le politiche degli altri Paesi indipendenti. Lo ha dichiarato il portavoce del ministero della Difesa dell'Iran, Reza Talai Nik, citato dall'emittente televisiva statale, nel suo intervento alla riunione ministeriale dell'Organizzazione per la cooperazione di Shangai (Sco). Secondo Talai Nik, Washington deve "accettare questa realtà e abbandonare le proprie richieste illegali e irrazionali". L'Iran - ha proseguito il funzionario - è pronto a condividere le proprie capacità difensive con Paesi indipendenti, specialmente con gli Stati membri" della Sco. Le dichiarazioni di Talai Nik sono arrivate mentre gli Stati Uniti esaminano una proposta arrivata da Teheran per riaprire lo Stretto di Hormuz. 


L'agenzia di intelligence israeliana Mossad è penetrata "nel cuore dei segreti del nemico" e ha condotto operazioni "rivoluzionarie" in Iran e altrove. Lo ha detto il direttore dell'agenzia di intelligence israeliana Mossad, David Barnea, durante una cerimonia per premiare le missioni più importanti del 2025. Nell'occasione, Barnea ha sottolineato quello che ha descritto come un cambiamento nel ruolo dell'agenzia in tempo di guerra, affermando che è diventata un'organizzazione più offensiva ed efficace, operando a fianco delle Forze di difesa d'Israele (Idf) nelle campagne contro l'Iran e il suo proxy libanese Hezbollah. "Abbiamo ottenuto intelligence strategica e tattica nel cuore dei segreti del nemico", e "dimostrato nuove e innovative capacità operative nei Paesi bersaglio", ha detto il direttore del Mossad. Secondo Barnea, le operazioni dell'agenzia hanno permesso di effettuare attacchi "nel cuore di Teheran", di sventare l'azione di funzionari di alto livello dei Paesi nemici e di contribuire a garantire la superiorità aerea di Israele e la difesa del fronte interno. "Le operazioni riconosciute quest'anno ci hanno permesso di superare confini in Libano e in Iran", ha aggiunto il direttore, sottolineando che l'agenzia ha anche condotto una "campagna diplomatica segreta, la cui importanza è fondamentale per forgiare alleanze regionali e ampliare la profondità strategica di Israele". Barnea ha sottolineato che la cooperazione con le Idf ha "cambiato la condizione strategica di Israele", ma ha messo in guardia sul fatto che le minacce restano. "Quando individueremo una minaccia, agiremo con la massima forza", ha affermato il direttore del Mossad


Due soldati israeliani sono rimasti feriti, uno "seriamente" e uno più lievemente, in un attacco con drone avvenuto ieri nel sud del Libano: lo ha riferito oggi l'Idf, citato da Haaretz. Entrambi i soldati sono stati trasportati in ospedale per ricevere assistenza medica. L'attacco, aggiunge il Times of Israel, è attribuito a Hezbollah. Lo stesso giornale afferma che l'Idf ha lanciato un missile intercettore contro un altro sospetto drone di Hezbollah "diretto verso un'area del sud del Libano in cui sono dispiegate truppe" israeliane.


Il ritorno della sicurezza e della stabilità nel Golfo richiede "garanzie credibili" per l'Iran contro qualsiasi ulteriore attacco da parte di Stati Uniti e Israele, ha dichiarato ieri l'ambasciatore iraniano presso le Nazioni Unite, Amir Saeid Iravani, secondo il quale gli Usa "si comportano come pirati e terroristi". Durante una sessione del Consiglio di Sicurezza convocata dal Bahrein, decine di Paesi hanno condannato l'Iran per il suo controllo dello Stretto di Hormuz, una via navigabile strategica per le esportazioni di idrocarburi dagli stati del Golfo verso il resto del mondo. Parlando con la stampa in seguito, Saeid Iravani ha lamentato che le critiche si fossero concentrate esclusivamente sull'Iran, senza menzionare il blocco navale imposto da Washington. "Gli Stati Uniti si comportano come pirati e terroristi, prendendo di mira le navi mercantili con coercizione e intimidazione, terrorizzando gli equipaggi, sequestrando illegalmente le imbarcazioni e prendendo in ostaggio i membri dell'equipaggio", ha detto il diplomatico iraniano. "Eppure, tra coloro che hanno espresso preoccupazione per la sicurezza della navigazione internazionale, nessuno all'incontro odierno ha osato menzionare o condannare questi atti terroristici".


L'Iran ha reso noto un nuovo bilancio dettagliato delle vittime del mortale attacco contro una scuola elementare a Minab, avvenuto il 28 febbraio, nel primo giorno della guerra dell'attacco congiunto israelo-americano sul Paese. Secondo quanto riferito dall'emittente statale Irib e da media locali, nell'attacco sono morti 73 ragazzi e 47 ragazze. Il bilancio include anche 26 insegnanti, sette genitori, un autista di scuolabus e un tecnico di farmacia della clinica adiacente all'istituto, portando il totale delle vittime a 155, una cifra inferiore rispetto alle oltre 175 riportate in precedenza.


Un superyacht legato a uno dei principali alleati del presidente russo Vladimir Putin ha attraversato lo Stretto di Hormuz, nonostante il blocco in corso. Lo riporta la Bbc. Si tratta del Nord yacht di lusso lungo 142 metri e collegato al miliardario russo Alexey Mordashov, soggetto a sanzioni. L'imbarcazione - viene spiegato - ha viaggiato da Dubai a Muscat, in Oman, durante il fine settimana ed è una delle poche barche private ad aver attraversato lo Stretto negli ultimi mesi. Mordashov, che ha stretti legami con Putin, non risulta essere il proprietario ufficiale dell'imbarcazione di lusso, tuttavia nel 2022 l'imbarcazione è stata registrata a nome di una società di proprietà di sua moglie. Secondo i dati della piattaforma Marine Traffic il Nord, il cui valore è stimato in oltre 500 milioni di dollari, ha lasciato Dubai venerdì sera ed è arrivato ad Al Mouj, un porto turistico nella capitale dell'Oman, domenica mattina.


Prezzi del petrolio in rialzo in scia allo stallo tra Usa e Iran: a chiusura delle contrattazioni asiatiche, i futures sul Brent si avvicinano ai 104 dollari al barile (+2,3%), mentre il greggio americano Wti viaggia in area 98,5 dollari (+2,3%). Il presidente Usa Trump, ha scritto il New York Times, ha detto ai suoi consiglieri di non essere soddisfatto dell'ultima proposta iraniana per riaprire lo Stretto di Hormuz e mettere fine della guerra.


Il ministro degli Esteri iraniano, Abbas Araghchi, ha ringraziato la Russia per la sua solidarietà e il suo sostegno alla diplomazia dopo l'incontro avuto ieri con il presidente Vladimir Putin. "Siamo stati lieti di collaborare con la Russia al più alto livello in un momento di grandi cambiamenti nella regione - ha scritto il ministro su X - gli eventi recenti hanno dimostrato la profondità e la solidità del nostro partenariato strategico. Mentre i nostri rapporti continuano a rafforzarsi, siamo grati per la solidarietà dimostrata e accogliamo con favore il sostegno della Russia alla diplomazia".


"Non ho alcun dubbio che, se questo regime clericale radicale rimarrà al potere in Iran, a un certo punto deciderà di dotarsi di un'arma nucleare. Quel problema fondamentale deve ancora essere affrontato. Rimane il punto centrale della questione". Lo ha affermato il Segretario di Stato americano Marco Rubio parlando in un'intervista a Fox News in merito all'ultima proposta di Teheran per mettere fine al conflitto. "Dobbiamo garantire che qualsiasi accordo venga raggiunto, qualsiasi patto venga stipulato, impedisca loro in modo definitivo di correre verso un'arma nucleare in qualsiasi momento", ha aggiunto.


Le compagnie aeree europee stanno facendo leva sulla crisi dei prezzi del carburante per chiedere a Regno Unito e Unione europea di ridurre o sospendere alcune norme del settore, comprese le proposte che consentirebbero ai passeggeri di portare gratuitamente due bagagli a mano su ogni volo. Lo riferisce il Financial Times, secondo cui le lobby del trasporto aereo chiedono ai decisori politici di ritirare o alleggerire misure contestate da anni, tra cui nuove regole sui bagagli, pagamenti ambientali e meccanismi di compensazione per i passeggeri. Secondo il settore, tali obblighi penalizzano già i vettori europei e britannici rispetto ai concorrenti internazionali e dovrebbero essere sospesi per aiutarli a fronteggiare il raddoppio dei prezzi del carburante per aerei nelle ultime settimane. Jo'zsef Va'radi, amministratore delegato di Wizz Air, ha dichiarato: "Non ho iniziato io una guerra in Iran. Quindi perché dovrei sopportarne le conseguenze?". Va'radi ha chiesto ai governi di sospendere le regole che impongono alle compagnie di pagare compensazioni se le carenze di carburante impediscono di operare voli, definendo molte norme del settore "politicamente motivate".


Le autorità dell'Iran hanno confermato di essere impegnate a esaminare una richiesta degli Stati Uniti per riavviare i negoziati, segnalando un possibile cambiamento di tono da parte di Washington dopo settimane di forte tensione. Una conferma in tal senso è giunta anche dal ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi, in visita ufficiale in Russia. Teheran, tuttavia, non ha ancora fornito una risposta formale. Secondo funzionari iraniani citati dall'emittente televisiva in lingua araba Al Jazeera, il riavvio del dialogo dovrà essere preceduto in ogni caso dalla fine del conflitto in corso e da garanzie concrete che il Paese non subirà nuovi attacchi da parte degli Stati Uniti. Alla base dello stallo resta la questione nucleare.


Il Comando centrale degli Stati Uniti (Centcom) ha reso noto che il cacciatorpediniere lanciamissili Uss Rafael Peralta ha intercettato domenica la petroliera M/T Stream dopo che l'imbarcazione avrebbe tentato di dirigersi verso un porto iraniano. Secondo il Comando centrale, l'operazione rientra nel quadro del blocco navale statunitense dei porti iraniani. A corredo dell'annuncio è stata diffusa anche una fotografia che mostra il cacciatorpediniere accanto alla petroliera. Stando ai dati della società di analisi marittima MarineTraffic, la M/T Stream è una petroliera per il trasporto di greggio battente bandiera iraniana. La sua ultima posizione nota risaliva a tredici giorni fa nello Stretto di Malacca, nel Sud-est asiatico. In precedenza, il ministero degli Esteri iraniano aveva accusato Washington di "pirateria" e di "rapina armata in alto mare" per il sequestro di altre due petroliere legate all'Iran, la Majestic X e la Tifani.


I Democratici Usa forzeranno questa settimana il sesto voto al Senato federale su una risoluzione volta a limitare i poteri di guerra del presidente Donald Trump nell'ambito del conflitto con l'Iran. Ad annunciarlo è stato il leader della minoranza democratica al Senato, Chuck Schumer, che ha definito il conflitto una "guerra di scelta" e ha accusato Trump di aver trascinato il Paese in un conflitto irresponsabile e impopolare. La risoluzione mira a riaffermare il ruolo costituzionale del Congresso, cui spetta il potere esclusivo di dichiarare guerra, e a impedire ulteriori operazioni militari contro l'Iran senza una preventiva autorizzazione parlamentare. Dall'inizio del conflitto con l'Iran il 28 febbraio scorso i Democratici hanno tentato più volte senza successo di imporre limiti all'azione militare dell'amministrazione Trump con diversi voti sia al Senato sia alla Camera dei rappresentanti.


I funzionari di Stati Uniti e Iran hanno avuto un duro confronto alle Nazioni Unite in occasione dell'apertura della conferenza di revisione del Trattato di non proliferazione nucleare, dopo la nomina di Teheran a una delle vicepresidenze dell'assise. La designazione dell'Iran, proposta dal gruppo dei Paesi non allineati, ha suscitato la forte protesta di Washington. Il rappresentante statunitense per il controllo degli armamenti, Christopher Yeaw, ha definito la scelta un affronto al trattato, accusando Teheran di aver ripetutamente violato i propri obblighi e di non collaborare con l'Agenzia internazionale per l'energia atomica (Aiea). L'ambasciatore iraniano presso l'agenzia, Reza Najafi, ha respinto le accuse come infondate e politicamente motivate, ricordando che gli Stati Uniti restano l'unico Paese ad aver impiegato armi nucleari in guerra e continuano a modernizzare il proprio arsenale.


Donald Trump e i suoi consiglieri alla sicurezza nazionale sono scettici sull'offerta dell'Iran per riaprire lo Stretto di Hormuz e sospendere le trattative sul nucleare. Lo riporta il Wall Street Journal citando alcune fonti. La Casa Bianca continuerà a negoziare con Teheran e probabilmente presenterà la sua risposta e le sue controproposte nei prossimi giorni. Anche se l'offerta iraniana non è stata respinta categoricamente, Trump e i suoi consiglieri sono dubbiosi sull'azione in buona fede dell'Iran e sull'intenzione di Teheran di mettere fine all'arricchimento dell'uranio e impegnarsi a non sviluppare l'arma nucleare.

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