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Speciale Guerra in Iran

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Trump: "Non invierò soldati in Iran" | Crosetto: "Nessuna missione e nessun ingresso a Hormuz senza tregua e iniziativa multilaterale estesa"

Londra annuncia piano a 6 per riapertura dello Stretto, c'è l'Italia. Il tycoon a Netanyahu: "Non colpire petrolio e gas" 

19 Mar 2026 - 23:39
 © Afp

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La guerra in Medio Oriente fra Israele, Stati Uniti e Iran sta per entrare nella quarta settimana. Secondo l'agenzia Reuters il presidente Usa, Donald Trump, starebbe valutando l'invio di "migliaia di soldati a Kharg e lungo le coste dello Stretto di Hormuz". Il Washington Post ha riportato un'indiscrezione secondo la quale il Pentagono avrebbe chiesto alla Casa Bianca di approvare una richiesta al Congresso di oltre 200 miliardi di dollari per finanziare la guerra. Secondo alcuni funzionari dell'amministrazione, però, la cifra non sarebbe realistica. Il tycoon ha minacciato di distruggere l'enorme giacimento di gas iraniano di South Pars se Teheran dovesse attaccare nuovamente l'importante impianto di produzione di gas naturale liquefatto (gnl) di Ras Laffan in Qatar. Si impenna il prezzo del greggio Brent, +5% a 112 dollari al barile. Media hanno riferito che la raffineria Samref, situata nel porto di Yanbu sul Mar Rosso, è stata colpita da un attacco aereo. Il colpo ha provocato danni limitati nel sito che è simbolo della potenza dell'industria petrolchimica dell'Arabia Saudita. Una fonte della sicurezza irachena ha riferito ad Al Jazeera che due droni hanno colpito una base Usa situata vicino all'aeroporto di Baghdad. Intanto il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha assicurato che "non invierà soldati in Iran" in un incontro nello Studio Ovale con la premier giapponese. Mentre il dipartimento di Stato ha annunciato che gli Usa hanno approvato vendite di armi per oltre 16 miliardi di dollari agli Stati del Golfo colpiti dalla guerra con l'Iran. Intanto il tycoon ha avvertito Netanyahu: "Non colpire petrolio e gas", mentre Crosetto ha rilasciato una nota in cui dichiara che "riteniamo che sia giusto e opportuno che siano le Nazioni Unite a offrire la cornice giuridica per un'iniziativa pacifica e multilaterale per raggiungere" una tregua, affermando che senza di essa l'Italia non prevede "nessun ingresso a Hormuz".


Nell'intervento al summit con i leader europei la presidente della Bce Christine Lagarde "ha affermato che la guerra in Medio Oriente ha aumentato significativamente l'incertezza, creando rischi al rialzo per l'inflazione e rischi al ribasso per la crescita economica, soprattutto nel breve termine". E' quanto si apprende da fonti a conoscenza della discussione. "L'aumento dei prezzi dell'energia spingerà l'inflazione oltre il 2% nel breve termine e peserà sulla crescita. Gli effetti a medio termine dipenderanno dall'intensità e dalla durata della guerra, nonché dagli effetti indiretti e di secondo ordine dello shock energetico".


Secondo quanto riferito dalle forze armate israeliane (Idf), nell'ultimo giorno l'aeronautica militare israeliana ha colpito oltre 130 obiettivi nell'Iran occidentale e centrale. Secondo l'Idf, tra gli obiettivi figuravano lanciatori di missili balistici, droni e sistemi di difesa aerea.


Il Comando centrale americano ha annunciato di aver distrutto l'impianto di missili superficie-superficie a Karaj, a nord-ovest di Teheran. Lo stabilimento veniva utilizzato per "assemblare missili balistici che minacciavano gli americani, i Paesi vicini e il traffico marittimo commerciale", riferisce il Centcom in un post sui social.


Gli attacchi iraniani hanno interrotto il 17% della capacità di esportazione di gas naturale liquefatto del Qatar, con perdite stimate in circa 20 miliardi di dollari annui e rischi per le forniture verso Europa e Asia. Lo ha dichiarato il ministro di Stato per l'Energia e amministratore delegato di QatarEnergy, Saad bin Sherida Al Kaabi. In un'intervista all'agenzia di stampa del Qatar, Al Kaabi ha riferito che due delle 14 unità di liquefazione del gas, oltre a uno dei due impianti gas-to-liquids, sono stati danneggiati dagli attacchi. I lavori di riparazione comporteranno l'interruzione della produzione di circa 12,8 milioni di tonnellate di Gnl all'anno per un periodo compreso tra tre e cinque anni.


Donald Trump bacchetta Benyamin Netanyahu per gli attacchi al gas e al petrolio iraniano. "Gli ho detto di non farlo", ha assicurato il presidente alla Casa Bianca accanto alla premier giapponese Sanae Takaichi, dando voce a una frustrazione già espressa su Truth dove, con un messaggio infuocato in tarda serata, aveva smentito che gli Stati Uniti fossero stati informati del raid al giacimento di South Pars. Con Netanyahu "andiamo d'accordo, ma in qualche occasione fa qualcosa... E se a me non piace gli dico che noi non la facciamo", ha poi precisato, cercando di mostrare un fronte compatto fra i due alleati nonostante - come ammesso dalla direttrice dell'intelligence Tulsi Gabbard - gli obiettivi dei due Paesi siano diversi.


Anche il Canada si è unito alle dichiarazioni dei leader di sei paesi (Regno Unito, Italia, Francia, Germania, Olanda e Giappone) sullo stretto di Hormuz. È quanto risulta dal comunicato congiunto pubblicato sul sito di Downing Street. In calce al testo, si precisa: "Successivamente alla pubblicazione, il Canada ha confermato di aver aderito anch'esso alla dichiarazione congiunta dei leader".


"Non sono sicuro di chi stia governando l'Iran in questo momento". Lo dice il primo ministro israeliano, Benjamin Netanyahu, durante una conferenza stampa "Mojtaba Khamenei non si è ancora fatto vedere", ha continuato.


Il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu ha negato che Israele abbia trascinato gli Stati Uniti in un conflitto con l'Iran, definendo tali ricostruzioni fake news durante una conferenza stampa. "Qualcuno pensa davvero che si possa dire al presidente Trump cosa fare? Il presidente Trump prende sempre decisioni sulla base di ciò che ritiene giusto per l'America", ha dichiarato Netanyahu. Il premier ha evidenziato che Stati uniti e Israele stanno operando "in stretto coordinamento" a livello militare e di intelligence, sostenendo che gli obiettivi comuni vengono raggiunti "a velocità fulminea". Netanyahu ha inoltre ribadito che l'Iran rappresenta da decenni una minaccia per Israele e per la sicurezza globale, ricordando come anche Donald Trump abbia espresso posizioni analoghe già in passato e abbia sostenuto la necessità di impedire a Teheran di dotarsi di armi nucleari. Il primo ministro ha inoltre accusato la leadership iraniana di ostilità ideologica verso Stati uniti e Occidente, sostenendo che il regime considera come propria ragion d'essere la distruzione dell'ordine occidentale.


Le riserve strategiche di petrolio rilasciate dai paesi componenti dell'Iea (l'agenzia internazionale per il petrolio, ndr) "hanno iniziato a essere rese disponibili sul mercato". È quanto scrive l'organizzazione a seguito della decisione presa lo scorso 11 marzo per rispondere al blocco dello stretto di Hormuz. Si tratta, spiega l'Iea, principalmente "di greggio ma in Europa sarà sotto forma principalmente di prodotti raffinati".


"Quanto tempo prenderà la guerra? Fino a che sarà necessario". Lo ha affermato il primo ministro israeliano Benyamin Netanyahu in conferenza stampa. "In una mano teniamo la spada di Davide, e l'altra è tesa verso la pace. Chi ci porgerà la mano in segno di pace, la stringeremo. A chi ci attaccherà, toglieremo la mano", ha detto il premier.


Il regime in Iran non è vicino al collasso, la resa di Teheran non è all'ordine del giorno. Lo dicono funzionari della sicurezza israeliana all'emittente Channel 12 dopo che nella serata di ieri, in una riunione protrattasi fino a dopo mezzanotte, i ministri del gabinetto politico e di sicurezza sono stati informati della situazione. La guerra con l'Iran si protrarrà probabilmente per settimane, aggiungono fonti autorevoli citate da Channel 12."


"Dopo 20 giorni di attacchi, oggi l'Iran non ha la capacità di arricchire uranio né di produrre missili balistici. E continuiamo a colpire". Lo ha dichiarato il primo ministro israeliano Benyamin Netanyahu in conferenza stampa, la seconda da quando è iniziata l'operazione "Il Ruggito del leone".


"Qualsiasi partecipazione all'aggressione militare statunitense-sionista" nello Stretto di Hormuz "equivarrebbe a complicità nell'aggressione e negli efferati crimini commessi dagli aggressori". Lo ha detto il ministro degli Esteri iraniano Seyyed Abbas Araghchi, in una telefonata con il ministro degli Esteri giapponese, Toshimitsu Motegi. "L'attuale situazione nello Stretto di Hormuz è il risultato della guerra imposta dagli Stati Uniti e dal regime sionista alla regione, ha detto il ministro iraniano, "gli Stati Uniti devono essere ritenuti responsabili non solo per questa guerra imposta e per i crimini di guerra commessi, ma anche per le conseguenze economiche dell'insicurezza nella regione del Golfo Persico", ha aggiunto Araghchi. Il ministro degli esteri di Teheran ha fatto riferimento "alle nefaste manovre degli Stati Uniti per trascinare altri in guerra con il pretesto di contribuire alla riapertura dello Stretto di Hormuz", e ha affermato che "qualsiasi partecipazione all'aggressione militare statunitense-sionista equivarrebbe a complicità nell'aggressione e negli efferati crimini commessi dagli aggressori".


"Non ci si può aspettare che mostriamo moderazione finché gli Stati Uniti e Israele ci attaccano". Lo ha dichiarato a Sky News il portavoce del ministero degli Esteri iraniano Esmaeil Baghaei, escludendo ogni possibilità di una tregua nel conflitto in Medio Oriente. "Questa furia omicida deve fermarsi", ha aggiunto. E ancora: "Non ci si può aspettare che un Paese che si difende da un atto di aggressione porga un ramoscello d'ulivo a chi non conosce confini nel colpire il tuo territorio".


Il documento approvato oggi da alcune nazioni europee e non, tra cui l'Italia, non prevede "nessuna missione di guerra". Lo afferma in una nota il ministro della Difesa, Guido Crosetto, commentando alcune "interpretazioni totalmente errate" del testo. "Nessuna missione di guerra. Nessun ingresso a Hormuz senza una tregua e senza un'iniziativa multilaterale estesa", si legge nella nota. "Siamo consapevoli però dell'importanza per tutti di lavorare per la riapertura in sicurezza di Hormuz e riteniamo che sia giusto e opportuno che siano le Nazioni Unite a offrire la cornice giuridica per un'iniziativa pacifica e multilaterale per raggiungere questo obiettivo", ha detto il ministro.


Il presidente degli Stati uniti Donald Trump ha spiegato oggi di non aver informato preventivamente gli alleati dell'attacco contro l'Iran per preservare l'effetto sorpresa dell'operazione. Parlando dalla Casa Bianca accanto alla premier giapponese Sanae Takaichi, Trump ha affermato che "quando entriamo in azione lo facciamo in modo deciso, e non abbiamo detto nulla a nessuno perché volevamo la sorpresa". Il presidente ha fatto riferimento anche all'attacco giapponese a Pearl Harbor, dichiarando: "Chi conosce meglio la sorpresa del Giappone? Perché non ci avete avvisato di Pearl Harbor?", aggiungendo che "se lo dici a tutti, non è più una sorpresa". Trump ha quindi rivendicato l'efficacia dell'operazione, sostenendo che "nei primi due giorni abbiamo distrutto circa il 50% degli obiettivi, molto più di quanto ci aspettassimo", proprio grazie all'effetto sorpresa.


Il presidente degli Stati uniti Donald Trump ha confermato l'intenzione di destinare un ingente stanziamento per rafforzare la produzione di munizioni e armamenti, sottolineando la necessità di prepararsi a un contesto globale sempre più instabile, alla luce anche del conflitto in corso con l'Iran. Il Washington Post ha scritto che il Pentagono vorrebbe 200 miliardi di dollari. Parlando dalla Casa Bianca accanto alla premier giapponese Sanae Takaichi, Trump ha dichiarato che "vogliamo avere enormi quantità di munizioni" e che l'industria militare americana sta già producendo "a un livello mai visto prima". Il presidente ha spiegato che, nonostante gli Stati uniti dispongano già di scorte significative, queste sono state ridotte anche a causa del sostegno all'Ucraina, aggiungendo che "Biden ha dato via così tanto (all'Ucraina), ma non ha ricostruito nulla". Trump ha parlato di qualcosa come 350 miliardi di dollari in armi e contanti assegnati a Kiev.


"La nostra risposta all'attacco di Israele alle nostre infrastrutture ha impiegato solo una piccola parte della nostra potenza. L'unica ragione di tale moderazione è stato il rispetto della richiesta di allentamento delle tensioni". Lo ha scritto in un post sul social X il ministro degli Esteri dell'Iran Abbas Araghchi. "Nessuna moderazione se le nostre infrastrutture verranno colpite di nuovo", ha minacciato, "qualsiasi conclusione di questa guerra dovrà tenere conto dei danni subiti dai nostri siti civili".


L'isola di Kharg è nel mirino di Donald Trump, che sta valutando la possibilità di sequestrare il deposito petrolifero sull'isola oppure distruggerla. Lo riportano alcuni media americani. Il sequestro, spiega The Hill, richiederebbe il dispiegamento di forze a terra e rappresenterebbe un'escalation nel conflitto. Secondo gli esperti la mossa sarebbe particolarmente rischiosa, in quanto si tradurrebbe probabilmente in un maggior numero di vittime americane e difficilmente spingerebbe l'Iran a sedersi al tavolo delle trattative. Il presidente ha attaccato Kharg ma solo gli obiettivi militari, avvertendo comunque che potrebbe far scattare un attacco su più ampia scala. Fra le alternative a disposizione di Trump c'è il sequestro dell'isola per riaprire lo Stretto di Hormuz. Se l'amministrazione seguisse il copione usato in Venezuela, l'operazione - riporta Politico - potrebbe iniziare con le navi americane che circondano l'isola per evitare alle petroliere di rifornirsi. Un'altra possibilità è la distruzione dell'isola ma comporta molti rischi in quanto priverebbe gli iraniani delle necessarie risorse finanziarie in un momento in cui gli Stati Uniti stanno cercando di costruire il consenso per capovolgere il regime, rafforzando di fatto il Corpo delle Guardie Rivoluzionarie.


"L'Iran è quasi raso al suolo, l'unica cosa rimasta è lo Stretto di Hormuz. Noi stiamo difendendo lo Stretto per tutti". Lo ha detto Donald Trump. "In due settimane abbiamo distrutto la loro Marina, la loro aeronautica e tutta la loro tecnologia è andata. Al di là di questo l'Iran sta bene", ha messo in evidenza Trump facendo sorridere i presenti.


"Gli alleati stanno diventando più disponibili" nel loro impegno sullo stretto di Hormuz ma "è troppo tardi". Lo ha detto Donald Trump durante un incontro nello Studio Ovale con la premier giapponese.


"Ho detto" al premier israeliano Benjamin Netanyahu "di non colpire petrolio e gas": lo ha detto il presidente degli Stati Uniti Donald Trump.


Le raffinerie di Haifa sono state colpite da un frammento di un intercettore che ha colpito una struttura sul posto e non dal missile a frammentazione lanciato dall'Iran. All'interno dell'edificio erano presenti materiali infiammabili che hanno provocato l'incendio. Tra le 15 e le 20 squadre dei vigili del fuoco stanno operando sul luogo. È stato escluso il rischio di una fuoriuscita di sostanze pericolose. L'Idf ha reso noto che le truppe stanno conducendo operazioni di ricerca e fornendo assistenza ai civili sul posto. 

Dopo l'incendio alla raffineria Bazan di Haifa, nel nord di Israele, è stato scongiurato il rischio di una fuga di materiali pericolosi. L'Autorità antincendio ha dichiarato: "Dopo aver effettuato approfondite ispezioni, i vigili del fuoco e le squadre di soccorso stanno conducendo operazioni di spegnimento e raffreddamento dell'impianto e monitorando la situazione per eliminare i materiali pericolosi. Non sussiste alcun pericolo per la popolazione".

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Gli Stati Uniti hanno approvato vendite di armi per oltre 16 miliardi di dollari agli Stati del Golfo colpiti dalla guerra con l'Iran. Lo annuncia il dipartimento di Stato.


Donald Trump ha assicurato che "non invierà soldati in Iran" in un incontro nello Studio Ovale con la premier giapponese.


Un eventuale missione che possa coinvolgere diversi Paesi come l'Italia, per garantire la navigazione commerciale dello Stretto di Hormuz, potrebbe avvenire solo sotto l'egida delle Nazioni Unite. Lo ribadiscono fonti informate della Difesa.


È stata autorizzata la pubblicazione della notizia secondo cui un bombardamento proveniente dall'Iran ha causato danni alle raffinerie nella zona di Haifa, in Israele. Si tratterebbe di una bomba a grappolo. Le immagini in tv mostrano una densa colonna di fumo che si leva dal luogo dell'impatto. Il ministro dell'Energia israeliano, Eli Cohen, ha affermato che "non si sono verificati danni significativi alle infrastrutture nello Stato di Israele".


Un caccia F-35 statunitense ha effettuato un atterraggio di emergenza presso una base aerea statunitense in Medio Oriente dopo essere stato colpito da un presunto attacco iraniano. Lo riferiscono due fonti a conoscenza della questione alla Cnn. Il capitano Tim Hawkins, portavoce del Comando Centrale degli Stati Uniti, ha dichiarato che il jet stealth di quinta generazione stava "conducendo una missione di combattimento sopra l'Iran" quando è stato costretto a effettuare un atterraggio di emergenza. Hawkins ha affermato che l'aereo è atterrato in sicurezza e che l'incidente e' oggetto di indagine. L'episodio rappresenterebbe la prima volta in cui l'Iran colpisce un velivolo statunitense nella guerra iniziata alla fine di febbraio.


Secondo quanto reso noto da Downing Street, il primo ministro britannico, Keir Starmer, ha parlato con il segretario generale della Nato, Mark Rutte, e con il presidente francese, Emmanuel Macron. I leader hanno discusso della situazione in Medio Oriente, compresi i gravissimi attacchi iraniani contro le infrastrutture energetiche del Qatar. "Gli attacchi alle infrastrutture critiche rischiano di spingere la regione in una crisi ancora più profonda", hanno convenuto i leader. Per quanto riguarda lo Stretto di Hormuz, i leader hanno ribadito l'importanza di "garantire la sicurezza di questa rotta marittima fondamentale e di sostenere la libertà di navigazione". "È vitale che i partner collaborino per elaborare un piano realizzabile", ha aggiunto Starmer. I leader hanno concordato di risentirsi presto.


Un ministro israeliano ha dichiarato che "ogni giorno della campagna" di bombardamenti israelo-americani in corso da quasi tre settimane in Iran è "un'enorme benedizione per Israele" e un'opportunità "per aggravare i danni inflitti" alla Repubblica islamica. "Il dibattito non dovrebbe riguardare quando (la guerra) finirà, ma come prolungheremo e aggraveremo i danni inflitti", ha affermato Zeev Elkin, membro del Likud, il partito di destra del Primo Ministro Benjamin Netanyahu. "Ogni giorno della campagna è un'enorme benedizione per lo Stato di Israele", ha dichiarato il ministro responsabile della Ricostruzione del Nord e del Sud e membro del gabinetto di sicurezza, un piccolo organo governativo autorizzato a prendere decisioni diplomatiche e strategiche urgenti, in particolare in tempo di guerra. Parlando alla radio dell'esercito, Elkin ha anche elogiato la "cooperazione unica con gli Stati Uniti, che non si prevede si ripeterà".


Il tenente colonnello Nadav Shoshani, portavoce dell'esercito israeliano, ha affermato giovedì che 500 delle 1000 vittime in Libano erano membri di Hezbollah, di cui 200 dell'unità d'élite Radwan.


Israele ha colpito per la prima volta obiettivi iraniani nel Mar Caspio. Lo ha annunciato il tenente colonnello Nadav Shoshani, portavoce dell'esercito israeliano. Shoshani ha affermato che gli attacchi hanno colpito decine di obiettivi, tra cui navi lanciamissili, un cantiere navale e un centro di comando e controllo.


"Le guerre generano sfiducia, paura, chiusura e le conseguenze sono immediate: impennate dei prezzi energetici e con un rischio inflazionistico sulle famiglie, mentre il famigerato spread ha rialzato la testa. E quindi è uno stress test impegnativo anche per i conti pubblici". Lo ha detto Giancarlo Giorgetti, ministro dell'Economia e delle Finanze, in un videomessaggio diffuso durante la tappa milanese di Motore Italia, il roadshow crossmediale di Milano Finanza.


Il ministero della Salute del Libano afferma che oltre mille persone sono state uccise nella guerra tra Israele e Hezbollah. Tra le 1001 vittime ci sono 118 bambini e 79 donne, mentre 2584 persone sono rimaste ferite. Oltre un milione di persone in Libano sono state sfollate a causa degli intensi combattimenti, mentre Israele continua i suoi attacchi quotidiani su ampie zone nel sud del Paese e sui sobborghi meridionali di Beirut.


Gli attacchi israeliani contro la città portuale iraniana di Bandar Anzal e nel Mar Caspio, avvenuti la scorsa notte, hanno distrutto diverse imbarcazioni della Marina iraniana, nonché infrastrutture navali. Lo ha reso noto l'esercito israeliano pubblicando anche dei filmati degli attacchi. Secondo le Forze armate israeleane, gli attacchi hanno distrutto una corvetta della Marina iraniana, quattro motovedette lanciamissili, diverse navi ausiliarie e pattugliatori, oltre a un centro di comando e un cantiere navale. Alcune delle imbarcazioni si trovavano in porto, mentre altre erano in mare aperto.


Circa un centinaio di militari spagnoli è già stato evacuato dall'Iraq e trasferito in Turchia, mentre altri 200 lasceranno il Paese nelle prossime ore, nell'ambito di un'operazione avviata dal ministero della Difesa alla luce del deterioramento della situazione di sicurezza nella regione. L'evacuazione riguarda il contingente spagnolo dispiegato nel quadro delle missioni internazionali presenti nel Paese e si inserisce in un più ampio piano di ridislocazione delle truppe alleate, a fronte dell'aumento delle tensioni in Medio Oriente. Le operazioni sono state organizzate con l'obiettivo di garantire la sicurezza del personale militare, in un contesto segnato dal rischio crescente di attacchi e da un quadro operativo sempre più instabile. I trasferimenti sono stati effettuati verso la Turchia, considerata al momento una destinazione più sicura.


"Vedremo se l'isola di Kharg alla fine diventerà un asset americano". Lo ha detto il segretario al Tesoro Scott Bessent in un'internista a Fox. "Ieri sera è stata la notte con il maggior numero di attacchi dall'inizio di questa campagna. Continuiamo a intensificare la campagna militare", ha aggiunto mettendo in evidenza che "il regime è in difficoltà". "Sarei sorpreso se, alla fine, non si formasse una qualche forma di coalizione globale per scortare le navi attraverso lo Stretto di Hormuz. Sarebbe davvero deludente se coloro che ne traggono i maggiori benefici non facessero nulla", ha osservato.


Gli attacchi iraniani hanno messo fuori uso il 17% della capacità di esportazione di gas naturale liquefatto (GNL) del Qatar, causando una perdita stimata di 20 miliardi di dollari in entrate annuali e minacciando le forniture verso Europa e Asia, ha dichiarato giovedì a Reuters il CEO di QatarEnergy.  Saad al-Kaabi ha riferito che due dei 14 "train" (impianti di liquefazione) di GNL del Qatar e uno dei suoi due impianti GTL (gas-to-liquids) sono stati danneggiati in questi attacchi senza precedenti. Le riparazioni bloccheranno 12,8 milioni di tonnellate all'anno di GNL per un periodo compreso tra i tre e i cinque anni, ha aggiunto. 

"Mai nei miei sogni più sfrenati avrei pensato che il Qatar — e la regione — potesse subire un simile attacco, specialmente da un paese musulmano fratello durante il mese di Ramadan, attaccandoci in questo modo", ha affermato Kaabi in un'intervista.Ore prima, l'Iran aveva lanciato una serie di attacchi contro le strutture petrolifere e di gas del Golfo, facendo seguito agli attacchi israeliani contro le proprie infrastrutture del gas. La società statale QatarEnergy potrebbe dover dichiarare lo stato di forza maggiore sui contratti a lungo termine fino a cinque anni per le forniture di GNL dirette a Italia, Belgio, Corea del Sud e Cina a causa dei due impianti danneggiati, ha spiegato Kaabi.


Sei Paesi - Regno Unito, Italia, Francia, Germania, Olanda e Giappone - si sono dichiarati oggi pronti a contribuire a un piano per garantire la navigazione commerciale dello strategico Stretto di Hormuz, chiuso in parte dall'Iran in risposta agli attacchi di Usa e Israele. Lo si legge in un comunicato diffuso da Downing Street nel quale i sei condannano inoltre con forza gli attacchi attribuiti a Teheran.


"Il mio messaggio a Usa e Israele è che è tempo di finire questa guerra che rischia di andare totalmente fuori controllo, con una propagazione sull'economia mondiale che rischia di essere davvero drammatica, specie per i Paesi in via di sviluppo. All'Iran dico: basta con gli attacchi ai tuoi vicini, e apra lo stretto di Hormuz". Lo ha detto il segretario generale dell'Onu Antonio Guterres nel punto stampa con il presidente del Consiglio europeo Antonio Costa. "E' tempo che la diplomazia prevalga, è tempo che la forza della legge prevalga sulla legge della forza", ha aggiunto


"L'esercito degli Stati Uniti ha in mano il destino dell'Iran. Siamo noi a dettare le regole. Abbiamo dei obiettivi. E questi obiettivi sono chiari". Lo ha ribadito il ministro della Guerra americano, Pete Hegseth, nella sua quotidiana conferenza stampa. Poi, a una domanda riguardo al rapporto con l'esercito israeliano, ha aggiunto: "Anche i nostri alleati perseguono degli obiettivi".


Mentre aumenta la pressione sullo Stretto di Hormuz, dallo Yemen gli Houthi si preparano ad aggiungere un altro nodo di tensione nel Mar Rosso, a cui si accede tramite lo Stretto di Bab-el-Mandeb. Dopo aver portato avanti diverse azioni di pirateria prendendo di mira i mercantili negli scorsi mesi, i miliziani anti-governativi yemeniti hanno promesso di non ledere gli interessi di Russia e Cina nel caso dovessero riprendere gli attacchi contro le navi. 


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È atterrato questa mattina in Libano un volo umanitario della Cooperazione italiana, organizzato in partenariato con l'agenzia delle Nazioni Unite per i rifugiati (Unhcr) per far fronte alla grave situazione umanitaria nel Paese e al crescente numero di sfollati interni. Lo rende noto la Farnesina. L'iniziativa è stata promossa su impulso del ministro degli Esteri, Antonio Tajani, d'intesa con il vice ministro, Edmondo Cirielli. Tajani ha evidenziato come il volo rappresenti "un segno tangibile della vicinanza del Governo italiano alle popolazioni colpite e un contributo concreto in un momento particolarmente difficile per il Paese". Il volo, partito dalla base di pronto intervento umanitario delle Nazioni Unite (Unhrd) di Brindisi, è atterrato all'aeroporto di Beirut con un carico di circa 30 tonnellate di beni di prima necessità, tra cui set da cucina, coperte, kit igienici e taniche, destinati a oltre 1500 famiglie. Gli aiuti saranno consegnati all'ufficio locale dell'Unhcr che provvederà alla distribuzione, in stretto coordinamento con le autorità libanesi, alle famiglie sfollate in tutto il Paese, nonché alle comunità ospitanti, dove i bisogni umanitari continuano a crescere.


Secondo l'agenzia di stampa iraniana Tasnim, due persone sono morte e tre sono rimaste ferite a seguito di un attacco con drone che ha colpito la città nord-occidentale di Malekan. Tra le vittime ci sono un civile e un membro del personale di sicurezza. In precedenza i media iraniani avevano riportato di un attacco israelo-statunitense in un'area residenziale nella provincia di Dorud, nella regione del Lorestan, in cui sono morte almeno 12 persone.


Le autorità iraniane hanno arrestato 41 persone nella provincia settentrionale di Alborz, accusate di aver condiviso filmati legati alla guerra con "emittenti ostili". Lo ha reso noto l'emittente pubblica Irib, citando fonti della polizia locale. Si tratta dell'ennesima ondata di arresti da parte della Repubblica islamica dall'inizio della guerra. In manette finiscono civili accusati dagli ayatollah di cooperare in vari modi con Stati Uniti e Israele, ad esempio diffondendo informazioni sulle postazioni militari o condividendo immagini e video.


Il presidente francese Emmanuel Macron ha denunciato una "escalation sconsiderata" in Medio Oriente. "Mentre la regione entra in un periodo di feste religiose, penso che tutti gli animi dovrebbero calmarsi e la guerra dovrebbe fermarsi almeno per qualche giorno per cercare di ridare una possibilità ai negoziati", ha detto Macron durante un punto stampa in vista del vertice del Consiglio europeo di Bruxelles. "La Francia difende il ritorno al dialogo e la de-escalation nella regione", ha dichiarato il presidente francese che ha difeso "l'idea di una moratoria sulle infrastrutture civili" nel conflitto in Medio Oriente.


La riunione ministeriale consultiva dei ministri degli Esteri di un gruppo di Paesi arabi e islamici, tenutasi ieri a Riad, ha espresso "una forte condanna degli attacchi iraniani con missili e droni, considerandoli una violazione della sovranità e del diritto internazionale, attribuendo all'Iran la piena responsabilità delle perdite e chiedendo la cessazione immediata e incondizionata delle ostilità, nonché il rispetto delle risoluzioni del Consiglio di Sicurezza". Lo riferisce in una nota lo sceicco Mohammed bin Abdulrahman bin Jassim Al Thani, primo ministro e ministro degli Esteri del Qatar. "La riunione ha inoltre sottolineato la gravità del sostegno alle milizie e della destabilizzazione della sicurezza, affermando che l'Iran deve rivedere seriamente i propri calcoli errati. Ha avvertito che il persistere nella violazione dei principi di buon vicinato e della sovranità degli Stati comporterà gravi conseguenze per l'Iran stesso e per la sicurezza regionale e avrà un costo elevato che influenzerà negativamente le sue relazioni con i Paesi e i popoli della regione, che non resteranno a guardare di fronte a minacce alle proprie risorse", conclude il leader qatarino. Alla riunione erano presenti i ministri degli Esteri e rappresentanti del Regno dell'Arabia Saudita, della Repubblica dell'Azerbaigian, del Regno hascemita di Giordania, degli Emirati Arabi Uniti, del Regno del Bahrein, della Repubblica islamica del Pakistan, della Repubblica di Turchia, della Repubblica araba siriana, dello Stato del Kuwait, della Repubblica libanese e della Repubblica araba d'Egitto.


Le difese aeree del Bahrein hanno intercettato e distrutto 134 missili e 238 droni lanciati dall'Iran contro il Regno dall'inizio dell'escalation. Lo riferisce il comando generale delle Forze di difesa del Bahrein. Secondo la nota, i sistemi di difesa aerea restano impegnati nel contrasto a "ondate successive di attacchi iraniani", mentre le autorità militari sottolineano l'elevato livello di prontezza operativa e la capacità di proteggere lo spazio aereo nazionale. Il comando invita inoltre la popolazione a mantenere "la massima cautela", a evitare le aree colpite e a non diffondere immagini o informazioni non verificate sulle operazioni militari. Le Forze di difesa del Bahrein denunciano infine l'uso di missili balistici e droni contro obiettivi civili e proprietà private come una "grave violazione del diritto internazionale umanitario" e una minaccia diretta alla sicurezza regionale.


"Non c'è una base di diritto internazionale per la guerra in Iran". Lo ha detto l'alto rappresentante Ue Kaja Kallas arrivando al vertice dei leader europei in programma oggi e domani, ricordando che l'uso della forza è previsto nel caso dell'autodifesa e di una risoluzione del Consiglio di Sicurezza dell'Onu. "Poiché al momento non esiste nulla del genere, i Paesi dell'Ue non hanno alcuna intenzione di entrare in guerra", ha sottolineato.


Durante i negoziati a Minsk con la delegazione statunitense guidata dall'inviato speciale del presidente degli Stati Uniti Donald Trump, John Cole, il presidente bielorusso Aleksandr Lukashenko ha affermato che Washington sta combattendo "contro i nostri amici". Lukashenko si è detto pronto a parlare "apertamente di questo argomento".


Le Forze di difesa israeliane (Idf) hanno reso noto di aver identificato il lancio di missili dall'Iran verso il territorio dello Stato di Israele, con i sistemi di difesa aerea attivati per intercettare la minaccia. Il Comando del fronte interno ha inviato allerte preventive direttamente sui telefoni cellulari nelle aree interessate, invitando la popolazione a raggiungere spazi protetti e a seguire le istruzioni di sicurezza. Successivamente, al termine di alcune verifiche, le autorità hanno autorizzato a lasciare i rifugi in tutto il Paese. Secondo media israeliani, detriti provenienti dalle intercettazioni sono caduti nel centro del Paese, causando danni materiali a un edificio. Al momento non si registrano vittime. Segnalazioni di allerta sono giunte anche dalla Giordania, dove sirene d'allarme sono state udite ad Amman e in altre zone del Paese.


Secondo le Forze di difesa israeliane (Idf), l'aeronautica dello Stato ebraico ha colpito nella notte un elicottero Mi-17 in dotazione ai Pasdaran nell'aeroporto di Sanandaj, nell'Iran occidentale. Il raid rientra nelle operazioni per danneggiare le capacità militari del Corpo delle guardie della rivoluzione islamica e ampliare la superiorità aerea israeliana nell'ovest del Paese. Il Mi-17 è un elicottero di progettazione sovietico-russa utilizzato in genere per il trasporto truppe, rifornimenti, evacuazione sanitaria e collegamento, ma impiegabile anche in ruoli armati a seconda della configurazione. Si tratta quindi non di un velivolo da attacco puro, ma di una piattaforma molto versatile e largamente usata per mobilità tattica e supporto logistico.


Un drone si è schiantato contro la raffineria saudita Samref, situata nella zona industriale di Yanbu, sulla costa del Mar Rosso, e "la valutazione dei danni è in corso", ha dichiarato questa mattina il ministero della Difesa saudita che in precedenza aveva affermato di aver intercettato un missile balistico diretto al porto della città. La raffineria Samref è di proprietà del colosso petrolifero saudita Aramco e della Mobil Yanbu Refining Company Inc., una filiale di ExxonMobil.


L'Unione europea condanna "gli attacchi ingiustificabili dell'Iran" contro i Paesi del Golfo ed è pronta a rafforzare il sostegno, anche in ambito di sicurezza e difesa. Lo afferma il rappresentante speciale dell'Ue per il Golfo, Luigi Di Maio, in un'intervista ad Arab News, sottolineando che i Paesi del Consiglio di cooperazione del Golfo (Gcc) possono contare sul supporto europeo "anche ai sensi dell'articolo 51 della Carta Onu sul diritto all'autodifesa". Di Maio evidenzia come la campagna iraniana si sia intensificata nelle ultime settimane, colpendo non solo obiettivi militari ma anche "infrastrutture civili e civili stessi" e ribadisce l'appello a Teheran a fermare le operazioni per evitare un'ulteriore escalation. La visita in Arabia Saudita, spiega, è anche "un segnale di solidarietà" nei confronti del Regno, sotto attacco da settimane e un'occasione per rafforzare il coordinamento con i partner del Golfo. In questo contesto, l'Ue si dice "a disposizione" dei Paesi della regione per rispondere alle loro richieste, anche attraverso cooperazione su intelligence, tecnologie di difesa e contrasto ai droni. Secondo il rappresentante europeo, la sicurezza del Golfo è ormai strettamente interconnessa con quella europea, non solo sul piano energetico ma anche per commercio, investimenti, sicurezza alimentare e trasporti.


"Attacchi diretti all'Italia da parte dell'Iran non sono in questo momento presi in considerazione. Il tema è invece il terrorismo. Le cellule dormienti iraniane sparse nel mondo sono calcolate in centinaia, persone attivabili in qualunque momento per un atto di terrorismo. Sono dormienti da anni e collocati un po' in tutto il mondo". Lo ha detto il ministro della Difesa Guido Crosetto a Rtl 102.5


Le autorità locali del Kuwait hanno riferito che un drone ha colpito una seconda raffineria - la prima era stata quella di Mina al Ahmadi - provocando un incendio. 


Il prezzo del gas apre al rialzo a 74 euro al megawattora, poi cala a quota 70 euro. A spingere le quotazioni è l'escalation delle tensioni in Medio Oriente giunte ormai quasi alla quarta settimana. Ad Amsterdam, mercato di riferimento, i contratti Ttf scambiano a +26,6%. 


La Cina ha bollato come "inaccettabili" le uccisioni di Ali Larijani, segretario del Consiglio supremo per la sicurezza nazionale dell'Iran e di altri leader iraniani. Ad affermalo è stato il portavoce del ministero degli Esteri cinese, Lin Jian


Una fonte della sicurezza irachena ha riferito ad Al Jazeera di un attacco condotto da due droni contro un campo statunitense vicino all'aeroporto di Baghdad, capitale dell'Iraq. 


Gli attacchi alle infrastrutture energetiche iraniane non porteranno alcun vantaggio agli Stati Uniti, a Israele e ai loro alleati, ma "complicheranno invece la situazione e potrebbero portare a conseguenze incontrollabili che coinvolgeranno il mondo intero", ha dichiarato il presidente Masoud Pezeshkian con un post su X. 


L'esercito israeliano ha riferito che più di 20 militanti di Hezbollah sono stati uccisi ieri nel corso di operazioni di terra nel sud del Libano dalle truppe della 36esima divisione e in attacchi aerei condotti dall'aeronautica. La notizia è stata riportata dal Times of Israel


La raffineria Samref del colosso petrolifero Saudi Aramco, situata nel porto di Yanbu sul Mar Rosso, è stata colpita da un attacco aereo. Lo riferisce una fonte del settore a Reuters aggiungendo che l'impatto è stato minimo. La città di Yanbu conta 188.430 abitanti ed è ritenuta, proprio per la sua grande raffineria, il simbolo della potenza dell'industria petrolchimica dell'Arabia Saudita. Le attività industriali cittadine si estendono sui chilometri di costa e per una profondità terrena di 7km. Con Jubail, Yanbu costituisce il punto cardine del piano d'industrializzazione saudita. 


L'Idf ha fatto sapere che quattro persone sono morte a causa di sei attacchi iraniani contro Israele. Un lavoratore straniero è stato ucciso nel centro di Israele mentre tre donne palestinesi sono morte nella Cisgiordania meridionale a seguito dei molteplici lanci di missili balistici provenienti dall'Iran nella notte. 


A causa dei timori relativi alle forniture energetiche del Medio Oriente, dopo che l'Iran ha minacciato di colpire gli impianti del Golfo in rappresaglia per un attacco a uno dei suoi principali giacimenti di gas, il greggio Brent ha registrato un'impennata superiore al 5%. Il contratto è salito del 5,1% a 112,84 dollari, mentre il West Texas Intermediate ha guadagnato il 2,5% attestandosi a 98,69 dollari nelle contrattazioni asiatiche. 


In diverse aree di Israele, inclusi il centro del Paese, la Cisgiordania e la valle del Giordano, sono risuonate le sirene antiaeree in seguito a nuovi lanci di missili dall'Iran. La notizia, confermata dalle forze armate israeliane, è stata riportata dall'emittente televisiva Channel 12. Le Idf hanno segnalato più ondate di missili nelle ultime ore, indicando un'intensificazione degli attacchi durante la notte. 


L'Arabia Saudita ha dichiarato di "riservarsi il diritto" di reagire militarmente contro l'Iran, che prende regolarmente di mira il Paese con droni e missili. "Ci riserviamo il diritto di intraprendere azioni militari se necessario", ha affermato il ministro degli Esteri saudita, Faisal bin Farhan bin Abdullah, sottolineando che "il Regno non cederà alle pressioni; al contrario, tali pressioni si ritorceranno contro coloro che le esercitano". 


Il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, ha dichiarato che se l'Iran attaccherà ancora il Qatar, e in particolare l'impianto di produzione di gnl di Ras Laffan, gli Stati Uniti avrebbero a loro volta reagito "distruggendo completamente" l'intero giacimento iraniano di South Pars


L'amministrazione Trump sta valutando l'invio di migliaia di soldati americani in Medio Oriente. Lo riporta Reuters sul proprio sito, sottolineando che una delle opzioni discusse è l'invio di forze di terra sull'isola di Kharg. Un'altra alternativa è il dispiegamento di truppe lungo le coste dell'Iran per assicurare il passaggio sicuro dello Stretto di Hormuz. L'amministrazione starebbe anche valutando la possibilità di dispiegare forze per mettere al sicuro l'uranio arricchito iraniano. 


Il Washington Post ha riportato la notizia secondo cui il Pentagono avrebbe chiesto alla Casa Bianca oltre 200 miliardi di dollari per finanziare la guerra. Secondo alti funzionari, però, la cifra non sarebbe realistica.