© Istockphoto
© Istockphoto
© Istockphoto
© Istockphoto
Ci sono voluti più di dieci anni ma ormai il traguardo è vicino: 2.918 metri di montagna potrebbero essere tra qualche giorno finalmente inseriti nella prestigiosa lista, dove a onor del vero si trovano già diverse cose dal minor impatto culturale (almeno nell'immaginario comune)
Se ci sono il "kalpak" (tipico copricapo kirgizo) e la palma da dattero allora deve esserci anche il Monte Olimpo. Deve averlo pensato più di qualcuno dalle parti di Atene scorrendo l'ormai infinita lista dei patrimoni dell'umanità riconosciuti dall'Unesco. D'altra parte quella che Omero identificava come "la sede degli dei" rappresenta un luogo mitico ammantato da secoli di storia, come ha ricordato al Guardian anche Evangelos Geroliolios, primo uomo più di quarant'anni fa a procedere alla scalata della vetta: "Si percepisce un incredibile senso del luogo, fuso di mito, bellezza e peso della storia: tutti elementi che desideriamo condividere e che speriamo vengano riconosciuti a livello internazionale".
La Grecia ormai prova da anni a far riconoscere quei 2.918 metri di montagna come patrimonio Unesco. Un iter iniziato addirittura nel 2014 e che potrebbe finalmente terminare tra qualche giorno. Il Comitato del Patrimonio Mondiale inizierà infatti a discutere la candidatura del Monte Olimpo proprio il 26 luglio 2026, durante la sua 48ª sessione attualmente in corso a Busan, in Corea del Sud. La riunione annuale si concluderà poi il 29 ed è altamente probabile che alla fine si scelga di garantire l'ambito riconoscimento alla vetta degli dei, anche solo per non incorrere... nell'ira di Zeus.