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Birmania, Aung San Suu Kyi: "Nessuna violenza sui rohingya"

Nelle ultime settimane Suu Kyi è stata criticata dagli attivisti per i diritti umani per il suo silenzio sulla questione della minoranza musulmana discriminata nel Paese

Per il presidente birmano e premio Nobel per la pace, Aung San Suu Kyi, la maggior parte dei villaggi abitati dalla minoranza musulmana dei rohingya in Birmania non è stata oggetto di violenze. "Condanniamo tutte le violazioni dei diritti umani e la violenza contro la legge", ha detto, invitando i diplomatici stranieri a visitare i villaggi. "Siamo un Paese giovane e fragile con molti problemi, ma dobbiamo affrontarli tutti", ha spiegato.

"Non è intenzione del governo birmano attribuire colpe o evadere le proprie responsabilità. Condanniamo tutte le violazioni dei diritti umani e la violenza contro la legge", ha detto la leader birmana San Suu Kyi in un discorso trasmesso dalle televisioni nazionali, il primo da quando è iniziata l'emergenza umanitaria nello stato di Rakhine oltre tre settimane fa.

Da fine agosto oltre 400mila rohingya, una minoranza musulmana pesantemente discriminata in Birmania, sono fuggiti in Bangladesh dalle violenze dell'esercito birmano, descritte dall'Onu come "un chiaro caso di pulizia etnica".

Il dramma dei rohingya fuggiti dalla Birmania

Amnesty: "Suu Kyi applica politica dello struzzo" - Aung San Suu Kyi sta praticando "la politica dello struzzo sugli orrori" nello stato di Rakhinee. E' la denuncia di Amnesty international. "Ci sono prove evidenti che le forze di sicurezza sono impegnate in una campagna di pulizia etnica", ha detto l'ong, deplorando il fatto che il Premio Nobel per la Pace non ha denunciato nel suo intervento il ruolo dell'esercito nelle violenze che hanno spinto più di 410.000 musulmani rohingya a fuggire in Bangladesh dalla fine di agosto.

Missione Onu chiede accesso illimitato - La missione internazionale d'inchiesta sulla Birmania del Consiglio Onu dei diritti umani ha chiesto un accesso illimitato al Paese ed un'estensione del proprio mandato per poter stabilire in un rapporto "fatti e circostanze" delle violazioni dei diritti umani ed abusi.

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