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"Saddam cattivo, colpa della mamma"

Il responso dello psicologo della Cia

06 Mag 2004 - 19:40

Lo psichiatra Jerrold Post, ex ufficiale dell'intelligence Usa, ha studiato la vita del raìs per prevedere il suo comportamento. Secondo il parere dello "strizzacervelli d'ufficio" di Saddam Hussein, le ragioni della diabolica condotta del dittatore iracheno sono da ricondurre ai maltrattamenti subiti durante l'infanzia da parte della mamma. Il responso: "E' un narcisista maligno. Non consegnerà mai le sue armi, giocattoli di cui non può a fare meno".

E' inquietante il quadro che viene fuori dall' analisi del dottore della Cia che per 21 anni si è occupato della valutazione psicologica dei nemici degli Stati Uniti.

"Saddam Hussein é stato un bambino maltrattato e traumatizzato che fin da piccolo ha coltivato sogni di grandezza, tanto da ritenersi l'erede di Nabucodonosor e del Saladino". Dall' intervista pubblicata dal quotidiano britannico "The Guardian", risulta che i problemi di Saddam ebbero inizio ancor prima della sua nascita, quando la madre Subha, durante la gravidanza, perse improvvisamente il marito e un figlio di 12 anni: fu un colpo durissimo, che la indusse a tentare il suicidio e a cercare di procurarsi un aborto. Non ci riuscì grazie al soccorso di una famiglia di vicini ebrei che oggi vivono in Israele (e che, probabilmente, avranno avuto modo di meditare retrospettivamente sul tiro mancino che il destino ha giocato loro).

Alla nascita del piccolo Saddam, Subha é troppo depressa per occuparsi del neonato che viene così affidato a Khairalla Msallat, lo zio materno che lo tiene con sè fino ai tre anni.

Anche quando tornò dalla mamma, lei non smise di trattarlo male: si risposò e permise al nuovo marito di abusare del bambino. "Il suo patrigno era un bruto sia fisicamente che psicologicamente - sostiene Post- Il fallimento della madre nell'accudirlo e gli abusi del patrigno segnarono profondamente la sua autostima. In termini psicologici questo è conosciuto come il "sè ferito".

Normalmente, in questi casi, le persone possono sprofondare nell'apatia e nella disperazione; ma si possono anche produrre "sogni di gloria" come compensazione. Sogni che vennero forniti dallo zio, che riprende con sè Saddam quando, all' età di otto anni, il ragazzino decide di andarsene di casa. Khairalla, in rovina dopo una rivolta filonazista contro il regime britannico, predisse al giovane Saddam che avrebbe seguito le orme del re babilonese Nabucodonosor e del Saladino, che riconquistò Gerusalemme all'islam sconfiggendo i crociati.

L' ascesa al potere di Saddam per mezzo di colpi di mano, intrighi e sangue, lo hanno portato a credere di essere "vocato" al riscatto del suo popolo, come i due grandi personaggi ai quali si ispira. "Il prodotto finale è la personalità politica più pericolosa di tutte, il narcisista maligno". Questo disturbo della personalità si manifesta come estrema mancanza di empatia con gli altri, paranoia, assenza di coscienza e prontezza a servirsi della violenza per ottenere uno scopo". Secondo il dottore dela Cia, Osama Bin Laden soffre della stessa malattia. "Ciò non significa che i due uomini siano pazzi: semmai, soffrono di un marcato "distacco dalla realtà" in materia di politica. Ecco perché Saddam è stato colto di sorpresa dall'ampiezza della coalizione messa insieme per contrastare l'invasione del Kuwait e perché continuava a credere che il suo esercito potesse essere in grado di respingere l'offensiva militare contro l'Iraq".

In conclusione, c'è poco da sperare dalle ispezioni dell'Onu: il raìs reagirà  mettendo in atto il repertorio di sotterfugi e furbizie che ha sempre usato, credendo di riuscire in tal modo ad evitare l'attacco. "Non é un martire: anzi, la sua è la tipica personalità di un sopravvissuto", spiega il professor Post, secondo il quale l'arsenale di distruzione è per Saddam un tratto costitutivo della sua autostima ed è quindi impossibile che accetti di separarsene. "I ragazzi grandi hanno i giocattoli più grossi - spiega - senza le sue armi, lui non è nulla".