Dopo una lunga serie di processi, una donna americana dovrà pagare 1,5 milioni di dollari per avere condiviso su Internet 24 canzoni in formato digitale. E' accaduto a Jammie Thomas-Rasset, 33enne del Minnesota e madre di quattro figli. Il suo avvocato, Kiwi Camara, farà appello sostenendo che le pene previste a livello federale dalle leggi sul copyright non sono ragionevoli: spaziano da 750 a 150mila dollari per titolo.
Gli esperti però dubitano che la donna possa avere la meglio.
Il caso è passato così sotto la lente di tre giudici che hanno respinto le tesi della difesa. La donna, che lavora per il dipartimento ambientale di una tribù indiana, ha detto di avere caricato i brani musicali incriminati da vari Cd al disco
fisso del proprio computer. In un momento successivo qualcuno avrebbe installato il programma di file sharing Kazaa
attraverso cui le canzoni sono state poi condivise.
Tra i brani musicali il cui uso sarebbe stato illecito ci sono "Welcome to the Jungle" e "November Rain" dei Guns N' Roses, "Cryin'" degli Aerosmith, "Let's Wait Awhile" di Janet Jackson, "Here We Are" di Gloria Estefan e "Save the Best for Last" di Vanessa Williams.
La prima azione legale risale al 2007 e si concluse con una multa da 222.000 dollari ma poi il giudice dichiarò nullo il
processo. Il secondo confronto con la giustizia aveva fissato un pagamento da 1,92 milioni ridotti poi a 54mila con la
possibilità di un accordo tra le parti o il ricorso a un terzo processo nel quale fissare l'ammontare dei danni. A quel punto la Recording Industry Association of America le propose di porre fine alla vicenda chiedendole un pagamento da 25mila dollari che però venne rifiutato.
"Con ben tre decisioni dei giudici alle nostre spalla speriamo che possa finalmente riconoscere la responsabilità delle proprie azioni", ha dichiarato l'associazione stessa. "E' tempo di raggiungere un accordo", ha commentato al Wall Street Journal Christian L. Castle, un avvocato di Los Angeles specializzato in casi legati al comparto musicale e tecnologico.
