mondo

Duisburg,giovane ferita: un inferno

25 Lug 2010 - 22:51
SeguiLogo Tgcom24suSeguici su

"Giulia? Non so nemmeno quando l'ho persa di vista. E' successo tutto in un minuto. Era un inferno". Irina Di Vincenzo ricostruisce così la tragedia di Duisburg nella quale è morta la sua amica, Giulia Minola. "E' stato un momento di panico collettivo. Non si poteva andare né avanti né indietro. Siamo rimaste bloccate tra il secondo e il terzo tunne: questa tragedia si poteva evitare dirottando la gente verso il parco'', ha spiegato.

C'è il comportamento della polizia, l'inadeguatezza dei soccorsi e, soprattutto, l'incapacità degli organizzatori ai primi posti della lista che Irina Di Vincenzo sta mentalmente preparando per denunciare quanto accaduto alla Love Parade.

Polizia indifferente
"Innanzitutto è stato l'atteggiamento della polizia ad indignarmi. Erano quasi indifferenti. Molti - racconta - stavano nelle loro postazioni, senza mai muoversi. In giro ad aiutare non ne ho visti molti.

Soccorsi dai nostri compagni
"La stessa cosa - aggiunge - si può dire per i soccorsi, che sicuramente erano troppo pochi per la gente che è stata male. Molti di noi sono stati salvati dai nostri compagni", racconta riferendosi ai giovani incontrati in quella festa diventata bolgia. A portarla in ospedale, tuttavia, racconta, è stata la polizia.

Un vicolo cieco senza uscite
"Aver convogliato migliaia di persone in un vicolo cieco senza vie di fuga e claustrofobico è stato un gravissimo errore. Ma ancora più grave - dice Irina - è stato non avervi posto rimedio, mentre si creavano le condizioni per la tragedia. Le persone si accumulavano eppure il flusso non è stato arrestato o diretto altrove".

Organizzatori imparino la lezione
"Voglio denunciare cosa è accaduto - dice ancora - perché gli organizzatori imparino la lezione. Una cosa simile era già accaduta a Berlino anni fa, ma la lezione non l'hanno imparata. Spero che sentendo le nostre voci queste cose non si ripetano".

Nel tunnel la morte, altrove si ballava
Poi si schermisce: "Non voglio parlare di me. Preferirei non ripetere i miei ricordi. Li ho già detti alla polizia. Volevo solo denunciare queste cose che hanno reso una tragedia quella che doveva essere una festa. Per rispetto alle vittime della strage la festa avrebbe dovuto cessare subito. Ma in quel momento non mi accorgevo certo che altrove si ballava ancora".