Un attentato suicida ha preso di mira la grande moschea sciita della città di Zahedan, nella provincia del Sistan-Baluchestan, nell'Iran sudorientale al confine con il Pakistan. Due esplosioni si sono susseguite davanti al luogo sacro. Il viceministro dell'Interno iraniano, Ali Abdollahi, ha detto che nell'attacco diversi fedeli sono morti e tanti sono rimasti feriti. Secondo l'agenzia di stampa Irna vi sarebbero almeno 20 morti e oltre 100 feriti.
Secondo Hossein Ali Shahriari, deputato di Zahedan, citato dall'agenzia Fars, si è trattato di due attentati suicidi. Il primo sarebbe stato condotto da un uomo travestito da donna. "L'attentatore, vestito da donna, tentava di entrare nella moschea", quando si è verificata la prima esplosione, ha detto Shahriari."Quando la gente è accorsa per soccorrere i feriti si è fatto saltare in aria un secondo uomo", ha aggiunto.
Jundullah rivendica l'attentato
Il gruppo sunnita Jundullah ha rivendicato l'attentato facendo sapere che l'attacco è stato una vendetta per l'impiccagione del leader del gruppo Abdolmalek Rigi, di fine giugno. Lo riferisce la tv Al Arabiya. Teheran ha sempre accusato il Jundallah di essere addestrato e equipaggiato dai servizi segreti Usa, israeliani, Gb e pachistani per destabilizzare il potere centrale.
