In Messico un commando di killer del narcotraffico ha ucciso Rodolfo Torre, candidato a governatore dello Stato di Taumalipas, a ridosso della frontiera con gli Usa. Nell'agguato sono morti anche suoi sette collaboratori. L'omicidio è stato subito definito il più grave crimine politico dal 2006, da quando è al potere il presidente Felipe Calderon. Il Capo dello Stato ha condannato la strage.
Torre, un medico di 45 anni, in corsa per il governatorato di Tamaulipas come candidato di una coalizione dello storico Partito rivoluzionario istituzionale (Pri) e di due partiti locali, era nettamente il favorito per le elezioni in programma per il prossimo 4 luglio. I killer gli hanno teso un'imboscata attorno alle 10,30 ore locali mentre, a bordo di due auto, si stava recando all'aeroporto insieme al suo staff e a quattro guardie del corpo. Torre, un deputato locale e le quattro guardie sono morte sul colpo. Il segretario privato del candidato è invece deceduto poco dopo all'ospedale.
Né Torre né i suoi collaboratori avevano particolari misure di sicurezza, e il candidato alle elezioni non era stato minacciato, hanno sottolineato le fonti locali, ricordando però che Tamaulipas è ormai da tempo al centro di un duro scontro tra diverse gang del narcotraffico.
La leader del Pri, Beatriz Paredes ha chiesto immediate indagini sull'attentato, mentre esponenti del suo partito hanno chiesto la sospensione delle elezioni sia Tamaulipas che in altri quattro Stati. La tornata per il rinnovo dei governatorati e dei parlamenti locali è prevista per domenica prossima in 12 Stati e, secondo i sondaggi, i candidati del Pri all'opposizione dovrebbero prevalere nella maggior parte di essi.
