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Ue,Rep. Ceca firma trattato Lisbona

Barroso: in vigore a dicembre o gennaio

03 Nov 2009 - 16:10

Il presidente euroscettico della Repubblica ceca, Vaclav Klaus, ha firmato il Trattato di Lisbona. Ultimo tra i Paesi dell'Ue, la firma giunge dopo la sentenza della Corte Costituzionale ceca che ha stabilito che è conforme alla Costituzione della Repubblica. Il Trattato, ha detto il presidente della Commissione Europea Barroso, potrebbe entrare in vigore a dicembre o gennaio.

Il presidente euroscettico Vaclav Klaus aveva detto che avrebbe atteso il pronunciamento della Corte di Brno per firmare il trattato europeo di riforma, dopo aver ottenuto una deroga alla Carta dei diritti fondamentali che consente a Praga di evitare nuovi ricorsi per l'indennizzo di tre milioni di tedeschi espulsi dai Sudeti dopo la Seconda Guerra Mondiale.

Klaus: "Ho firmato ma non credo nel Trattato"
"Mi aspettavo l'odierna sentenza della Corte costituzionale e la rispetto, ma di principio non sono d'accordo né con il suo contenuto, né con la motivazione, né con la forma". E' ciò che ha voluto sottolineare il presidente ceco, Vaclav Klaus, dopo aver ratificato il Trattato di Lisbona. "La sentenza è una difesa politica tendenziosa del Trattato di Lisbona da parte dei suoi seguaci", ha aggiunto Klaus sottolineando che "nonostante il parere politico della Alta corte, con l'entrata in vigore del Trattato la Repubblica ceca smetterà di essere un Paese sovrano".

Berlusconi: "Tappa storica"
Il presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, commenta in termini positivi la firma da parte del Presidente ceco del provvedimento di ratifica del Trattato Ue. "Lisbona - dichiara il premier - rappresenta una tappa storica nel processo d'integrazione del nostro continente cui l'Italia ha contribuito in maniera determinante. Mi auguro - conclude - che il nuovo Trattato possa entrare in vigore nel più breve tempo possibile".

Con il via libera della Corte costituzionale ceca, e la rimozione dell'ultimo ostacolo per il completamento della ratifica del Trattato Ue di Lisbona, può partire finalmente, anche a livello ufficiale, la corsa dei candidati veri ai due alti posti dell'Unione creati dal nuovo trattato. Tutto andrà molto velocemente, ora, dopo mesi di totonomine più o meno attendibili, con decine di candidati poi bruciati.

I candidati 'veri' sembrano essere tre su due posti, e uno dei tre non ha ancora dichiarato la sua disponibilità.  Per la presidenza stabile del Consiglio europeo il 'dark horse', il cavallo vincente che esce dal gruppo all'ultima curva, è chiaramente l'attuale premier belga Hermann Van Rompuy (Ppe). Nella corsa per la nomina dell'Alto rappresentante della Politica estera Ue, nonché vicepresidente della Commissione, per ora il candidato ufficiale più forte sembra essere Massimo D'Alema, uscito anche lui dall'ombra come un 'dark horse' solo venerdì scorso, con la dichiarazione di disponibilità ad appoggiarlo da parte del governo italiano.

Fortemente appoggiato dal Pse, la famiglia politica'europea che reclama per sé, e quasi certamente otterrà, il posto di Alto rappresentante, D'Alema deve però guardarsi da un avversario temibilissimo, che non si è ancora dichiarato: il ministro degli Esteri britannico David Miliband. Finora, Miliband ha negato la propria disponibilità, per non compromettere la campagna del proprio governo a favore di Tony Blair alla presidenza stabile dell'Ue. Ma ora, fallito il tentativo di Londra con la quasi certezza che il posto di presidente Ue andrà a Van Rompuy, il ministro degli Esteri britannico potrebbe rompere gli indugi e dichiararsi disponibile.