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Guerra Libano,dossier accusa Olmert

"Blitz inaccettabile", chiesta la crisi

30 Apr 2007 - 17:49

"Il modo in cui Israele ha avviato la campagna militare è inaccettabile, non dovrà mai più ripetersi. La responsabilità ricade sul primo ministro, sul ministro della difesa e sul capo di stato maggiore che era in carica durante la campagna". Sono le pesanti accuse del Rapporto Winograd che lo Stato di Israele ha commissionato sulla guerra in Libano. E subito l'opposizione ha chiesto le dimissioni del premier.

L'attesissimo rapporto della Commissione Winograd sulla guerra in Libano accusa il premier israeliano Ehud Olmert di "gravi fallimenti" nella gestione del conflitto. Nel documento si sostiene che il premier abbia agito frettolosamente e senza avere un piano completo per l'offensiva avviata il 12 luglio contro il movimento sciita libanese dell'Hezbollah.

La guerra è scoppiata dopo che i guerriglieri del 'partito di Dio' avevano ucciso tre soldati israeliani e ne avevano rapiti altri due in un raid lungo il confine fra Libano e Israele. Il rapporto Winograd cita in particolare "un grave fallimento nella mancanza di giudizio, responsabilità e cautela".

Dopo aver ricevuto il rapporto dalle mani dei cinque esperti che compongono la commissione guidata dal giudice Eliahou Winograd, Olmert assicura che "ai fallimenti sarà posto rimedio". Olmert aveva delineato pubblicamente gli obiettivi da conseguire con l'offensiva militare in Libano lanciata il 12 luglio 2006: liberare i due soldati israeliani rapiti lo stesso giorno da Hezbollah, e annientare il gruppo estremista sciita.

Entrambi gli obiettivi sono stati mancati dall'esercito israeliano: i soldati sono ancora tenuti in ostaggio e l'Hezbollah è riuscito a resistere ai 34 giorni di guerra, presentandosi come il vero vincitore di fronte al mondo arabo. Oltre a criticare duramente il premier, il rapporto punta il dito contro il ministro della Difesa Amir Peretz e l'ex capo di Stato maggiore Dan Halutz per l'esito fallimentare del conflitto. In particolare, Halutz è accusato di aver "agito impulsivamente" e aver dato una rappresentazione errata dell'effettiva capacità dell'esercito.

Secondo l'inchiesta, Olmert avrebbe deciso di dichiarare guerra all'Hezbollah "nonostante non gli sia stato sottoposto alcun piano militare dettagliato nè lui ne abbia fatto d'altronde domanda". Al premier si rimprovera inoltre di non aver proceduto alle "consultazioni necessarie" al di fuori dell'esercito e di "non aver tenuto sufficientemente in considerazione delle riserve politiche e professionali che gli erano state sottoposte prima della decisione capitale del 12 luglio", giorno dell'inizio della guerra. 
 
Il premier sarebbe insomma "responsabile del fatto che gli obiettivi della campagna non siano stati chiaramente e accuratamente definiti" sottolinea ancora il rapporto, secondo cui Olmert non avrebbe adattato i suoi piani "una volta che si è capito che le previsioni e le attese di Israele non erano realiste e non si concretizzavano". In generale, come ribadisce Winograd in una conferenza stampa, Olmert, Peretz e Halutz sono giudicati colpevoli di "gravi fallimenti". 

Anche se la popolarità di Olmert è crollata a causa della guerra e di una serie di scandali che incombono sul suo governo, sembra che il premier non voglia rassegnare le dimissioni, almeno per un po'. Lo ha già detto chiaramente, e i membri della sua coalizione sembrano restii a voler scatenare una crisi che possa comportare anche la loro rinuncia del potere. Olmert incontrerà i ministri espressione del suo partito, il 'Kadima' in serata, per discutere dei contenuti del rapporto.