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Somalia, legge marziale da sabato

Il remier Gedi vuole disarmare il paese

29 Dic 2006 - 09:29

Dopo la riconquista della capitale Mogadiscio da parte dei soldati governativi aiutati dalle forze etiopi, il premier somalo Ali Mohammad ha annunciato che sarà introdotta la legge marziale. Il parlamento varerà il provvedimento da sabato "per porre fine all'anarchia e ristabilire la sicurezza". "Voglio disarmare il paese" ha aggiunto Gedi che ha autorizzato anche la ripresa degli aiuti umanitari dell'Onu.

Il capo del Governo Federale di Transizione somalo (Tfg) ha aggiunto che "è necessaria una mano forte, specialmente contro le bande armate". Adesso l'obiettivo del suo governo è disarmare l'intero paese e vincere la sfida della ricostruzione, dopo una guerra civile che il popolo della Somalia non è più in grado di sopportare. "Ora deve iniziare la difficile sfida della ricostruzione del paese", ha detto. "vogliamo restaurare la legge e l'ordine. Voglio disarmare la popolazione dell'intero paese", ha aggiunto il premier. "Il nostro popolo è stanco della guerra civile e dell'instabilità".

L'Italia impegnata per la stabilità somala
La medesima preoccupazione è condivisa dall'Italia. Dalla Farnesina si apprende che Roma è impegnata per riportare quanto prima in Somalia "condizioni minime di stabilità e di sicurezza in vista di una normalizzazione politica". Al ministero degli Esteri si sottolineano i rischi di destabilizzazione in una regione già attraversata da pericolose tensioni e conflitti. L'Italia, riferiscono le stesse fonti, si sta impegnando a fondo, sia bilateralmente che in ambito Unione europea, oltre che nel Gruppo di Contatto per la Somalia. E ritiene che si debba agire con misure urgenti.

Gli Usa chiedono la fine delle violenze
Intanto, gli Stati Uniti hanno chiesto la fine delle violenze in Somalia e la ripresa dei negoziati. "Siamo preoccupati per la situazione", ha detto il vice portavoce del dipartimento di Stato, Tom Casey, dopo che le truppe governative appoggiate dai soldati etiopici hanno ripreso il controllo di Mogadiscio. Gli Usa non ritengono "che la soluzione finale alla situazione in Somalia possa essere raggiunta nel lungo periodo attraverso la violenza", ha aggiunto Casey, "quel governo stabile di cui ha bisogno la Somalia puo' essere formato solo sulla base del confronto e del dialogo". Casey ha detto anche che Washington è in contatto con il Kenya, l'Uganda, la Lega araba e l'Unione africana per studiare il dispiegamento in Somalia di una "forza di protezione e addestramento" guidata dall'esercito di Kampala, come previsto da una risoluzione del Consiglio di Sicurezza dell'Onu.
La condanna degli ulema
Ma quattordici ulema, alti esponenti del clero sunnita, dell'Arabia Saudita condannano duramente la politica "anti-islamica" degli Stati Uniti in Somalia e accusano Washington di proseguire, con l'appoggio dato "all'aggressore etiopico", nella prassi del "terrorismo internazionale". In un comunicato, i religiosi sauditi affermano che "l'aggressione da parte dell'Etiopia non è che un episodio nella serie della campagna mondiale contro il mondo musulmano, diretta dall'America". Gli ulema denunciano il silenzio della comunità internazionale di fronte "al terrorismo internazionale e alla violazione della sovranità di un paese membro dell'Onu. I popoli musulmani devono volare in soccorso dei loro fratelli in Somalia".

Via libera alla ripresa degli aiuti umanitari
Intanto, il governo di transizione somalo ha dato il via libera per la ripresa immediata dei voli umanitari. I combattimenti dei giorni scorsi tra le forze etiopiche scese in campo per sostenere il governo di transizione somalo e le milizie islamiste che controllavano la maggior parte del paese avevano costretto le Nazioni unite a far evacuare il personale internazionale, bloccando così l'assistenza a due milioni di persone nelle regioni centro-meridionali, interessate dal conflitto e da recenti alluvioni. E dopo questo segnale da parte dell'Esecutivo, le Nazioni unite si sono dette pronte a riprendere gli aiuti.