"Avvelenato per informazioni avute"
Da Londra parla Mario Scaramella
"Ho motivo di ritenere che l'avvelenamento mio e di Litvinenko possa essere collegato alle informazioni che lo stesso Litvinenko, per mesi, mi ha trasmesso'': così Mario Scaramella, il consulente della commissione Mitrokin, spiega il suo contagio da polonio, lo stesso materiale radioattivo che ha ucciso l'ex spia del Kgb. Scaramella è ora ricoverato in un ospedale londinese.
In una lunga lettera inviata al suo avvocato, Sergio Rastrelli, Scaramella spiega di sperare "di sopravvivere per poter smentire tutte le diffamazioni scritte e dette contro di me in questi giorni dai media e fornire alle autorità competenti, inglesi e italiane, tutti gli eventuali chiarimenti che dovessero essere necessari. In conclusione, appena e se mi sarà possibile sono pronto a smentire con ulteriori dettagli tutte le accuse indebitamente e pericolosamente rivoltemi".
Il consulente sottolinea come anche "Scotland Yard, che fin da subito mi ha invitato a partecipare alle indagini in qualità di testimone, non indagato né sospettato, mi ha ieri comunicato lo status formale di vittima nella loro ampia indagine". E sempre venerdì "mi è stato comunicato da Scotland Yard e dall'Autorità Nazionale per la Salute britannica che sono stato avvelenato da polonio 210. Pur nella profonda angoscia di questa consapevolezza, mi sento attualmente bene, non ho alcun sintomo, non sono allettato né internato: ricevo, senza necessità di precauzioni, personale medico e di polizia".
A far scoprire la contaminazione, continua Scaramella, sono state le analisi delle urine, che "hanno evidenziato le tracce di una dose di polonio significativamente inferiore rispetto a quella usata contro Litvinenko, ma considerata la natura dell'agente la dose assunta dall'organismo è comunque ritenuta potenzialmente letale e, quindi, in grado di uccidermi. Il polonio rimarrà nell'organismo a concentrazioni pericolose ancora per alcuni mesi, durante i quali dovrò essere sotto strettissimo controllo medico".
L'esperto italiano conclude spiegando come "le autorità, dopo accuratissimi controlli, non hanno trovato alcuna traccia di polonio né sui miei abiti, né nei luoghi che ho frequentato nei giorni subito prima e dopo l'avvelenamento, quindi, per quanto gli effetti dell' avvelenamento su di me siano gravi, io non sono assolutamente pericoloso per le persone che mi sono vicine e che mi sono state vicine in questo ultimo mese".
