Iraq, sequestrato filippino
Via a leggi speciali contro terrore
Un filippino che lavora per le forze americane è stato sequestrato e mostrato in video insieme ai suoi rapitori su Al Jazeera. Sarà ucciso, dicono gli uomini armati e mascherati che lo circondano, se le Filippine non ritireranno i loro uomini dall'Iraq. Intanto il governo di Allawi vara leggi speciali sulla sicurezza dando poteri straordinari al premier. Sanguinosa battaglia a Baghdad.
Forze della guardia nazionale irachena (embrione del futuro esercito) hanno tentato di lanciare un rastrellamento nei quartieri di Al-Gjefer e Al-Rahmania sulla sponda occidentale del Tigri. L'intelligence aveva segnalato all'interno della zona, un quartiere popolare circondato da grattacieli, la possibile presenza di "terroristi stranieri". Ma quella che doveva essere la prima operazione di polizia in applicazione di quella legge eccezionale appena approvata, si è trasformata in una sanguinosa battaglia: il bilancio reso noto dalla polizia è di quattro morti (tre fra poliziotti e soldati e un civile) e 27 feriti fra cui 9 passanti e un bambino. Ferito anche un soldato americano, colpito in modo non grave.
Battaglia e bombe sono dunque la risposta della guerriglia ai poteri speciali che consiglio dei ministri e ufficio di presidenza hanno affidato al premier. Ayiad Allawi è ora in grado di proclamare lo stato d'emergenza, pur se in aree circoscritte del paese (e con lo scontato avallo di governo e capo dello Stato), indire il coprifuoco, sciogliere partiti, proibire manifestazioni, autorizzare arresti anche preventivi, ordinare perquisizioni, espellere gli stranieri e disporre intercettazioni di posta e telefoni (con la sola firma di un magistrato).
In quanto al rapporto con le forze multinazionali, il premier ha il potere di chiedere il loro intervento (ma non è chiaro se possa invece interdirlo) a sostegno delle operazioni condotte da polizia ed esercito iracheni.
"Siamo consapevoli che questa legge limiterà i diritti dei cittadini - ha riconosciuto il ministro della giustizia Malik Dohan Alhassan - ma siamo altrettanto certi che non potevamo non reagire di fronte alla violenza di chi vuole fermare non soltanto le prossime elezioni, ma l'intero sviluppo del Paese".
