Iraq, progetto amnistia a Sadr
Ma lui ribatte: "Continuerò resistenza"
Il nuovo governo iracheno di Iyad Allawi, di fronte all'alternativa di una logorante guerriglia con gli sciiti, sembra pronto ad imboccare la via del compromesso e annuncia un'imminente amnistia che verra' estesa anche ai "resistenti" che si sono opposti alla coalizione. Ma Sadr rispedisce al mittente l'offerta dicendo di non voler scendere a patti con il governo "illegittimo": "L'esercito di Mahdi continuerà a resistere contro l'occupazione".
Il capo dell'intelligence irachena, Hussain Ali Kamal, dice che "sono in corso negoziati per giungere con Al Sadr ad una soluzione politica". Quanto al mandato d'arresto emesso nei suoi confronti dall'ormai disciolta amministrazione provvisoria americana, lo stesso Kamal sottolinea che "il provvedimento è giuridicamente ancora in vigore, ma ora spetta al nuovo governo iracheno stabilire chi meriti davvero di essere arrestato".
Entro pochi giorni verrà annunciata l'amnistia alla quale stanno lavorando il primo ministro, il ministro della giustizia e il capo dello Stato, cui spetterà di proclamarla: "Noi vogliamo ridare una possibilità a tutti coloro che accettano di consegnare le armi e che accettano di riconoscere l'autorità del governo", spiega Georgis Sada, portavoce del premier Allawi.
La strategia del primo ministro Iyad Allawi sembra chiara: attraverso il "perdono" di Moqtada Al Sadr spaccare il fronte dei suoi oppositori interni, conquistando la preziosa alleanza della maggioranza sciita, e puntando al tempo stesso ad isolare i nostalgici di Saddam Hussein che hanno saldato accordi con i terroristi islamici giunti dall'estero. Difficile credere che gli Stati Uniti si opporranno.
Sadr: "Non tratto con un governo illeggitimo"
Moqtada Al Sadr non sembra per il momento intenzionato a scendere a patti con il governo "illegittimo" dell'Iraq, e respinge al mittente l'offerta di amnistia avanzata nelle ultime ore. L'ufficio del leader radicale sciita ha diffuso un comunicato dalla città santa di Najaf, dove le milizie del Mahdi hanno combattuto contro le truppe statunitensi fino alla tregua raggiunta il mese scorso. "Chiediamo alla popolazione irachena e al mondo di continuare a resistere contro l'oppressione e l'occupazione, fino all'ultima goccia di sangue" ha dichiarato Sadr. "La resistenza - ha aggiunto - è un diritto legittimo, e non un crimine che va punito".
Nei giorni scorsi, Al Sadr aveva espresso dichiarazioni conciliatorie verso il governo e alcuni membri del suo movimento avevano suggerito che potesse trasformare l'esercito del Mahdi in un partito politico. Nell'ultimo proclama, però, il leader radicale sostiene che "non esiste tregua con l'occupante e chi collabora con lui".
Non è chiaro quale circostanza abbia provocato un simile commento da parte di Al Sadr. Ma poche ore prima Allawi aveva riferito di aver incontrato una delegazione del leader sciita "che voleva tentare di mediare".
