mondo

Global, no global e new global

Bush in Africa sulle orme di Clinton

07 Mag 2004 - 06:40

Dal 7 al 12 luglio il presidente americano George Bush compirà un viaggio in Africa “per continuare- come dice il comunicato della Casa Bianca- a costruire le relazioni con il continente africano…con l’impegno di lavorare per costruire un'Africa libera, prospera e pacifica”.

Lo fece anche Clinton e con gli stessi obiettivi. Quando nel 98 l’allora presidente degli Usa fece il suo viaggio in Africa, lanciò lo slogan trade not aid, commercio non aiuti. Era una filosofia dello sviluppo, più che uno slogan. Ed era radicale. Significava che l’aiuto vero è il commercio libero: la possibilità per i Paesi africani di esportare. Non andò troppo bene perché a novembre dell’anno successivo, a Seattle, fallì il tentativo di dare vita ad un nuovo Round negoziale del Wto (l’Organizzazione Mondiale del Commercio) che poi avrebbe visto la luce a Doha, in Qatar, (e che è ancora in corso) nel novembre 2001.

Dopo ci fu l’attentato alle Torri Gemelle. A Seattle i negoziati fallirono per gli eventi noti: le manifestazioni del movimento no-global di fatto fecero interrompere l’incontro. Ma anche per fatti dei quali si è parlato meno: l’impossibilità per l’allora presidente Clinton di portare avanti una liberalizzazione commerciale, soprattutto nei settori tessile ed agricolo –come richiesto dai Paesi africani- perché l’anno seguente avrebbe avuto le elezioni e in campagna elettorale è sempre difficile lottare contro i protezionismi vari che ci sono nei Paesi sviluppati. Più difficile che in tempi normali.

Ora Bush rilancia un accordo, il cosiddetto Agoa (African Growth and Opportunity Act). Nel Report 2003, che fa il punto sull’attuazione dell’accordo, si leggono dati incoraggianti. Nel 2002 gli scambi tra Stati Uniti e l’Africa Subsahariana sono stati di 24 miliardi di dollari dei quali 6 miliardi di esportazioni Usa e 18 di importazioni Usa dai Paesi africani. Rispetto al 2001 si è registrato un aumento percentuale del 10 per cento.

La variazione degli investimenti rispetto al 2001 è stata, invece, del 5,8 per cento (riguardante soprattutto il petrolio). Quest’anno è stato siglato un nuovo Patto, Agoa II, che prevede nuovi 4,650 prodotti.
Le esenzioni doganali riguardano 38 categoria di merci ma –e qui sta il vero problema ad oggi sostanzialmente irrisolto- non sono quelle maggiormente concorrenziali per le quali, ad oggi, permangono i dazi. Soprattutto, come ai tempi di Clinton, nel tessile e nell’agricolo. Qui si gioca la partita vera. Nella liberalizzazione di questi prodotti.Vedremo cosa succederà perché, ad oggi, rimane vera la filosofia che annunciò Clinton. Trade not aid.

Paolo Del Debbio