Dopo-Saddam: Usa sono divisi
Dissidi interni ad Amministrazione Bush
Mentre la guerra va avanti non senza rallentamenti, l'Amministrazione americana lavora per costruire il progetto del dopo Saddam Hussein. Ma anche su questo punto emergono divisioni laceranti in seno alla schiera di consiglieri del presidente Bush. A rivelarlo è il quotidiano britannico Guardian. Il progetto americano avrebbe previsto 23 ministeri, ciascuno dei quali guidato da un americano e con l'ausilio di quattro iracheni, scelti dagli statunitensi.
Nel piano che che l'amministrazione di Washington sta preparando in Kuwait, ogni città, conquistata dalle forze della coalizione e dichiarata "liberata" dal generale Tommy Franks, verrebbe sottoposta al governo temporaneao degli alleati e sarebbe sotto il controllo di Jay Garner, ex generale americano designato per la gestione dell'occupazione in Iraq. Proprio Garner, sarebbe, secondo il Guardian, uno dei protagonisti degli scontri interni all'amministrazione che hanno condotto a un'improvvisa rottura dei preparativi a causa di dissidi con il vice segretario alla Difesa Usa Paul Wolfowitz.
All'origine dei dissidi tra Garner e Wolfowitz, secondo il Guardian, la scelta dei 'consulenti' iracheni da affiancare a ciascun americano che guiderà ogni ministero e in particolare il ruolo da affidare ad Ahmed Chalabi, uno dei leader dell'opposizione irachena e capo del Congresso nazionale iracheno. Chalabi, che negli anni di esilio ha coltivato grandi rapporti con il Pentagono, è visto con grande favore dal segretario alla Difesa Donald Rumsfeld: tra coloro proposti da Wolfowitz figura anche il suo nome.
Chalabi, tuttavia, è guardato con diffidenza sia dal Dipartimento di Stato americano che dalla Cia. Chalabi punterebbe a ricoprire la carica di primo ministro di un governo ad interim e sarebbe invece poco incline ad accettare un ruolo da consigliere, come precisato da una fonte interna al Congresso nazionale iracheno. Ma proprio l'aspirazione ad un ruolo diretto di Chalabi contrasta con la visione del premier britannico Tony Blair, che punta con decisione ad affidare alle Nazioni Unite l'amministrazione del Paese, una volta caduto il regime di Saddam Hussein.
Anche il Washington Post anticipa i progetti americani per il dopo-Saddam e parla di un dissidio tra il segretario di Stato Colin Powell e il segretario alla Difesa Donald Rumsfeld sui nomi delle persone che rivestiranno cariche fondamentali nel nuovo governo di Baghdad. Il Pentagono avrebbe di fatto respinto una lista presentata dal dipartimento di Stato Usa, rendendo chiara l'intenzione di voler "controllare ogni aspetto della ricostruzione del Paese e della formazione del governo". Rusmfeld inoltre appoggerebbe la candidatura dell'ex capo della Cia, James Woolsey, per il ministero dell'Informazione. Cosa che tuttavia non piacerebbe alla Casa Bianca.
Il capo del Pentagono avrebber bocciato otto nomi di personalità proposti dal dipartimento di Stato perché di "troppo di basso profilo e burocratiche". Secondo un accordo tra i due dipartimenti, ministeri come quello del Commercio e dell'Educazione dovrebbero andare a personalità scelte dal dipartimento di Stato, mentre al Pentagono spetterebbe l'incarico di scegliere i "consiglieri civili" degli altri ministeri.
Il dissidio sarebbe soprattutto nella visione del nuovo governo: mentre il dipartimento di Stato chiede un ruolo militare americano meno visibile e il trasferimento dei poteri il più velocemente possibile a un'amministrazione dell'Onu - nel tentativo cosi' di riguadagnare alla causa i Paesi che si sono schierati contro la guerra - Rumsfeld e il suo vice Paul Wolfowitz, sostenuti dal vice presidente Dick Cheney, sono assai "diffidenti" sul ruolo delle Nazioni Unite, che potrebbero intralciare i piani americani. Secondo il progetto del sottosegretario alla Difesa Douglas Feith, i militari dovrebbero mantenere il controllo del Paese fino alla nascita di nuove istituzioni, mentre all'Onu verrebbe affidato l'incarico di coordinare l'assistenza umanitaria, sotto la supervisione degli Stati Uniti.
I contrasti tra Powell e Rumsfeld non finiscono qui. Anche nella gestione degli aiuti umanitari le divergenze sono grandi: mentre il segretario di Stato sostiene che dovrebbero essere le autorità civili e non il Pentagono a occuparsi della distribuzione degli aiuti, Powell preferisce l'esercito per questo compito, al fine di rassicurare le Ong che temono che la distribuzione degli aiuti sia soggetta a criteri politici.
