Congo, nuova epidemia di Ebola
Le vittime sono almeno 64
Sono almeno 64 i morti per una nuova epidemia di Ebola che sta sconvolgendo una regione nord orientale del Congo di Brazzaville. Lo hanno ufficialmente confermato le analisi del sangue effettuate presso un laboratorio di Libreville su campioni prelevati a cinque delle vittime. Sul posto opera un'equipe di esperti, ma le difficoltà sono tante sia a causa dell'asprezza del territorio, che per le resistenze delle popolazioni a farsi visitare.
Un'equipe di esperti si trova sul posto, alle prese con difficoltà enormi dovute all'asprezza del territorio, immerso in una foresta tropicale quasi impenetrabile. Le difficoltà più grosse vengono però dalla resistenza delle stesse popolazioni a farsi visitare ed ospedalizzare. Gli indigeni (molti tra loro pigmei) sembrano infatti convinti che il male sia stato causato da una qualche stregoneria compiuta proprio dai medici e dai volontari che tentano di salvarli. La situazione è disperata non solo dal punto di vista sanitario, ma anche da quello economico ed alimentare. Le autorità hanno lanciato un appello perché siano forniti finanziamenti utili a portare avanti le missioni di intervento, così come cibo per la popolazione, le cui condizioni di sopravvivenza sono ulteriormente complicate dalla decisione presa giovedì scorso di chiudere la frontiera col confinante Gabon. Quella dell'isolamento è una delle tecniche base per difendersi dalla contaminazione dell'Ebola, ma è anche costosa, poiché richiede che tutto venga portato in loco con tecniche sicure. L'allarme per l'epidemia era scattato nella zona alla fine dello scorso anno, quando si constatò una enorme moria tra i gorilla della regione. Apparve quasi subito certo che si trattasse di Ebola (le scimmie, ed in particolare i primati, ne sono colpiti come gli umani), ma si tardò, per motivi tecnici ed economici, a correre ai ripari. Ed intanto le popolazioni locali mangiavano, come sempre (e come continuano a fare, malgrado l'allarme e la proibizione assoluta anche solo di avvicinarsi alle loro carcasse), le carni dei gorilla, e si prendevano il male. Che poi si moltiplicava, poiché nella zona -come in buona parte dell'Africa- c'è la consuetudine di lavare i corpi dei cari prima di seppellirli. E tra le poche cose certe che si sanno dell'Ebola, è che si trasmette per contatto. Ormai la moria dura da un po' più di un mese, sostanzialmente -per ora- circoscritta alle aree di due villaggi, Kele e Mbou, nella provincia di Cuvette, circa 750 km. a nord di Brazzaville. L'Ebola fu identificato per la prima volta presso il fiume dell'allora Zaire, ora Reppubblica Democratica del Congo, da cui prende il nome: era il '76. Del virus si sa ancora poco, ma è certo che è quasi sempre mortale. Si calcola che, apparendo e scomparendo con dinamiche non chiare, ha causato finora ben più di 1.000 morti. L'ultimo focolaio fu riscontrato proprio in Gabon, poco lontano dalla regione attualmente colpita, esattamente un anno fa. Ufficialmente i morti furono una cinquantina, ma in quelle zone impervie è molto difficile fare calcoli precisi.
