Il figlio di Muammar Gheddafi, Saif al-Islam, sarà processato in patria e non verrà mandato all'Aja, sede del Cpi (Corte penale internazionale). Lo ha deciso il governo ad interim libico, secondo quanto riportato dall'emittente SkyNews. Il secondogenito del Raìs, arrestato nel Sud della Libia, era sfuggito all'operazione in cui è stato catturato e ucciso il padre, del quale è stato a lungo accreditato come successore.
"Vogliamo che il processo si svolga qui in Libia perché la giustizia nazionale è quella ordinaria e quella internazionale è l'eccezione", ha spiegato il ministro della Giustizia, Mohammed al-Allagui, che ha aggiunto: "Vi sono tutte le necessarie garanzie per un processo giusto, soprattutto dopo che con l'emendamento a una legge è stata salvaguardata l'indipendenza del potere giudiziario da quello esecutivo".
Cercava di fuggire vestito da tuareg
Secondogenito e successore designato da Muammar Gheddafi al potere, Seif al Islam era stato catturato dopo tre mesi di fuga. Seif al-Islam, ha provato a sfuggire alla cattura vestito da tuareg, con la barba lunga, spacciandosi per "un pastore di cammelli" e sostenendo di chiamarsi Abdul. Ma poi, quando la brigata del Cnt dopo una soffiata sulla presenza di un "personaggio importante", lo ha identificato si è mostrato "sicuro: ci ha sorpreso per la sua calma ed il suo coraggio", riferisce uno dei ribelli presenti. "Sparatemi alla testa o portatemi a Zenten", ha chiesto Saif, che forse temeva più il linciaggio. Anche quando è atterrato a Zenten da Obari, città nei pressi della quale à stato catturato, il figlio del Colonnello ha chiesto di rimanere nel veivolo: "Se esco da qui mi scaricano addosso i fucili" avrebbe riferito a chi gli era vicino mentre la folla inneggiava fuori alla sua cattura, sparando in aria colpi di festeggiamento.
Il nuovo regime, secondo quanto affermato da Osama Juili, capo del Consiglio militare di Zintan (dove Gheddafi jr è detenuto) gli "garantisce il trattamento dei prigionieri previsto dal diritto internazionale".
Del resto la pressione internazionale sui nuovi governanti nel Paese affinché rispettino i diritti umani e le minoranze politiche è forte dopo le immagini del linciaggio di massa e dell'assassinio del padre, trasmesse in tutto il mondo dai telefonini cellulari dei ribelli che lo hanno torturato.
Gran Bretagna, Francia e Stati Uniti hanno ripetutamente chiesto alla dirigenza libica di collaborare pienamente con la Corte penale internazionale, così come ha fatto la Russia.
