Mistero all'italiana

Libia, giallo sui tre italiani liberati

Forse contractor in missione? Loro smentiscono: "Non siamo mercenari, dovevamo soltanto scortare alcune autorità libiche in Tunisia"

27 Ago 2011 - 16:46
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 © Ap/Lapresse

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I tre italiani liberati dalle carceri di Abu Salim, a Tripoli, dai ribelli libici il 21 agosto e giunti ieri all'hotel Corinthya dove albergano numerosi reporter internazionali sono Antonio Cataldo, 27 anni, di Chiusano di San Domenico (Avellino), Luca Boero, 42 anni, di Genova, e Vittorio Carella, 42 anni, di Peschiera Borromeo (Milano). I tre una volta giunti nell'albergo hanno raccontato di essere penetrati in Libia dalla Tunisia, ma che sono stati subito catturati e detenuti per un mese dalle forze lealiste, che controllavano l'area di confine tra i due paesi africani, perché scambiati per mercenari.

Al momento della liberazione, quando gli insorti durante la loro avanzata hanno man mano liberato dalle carceri che incontravano i detenuti anti-Gheddafi, i tre sono apparsi "molto scossi" e hanno riferito di aver subito "violenze" durante la detenzione, ma non hanno spiegato ancora ufficialmente il perché si trovassero sul territorio libico. Hanno solamente raccontato che dovevano scortare delle autorità libiche in Tunisia

Poco chiari quindi i contorni della vicenda, una dellle ipotesi fatte è che i tre fossero lì per svolgere l'attività di "contractor". Il ministero degli Esteri e quello dell'Interno hanno smentito che siano agenti di sicurezza privata e hanno confermato che da settimane si erano perse le loro tracce. In giornata i tre italiani dovrebbero imbarcarsi su una nave per tornare in Italia, dove hanno dichiarato che daranno chiarimenti sulla loro vicenda, poiché il Libia non si sentono al sicuro.