Non è vero, come spesso si crede, che tutti gli uragani abbiano nomi femminili: la pratica di assegnare alla tempeste tropicali soltanto nomi da donna è terminata infatti alla fine degli anni Settanta, quando il Centro nazionale per gli uragani ha introdotto ufficialmente l'utilizzo dei nomi maschili accanto a quelli femminili per identificare gli uragani che si formano durante la stagione atlantica.
Cent'anni fa Irene si sarebbe chiamata "Uragano San Bernardo", in ossequio alla tradizione caraibica, risalente ai primi decenni dell'Ottocento, di battezzare le tempeste tropicali con il nome del santo del giorno in cui si manifestavano. Una tradizione che, se fosse proseguita, avrebbe visto nel 2005 New Orleans rasa al suolo da "Santa Rosa da Lima", come la religiosa peruviana del '600 che si celebra il 23 agosto, giorno in cui l'uragano Katrina si formò a sud est delle Bahamas.
All'ultimo uragano di questa stagione atlantica, nato il 20 agosto al largo di Porto Rico e da giorni incubo della East Coast, è toccato invece, piu' profanamente, il nome di Irene, che rischia di aggiungersi alla lunga lista di "donne terribili" che hanno seminato danni e distruzione lungo la costa orientale degli Stati Uniti: nomi come Camille, Agnes, Katrina, evocativi nell'immaginario collettivo di una forza distruttiva che non lascia scampo al suo passaggio.
Fino agli anni Settanta regnava l'abitudine nata durante la seconda guerra mondiale quando, secondo alcune fonti a metà tra la storia e la leggenda, i meteorologi dell'esercito Usa schierati nell'Oceano Pacifico cominciarono a utilizzare i nomi delle loro mogli e fidanzate per identificare i cicloni tropicali, le cui caratteristiche, probabilmente, ricordavano loro quelle del gentil sesso.
Quel che è certo che, già nel 1950, quella di utilizzare i nomi femminili per gli uragani è ormai un'abitudine consolidata, tanto che, tre anni più tardi, il Centro nazionale per gli uragani adotta ufficialmente una lista di nomi femminili da assegnare alle tempeste tropicali i cui venti massimi superano i 63 chilometri orari. La pratica si rivela estremamente efficace dal punto di vista della comunicazione, poiché snellisce i messaggi informativi dei meteorologi e facilita il lavoro dei cronisti, che possono contare su nomi semplici e facilmente memorizzabili per informare la popolazione.
