nuovi disordini

Siria, il popolo torna in piazza

Nuove proteste dopo il discorso in tv del presidente Assad

21 Ago 2011 - 21:58
SeguiLogo Tgcom24suSeguici su
 © Ap/Lapresse

© Ap/Lapresse

Migliaia di siriani sono tornati ad affollare strade e piazze in diverse città del Paese subito dopo la conclusione dell'intervista televisiva al presidente siriano, Bashar al Assad. Cortei sono in corso nei sobborghi di Damasco, nel cuore della capitale nel quartiere Midan, in alcuni quartieri periferici di Aleppo nel nord, ad Albukamal e Dayr az Zor nell'est, a Homs e Hama nel centro, a Idlib nel nord-ovest, a Daraa nel sud.

Nell'intervista televisiva alla tv di Stato il presidente siriano si è detto convinto che la situazione nel Paese stia migliorando, e lui "non è affatto preoccupato" della recrudescenza dell'opposizione. Ignorando le richieste degli occidentali, Usa ed Ue in primis, di dimettersi, Assad ha ostentato sicurezza ribadendo che non intende recedere di un passo "dal controllo del Paese: la sicurezza va garantita, anche perché le proteste si sono trasformate in manifestazioni armate".

Assad è tornato a confermare che presto saranno "effettuate le riforme" che consentiranno la costituzione di altri partiti oltre al Baath, e "dopo ci saranno elezioni" legislative.Il presidente ha quindi annunciato che "abbiamo già cominciato a punire chi si è macchiato di crimini contro il popolo siriano, siano essi militari o civili. Ma sia ben chiaro che non puniremo chi è innocente, così come non giustifichiamo chi commette errori".

Assad ha comunque avvertito che un eventuale "intervento militare straniero" in Siria "sarebbe un disastro per gli aggressori". "Già nel 2003, con l'invasione dell'Iraq, e poi nel 2005 con le pressioni subite a partire dal Libano, la Siria sembrava sull'orlo di esser bersaglio di attacchi militari stranieri, ma tutti sanno come sono andate le cose...'', ha aggiunto Assad.

Infine, sulla richiesta di dimissioni, pur senza nominare esplicitamente il presidente Usa, Barack Obama, e gli altri leader europei, il presidente siriano ha affermato: "Sono persone che ogni giorno invitano qualcuno nel mondo a dimettersi... poi parlano di diritti umani quando sono i primi a commettere stragi".