Al Cairo sono almeno 1.036 i feriti, di cui 40 poliziotti, degli scontri a Piazza Tahrir, centro delle proteste che 4 mesi fa portarono alla caduta del presidente Mubarak. Il ministero dell'Interno accusa i familiari delle vittime degli scontri dei mesi passati di aver tentato di fare irruzione in un teatro, durante una cerimonia di commemorazione. Mentre per gli attivisti sarebbero stati i poliziotti a impedire loro di partecipare all'evento.
A cinque mesi e un giorno dal primo venerdì della collera che, il 28 gennaio, segnò l'avvio della rivoluzione che ha rovesciato Hosni Mubarak, piazza Tahrir è tornata ad infiammarsi.
Nella notte centinaia di manifestanti hanno tirato sassi e pietre contro le forze dell'ordine, che hanno risposto con un fitto lancio di lacrimogeni. La battaglia si è intensificata in mattinata nei pressi del ministero dell'Interno che ora è presidiato dai blindati dell'esercito.
Ma le versioni sui fatti che hanno portato ad un migliaio di feriti sono discordanti. Il ministero dell'Interno ha fermato almeno 40 persone tra cui un americano e un britannico e ha puntato il dito contro i familiari delle vittime uccise negli scontri dei mesi passati, accusandoli di aver tentato di fare irruzione nel teatro Balloon ad Agouza, dove si teneva una cerimonia di commemorazione. Mentre per gli attivisti sarebbero state le forze di sicurezza a impedire loro di partecipare all'evento. Da lì, ha scritto un attivista sul suo blog, sarebbero scoppiati dei "tumulti fra i dimostranti e le guardie di sicurezza del teatro", con il successivo intervento della polizia che ha "cominciato a malmenare i familiari dei martiri". Centinaia di giovani hanno risposto lanciando pietre contro le forze di sicurezza e dirigendosi poi a Piazza Tahrir.
Il Consiglio militare ha condannato le violenze affermando che puntano a destabilizzare il paese secondo in piano ben preciso. Il movimento 6 aprile, fra gli ispiratori della rivoluzione di gennaio, ha criticato l'intervento delle forze dell'ordine lanciando un appello ad un sit in permanente mentre il partito moderato Wafd ha accusato elementi del disciolto partito di Mubarak, il partito democratico nazionale, per gli scontri. I giovani della rivoluzione che vogliono che vengano processati presti i responsabili, a partire dall'ex ministro dell'Interno Habib El Adly, della violenta repressione che fra gennaio e febbraio ha causato la morte di oltre ottocento persone avevano già in programma per venerdì 8 luglio hanno una grande manifestazione per chiedere una nuova costituzione e un processo più rapido delle riforme.
Il premier egiziano, Essam Sharaf, ha fatto sapere di aver dato l'ordine alla polizia di ritirarsi dalla piazza per abbassare la tensione, invitando i "giovani a proteggere la loro rivoluzione".
