Seconda e ultima giornata di incontri per il G8 di Deauville. I Grandi della Terra stanzieranno 40 miliardi di dollari di aiuti per i Paesi arabi e assicurano il loro sostegno alle aspirazioni della Primavera araba, alle trasformazioni in corso in molti Paesi dell'area nord-africana e al desiderio di libertà e di democrazia espresso dalle popolazioni. Appello alla Siria perché fermi le violenze contro i cittadini.
Il presidente francese Nicolas Sarkozy ha annunciato che ai 20 miliardi per i Paesi arabi indicati nel comunicato finale, si aggiungeranno altri 20 miliardi di aiuti bilaterali. Inoltre la Francia stanzierà un miliardo di dollari per l'Egitto e la Tunisia.
Via Gheddafi dalla Libia
Nella dichiarazione finale, si richiede una "immmediata cessazione dell'uso della forza del regime contro i civili in Libia" e si "sostiene una soluzione politica nel Paese" nordafricano che risponda "alla volontà della popolazione". Sarkozy ha annunciato che andrà a Bengasi, roccaforte dei ribelli, possibilmente insieme al premier britannico, David Cameron.
Silvio Berlusconi ha osservato che "il regime sta implodendo e anche lui ha rimarcato che "Gheddafi se ne deve andare". Ma la vera novità è stata l'atteggiamento del presidente russo Dmitry Medvedev, a cui Barack Obama e Sarkozy hanno chiesto di convincere Gheddafi a farsi da parte, eventualmente accogliendolo in esilio. "Deve andarsene", ha convenuto Medvedev, il quale ha sottolineato che il mondo non considererà più il Colonnello come "il legittimo capo della Libia". Tuttavia il capo del Cremlino ha escluso che il rais possa trovare rifugio in Russia. Il capo del Cremlino ha però annunciato che un inviato di Mosca si rechera' presto in Libia per parlare con entrambe le parti.
Il G8 si è infine appellato alla Siria affinché "si fermi l'uso della forza e le intimidazioni sulla popolazione" e ha auspicato un dialogo e una stagione di riforme in risposta alle richieste del popolo siriano.
Appello alla Siria
Sarkozy ha avvertito che il leader siriano Bashar al-Assad "deve guidare la transizione del Paese verso la democrazia o se ne deve andare"; e ha ribadito la sua condanna verso un regime che usa la violenza contro dei manifestanti pacifici. Un appello fermo a cui però ha fatto eco immediata un attentato nel sud del Libano, in una regione controllata da Hezbollah: l'esplosione di un ordigno ha investito un veicolo Unifil e a bordo c'erano caschi blu italiani: sei i feriti.
