"Osama Bin Laden è morto nel 2003 Il blitz è una scusa per lasciare l’Afghanistan"
Massimo Fini a Tgcom: “il mio libro sul Mullah Omar? Lui non ha mai fatto guerra all’occidente”
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“Ucciso Bin Laden l’interlocutore degli americani potrebbe essere il Mullah Omar che con Al Qaeda e il terrorismo non ha nulla a che vedere”. A parlare è Massimo Fini, noto giornalista al centro di una polemica per il suo ultimo libro “Il Mullah Omar” uscito da due settimane. Una biografia del leader talebano e della nascita del movimento che si oppose agli abusi dei signori della guerra. Un ritratto della guida spirituale dei mujaheddin etichettato, da un gruppo di donne interessate al mondo islamico come “un elogio del terrorismo stragista”. Lo scrittore rispedisce le accuse al mittente: la lotta per l’identità afgana è legittima e non va confusa con la guerra all’Occidente.
Come giudica l’uccisione di Bin Laden per mano americana?
"Io credo che se gli americani avessero voluto avvolgere la morte di Bin Laden nei sospetti e nei dubbi non avrebbero potuto far di meglio. Non hanno smentito le foto false con una vera del cadavere. Non regge neanche la giustificazione che non abbiano voluto diffondere la documentazione per non suscitare le ire di Al Qaeda perché già la morte del califfo di per sé fa infuriare i fondamentalisti. Poi c’è la frettolosa sepoltura del cadavere in mare che non permette verifiche. Infine, ci dicono che il dna è suo, ma chi ha controllato coloro che lo hanno analizzato?"
Quindi lei ha dei dubbi sulla sua morte?
"Io non credo che non sia morto, altrimenti avrebbe smentito lui stesso la notizia, piuttosto trovo interessante l’ipotesi avanzata dal “Washington Post”: Bin Laden è morto molti anni fa e l’America lo ha ufficializzato solo adesso per usarlo come pretesto di una exit strategy dall’Afghanistan, visti i deludenti risultati della missione. Bin Laden non era più operativo da tempo, lo stesso Al Qaeda che in dieci anni non ha combinato niente, quindi la morte di Bin Laden vale solo come simbolo, non come fatto concreto. Assume importanza solo perché consente agli americani di poter uscire dalla guerra dando l’idea di non essere perdenti. L’obbiettivo è stato raggiunto, il califfo saudita è stato ucciso, il sangue delle Twin Towers è stato lavato e agli americani adesso ritirarsi fa comodo sia da un punto di vista economico - spendono 100 miliardi di dollari l’anno per la missione - sia da un punto di vista politico perché non hanno raggiunto ad oggi nessun risultato: i talebani attualmente occupano l’80% del Paese. Quale miglior pretesto per venir via dall’Afganistan e trattare con i talebani, visto che l’operazione in dieci anni è totalmente fallita?"
Con chi dovrebbero trattare adesso?
"L’unica persona con cui si può avere trattative serie è il Mullah Omar che guida la resistenza afgana, leader indiscusso della guerriglia. Se la condizione fosse di troncare ogni rapporto con Al Qaeda lui non avrebbe nessuna difficoltà, dato che già nel 1998 Clinton gli propose di eliminare Bin Laden lui non si tirò indietro. Poi, tutto fallì perché gli americani stessi ritirarono la trattativa. Quindi, già i legami tra Osama e i talebani afgani erano ai ferri corti dal 1998. E anche in questa occasione, di fronte alla notizia della morte, non hanno speso una parola per Osama".
Quindi i talebani e al Qaeda non hanno una missione comune?
"La distinzione è netta e totale. Il Mullah Omar e i talebani non hanno mai fatto un attentato terroristico in vita loro al di fuori dal loro paese. I loro atti di guerriglia in Afghanistan sono più che legittimi perché nascono da una reazione agli abusi indiscriminati dei signori della guerra. Il libro che ho scritto l’ho dedicato ad Andrea Miotto, morto proprio in Afghanistan. Miotto è l’alpino che aveva capito e scritto due mesi prima di morire che i talebani sono un popolo che lotta per le proprie radici, tradizioni, e cultura. Non hanno nulla a che vedere con i fondamentalisti. Il Mullah Omar non ha mai sostenuto Osama, si è solo rifiutato di concederne l’estradizione perché non c’erano prove che fosse lui la mente dell’11 settembre. C’è chi tende a trovare una complicità che non è mai esistita. Lui si è giocato il Paese e la sua stessa esistenza per una questione di principio e di dignità".
Se lui allora è un eroe, qual è il suo antieroe?
"Guardiamo i dati: il terrorismo internazionale ha fatto circa 4mila vittime, gli americani in Iraq e Afghanistan ha fatto circa 400mila vittime. Ecco, vorrei sapere chi è il terrorista internazionale. Chi è che sconvolge la pace nel mondo, il Mullah Omar?"
Il suo libro, “Mullah Omar” è stato duramente criticato e tacciato di essere un insulto all’Occidente. Alcune donne hanno minacciato di proporre un’azione giudiziaria. Cosa risponde?
"Loro si dicono liberali e questa è una contraddizione: non è mai stato chiesto in Italia il sequestro di un libro per motivi politici o ideologici. In democrazia ognuno ha il diritto di esprimere le proprie idee tanto più che queste donne che minacciano azioni legali hanno ammesso di non aver letto il libro. E chiedere la censura di un libro senza neanche conoscerlo letto mi pare curioso".
Cosa si augura per l’Afghanistan?
"Una Paese restituito ai veri afgani. Magari un governo talebano stabile con a capo il Mullah Omar che ha fatto tanti errori ma non è uno stupido".
E se l’America prendesse anche lui?
"Non so se sarebbe un errore. Intanto cominci a prenderlo".
