E' stato sottoscritto al Cairo un accordo di massima per la riconciliazione e la fine delle divisioni tra i partiti palestinesi Hamas e al-Fatah. Al Jazeera aveva reso noto che il vertice tra le delegazioni dei due partiti era iniziato "in un clima positivo". Per Hamas è stato inviato in Egitto Musa Abu Marzuq, mentre a guidare la delegazione di al-Fatah c'era Azzam al-Ahmad.
Fatah e Hamas, riferisce una dichiarazione diffusa dall'agenzia Mena, hanno raggiunto un accordo su tutte le questioni in sospeso inclusa quella della formazione di un governo di transizione e la data delle elezioni presidenziali e legislative che dovrebbero tenersi entro un anno. "Siamo d'accordo nel formare un un governo composto da personalità indipendenti che prepari le elezioni, da qui a otto mesi", ha aggiunto Azzam al Ahmad, capo dei negoziatori di Fatah. Secondo fonti egiziane l'accordo raggiunto prevede anche uno scambio di prigionieri detenuti nei Territori e nella Striscia di Gaza. "Le due parti hanno siglato le lettere d'intento. Tutti i punti di divergenza" con i palestinesi di Fatah sono stati superati, ha confermato il portavoce di Hamas.
Quattro anni dopo la guerra civile che vide Hamas e Fatah darsi battaglia nelle strade di Gaza, le due fazioni palestinesi trovano un'intesa che sarà formalizzata il 5 maggio quando, da Rammallah e da Damasco arriveranno nella capitale egiziana, rispettivamente, il presidente dell'Anp, Abu Mazen, e il leader politico di Hamas, Khaled Meshaal, per firmare il patto.
Diverse le ragioni che hanno determinato l'intesa, secondo Munib al Masri, uno dei mediatori: l'indipendenza politica raggiunta dall'Egitto, in passato "esecutore di ordini israeliani e americani", l'instabilità politica in Siria, dove risiedono Meshaal e la direzione politica del movimento radicale; e la mancata pressione che gli Stati Uniti avrebbero dovuto esercitare su Netanyahu, perché rinunciasse alla costruzione delle colonie in Cisgiordania.
Netanyahu ad Abu Mazen: "Con noi o contro"
Abu Mazen deve scegliere tra la pace con Israele e l'accordo con Hamas. Lo ha detto il primo ministro israeliano, Benjamin Netanyahu, dopo la notizia dell'intesa di riconciliazione raggiunta al Cairo tra Fatah e il movimento che dal 2006 controlla la Striscia di Gaza.
Hamas: "Israele ostacola l'intesa"
Hamas ha subito replicato a Benjamin Netanyahu, intimando al Paese di stare fuori dall'accordo: "Israele non ha nulla a che vedere con la riconciliazione palestinese, ne stia fuori perché in passato è stato d'ostacolo a ciò", ha dichiarato il portavoce del movimento di resistenza islamico, Taher al-Noono.
Stati Uniti restano cauti
Washington tuttavia resta cauta. "Qualsiasi governo unitario palestinese", ha sottolineato la Casa Bianca, deve accettare i principi stabiliti dal Quartetto (per il Medio Oriente, formato da Usa, Onu, Ue e Russia, ndr), ovvero rinunciare alla violenza, riconoscere il diritto di Israele a esistere, il rispetto degli accordi preesistenti".
