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Elezioni 2022, 13 simboli bocciati dal Viminale: non passa il "partito" di Draghi, riammesso Palamara

Il ministero dell'Interno chiuderà la questione simboli il 18 agosto. Per alcuni partiti chieste delle integrazioni

elezioni 2022 simboli viminale
Ansa

Sono 13 i simboli depositati ma non ammessi dal Viminale alle prossime politiche del 25 settembre.

Tra questi ci sono i roboanti, per via dei nomi utilizzati, come "Italiani con Draghi, Rinascimento" o "Democrazia Cristiana". Altri 17 simboli al momento non consentono la presentazione di liste e saranno necessarie dunque delle integrazioni. "Oltre il sistema" dell'ex magistrato Luca Palamara era stato prima bocciato e poi riammesso.

 


Gli altri contrassegni non ammessi dal Viminale sono "Up con de Magistris", ma anche "Democrazia Cristiana", "Lega per l'Italia", "Pli", "Movimento Politico Libertas", "Partito Pensionati al Centro", "Pensiero e Azione Ppa, Popolo partite Iva", "L'Italia s'è desta", "Movimento per l'instaurazione del socialismo scientifico cristiano-No alla cassa forense", "Partito Federalista Italiano", "Democrazia Cattolica Liberale". Il simbolo "Sud chiama Nord", dell'ex M5s Dino Giarrusso, è invece stato ritirato. Riammesso invece dopo meno di 24 ore il simbolo del partito di Luca Palamara. "La giustizia è di nuovo in corsa. Più forti di prima, si va oltre il sistema", ha poi scritto in una nota Luca Palamara, leader di 'Oltre il Sistema'.


 



 


Il prossimo passaggio formale è rappresentato dalle presentazioni delle liste: il 21 e 22 agosto presso le cancellerie delle Corti di appello (dalle ore 8 alle 20 entrambi i giorni), il 35esimo e il 34esimo giorno antecedente il voto. I prossimi, quindi, sono gli ultimi giorni per completare la raccolta delle firme. Il "quantum" delle sottoscrizioni è legato al numero di collegi plurinominali definiti nella legge elettorale e diminuiti dopo i tagli del numero dei parlamentari.


 


Elezioni, tutti in fila per depositare i simboli al Viminale


 


Prima del 2020 servivano, sia a un partito che a una coalizione, per i 63 collegi plurinominali alla Camera e per i 33 del Senato "almeno 1.500 e non più di 2.000" sottoscrizioni da parte di elettori iscritti nelle liste elettorali di comuni compresi nel medesimo collegio plurinominale o, in caso di collegio plurinominale compreso in un unico comune, iscritti nelle sezioni elettorali di tale collegio plurinominale". Dopo il voto referendario i collegi plurinominali per la Camera sono scesi a 49 e quelli per il Senato a 26.


 


Per potersi presentare su tutto il territorio nazionale servirebbero, quindi, circa 73.500 firme. La legge dice però che "in caso di scioglimento della Camera dei deputati che ne anticipi la scadenza di oltre centoventi giorni, il numero delle sottoscrizioni è ridotto alla meta'", dunque 750 firme per ogni collegio plurinominale. È necessario quindi raccogliere complessivamente 56.250 firme (36.750 per la Camera e 19.500 per il Senato); ma visto che chi firma per la Camera lo fa anche per il Senato, la soglia è di 36.750 persone che firmino le liste. Sottoscrizioni che devono essere autenticate da funzionari pubblici o notai e avvocati. Nel decreto Elezioni, varato dal governo il 5 maggio scorso, sono previste delle esenzioni: l'articolo 6 bis del provvedimento stabilisce che possono presentare le liste senza raccogliere le firme "i partiti o gruppi politici costituiti in gruppo parlamentare in almeno una delle due Camere al 31 dicembre 2021", dunque Pd, Lega, Fratelli d'Italia, Forza Italia, M5s, Liberi e Uguali, Italia Viva e Coraggio Italia.


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