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Salgono i tassi ed aumentano i rischi: Neuberger spiega come difendersi

Dopo il recente rialzo dei tassi d'interesse gli investitori dovrebbero rivalutare la concentrazione dei portafogli e verificare se gli elementi di diversificazione, al loro interno, continuano a funzionare come previsto

07 Ott 2026 - 09:08
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US Federal Reserve

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Nonostante il recente rialzo dei tassi d'interesse abbia comportato nuova incertezza sui mercati, l’approccio di Joe Amato, President and Chief Investment Officer Equities di Neuberger, resta nel complesso costruttivo sui mercati finanziari. Tuttavia, nell’attuale scenario, preferisce adottare un atteggiamento più prudente nel breve termine. “Tassi a lungo termine più alti e la prospettiva di un modesto inasprimento della politica monetaria giustificano un aggiustamento del rischio in misura marginale, non un cambio complessivo della tesi di investimento” puntualizza il manager.

IL RISCHIO DI CONCENTRAZIONE E QUELLO DI CORRELAZONE
Le prospettive sugli utili restano solide e l'economia statunitense continua a dimostrarsi resiliente. Fattori che sostengono i mercati ma che hanno anche contribuito al rialzo dei tassi. Ne deriva che, prima della prossima correzione di mercato, è indispensabile affrontare due rischi: quello di concentrazione e quello di correlazione. A proposito di concentrazione, la resilienza della crescita economica statunitense e le solide prospettive sugli utili hanno spinto i rendimenti negli ultimi anni dei mercati quotati ma hanno anche contribuito ad incrementare la concentrazione dei portafogli, in particolare nell’azionario statunitense dove il peso delle big cap tecnologiche ha raggiunto livelli senza precedenti.

LA PORTATA DELL’ESPOSIZIONE ALLE SOCIETÀ LEGATE ALL’IA
Si stima che le società legate all'intelligenza artificiale rappresentino oggi tra il 25% e il 28% della capitalizzazione del mercato azionario statunitense, ma generino circa la metà della componente di rischio complessivo del portafoglio. Molti portafogli potrebbero dipendere da questo singolo tema di investimento più di quanto si possa immaginare non soltanto considerando l’azionario USA ma anche diversi altri mercati globali, tra cui Giappone, Corea e Taiwan. “Questo non costituisce necessariamente un motivo per ridurne l’esposizione, quanto piuttosto una ragione per comprendere la portata dell'esposizione alle società legate all’intelligenza artificiale e valutare se il resto del portafoglio offra ancora una diversificazione efficace” spiega Amato.

LA CORRELAZIONE TRA AZIONI E OBBLIGAZIONI
Il CIO Equities di Neuberger mette in guardia gli investitori anche per la correlazione tra obbligazioni e azioni. Il motivo? Un'economia resiliente, una crescita guidata dalla tecnologia e investimenti continui nell'infrastruttura per l'intelligenza artificiale, in pratica gli stessi fattori di sostegno al rally azionario globale, hanno contribuito anche all’incremento sostenuto dei rendimenti dei titoli di Stato. I Treasury statunitensi, a dieci e a trenta anni, si sono attestati di recente sui massimi pluridecennali, avvicinandosi ai livelli oltre i quali le obbligazioni iniziano a incidere negativamente sulle valutazioni azionarie. “Un unico tema, dunque, sta influenzando entrambi i lati del portafoglio (azioni e obbligazioni) mentre storicamente, quando il rendimento del decennale statunitense si avvicina al 5,50%, le azioni subiscono pressioni” ricorda il manager.

INDIVIDUARE LE FONTI DI VERA DIVERSIFICAZIONE
Si tratta di una riflessione che, sottolinea Amato, non rappresenta un invito ad abbandonare gli investimenti azionari, quanto piuttosto un suggerimento a rivalutare che cosa significhi diversificare nel mercato di oggi, anziché dare per scontato che le relazioni tradizionali continuino a essere efficaci. Significa, in particolare, individuare le fonti di vera diversificazione dei portafogli, non limitandosi a considerare le etichette generiche delle singole asset class. Perfino l'obbligazionario di alta qualità, tradizionalmente considerato un contrappeso al rischio azionario, oggi potrebbe essere più esposto agli stessi fattori di mercato.

COSA SIGNIFICA TUTTO QUESTO PER GLI INVESTITORI
Cosa significa tutto questo per gli investitori? Un'allocazione che in passato garantiva diversificazione oggi potrebbe non assicurarla più: in un portafoglio tradizionale, esposto per il 60% all’azionario e per il 40% all’obbligazionario, entrambe le componenti potrebbero dipendere sempre più dagli stessi fattori di fondo. “Dopo una corsa così forte, restano essenziali due cose per costruire portafogli robusti nel tempo: un ribilanciamento disciplinato e una diversificazione davvero efficace, e non solo apparente” conclude il CIO Equities di Neuberger.