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Mercati e investitori devono prepararsi all’incertezza permanente nel 2026 e oltre

Columbia Threadneedle, in un commento di William Davies, delinea un nuovo e delicato equilibrio definito dalla crescita dell’IA, shock energetici e divergenze economiche regionali

13 Apr 2026 - 12:18
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Il secondo trimestre 2026 si è aperto con l’economia globale plasmata dalla combinazione di trasformazione tecnologica, instabilità geopolitica ed economie sempre più divergenti tra le diverse regioni. La forza strutturale più influente rimane l’IA, con gli investimenti che continuano ad accelerare trainati da un numero ristretto di Big Tech che investono a livelli senza precedenti in centri dati, potenza di calcolo e infrastrutture. Questa spesa ha il potenziale per trasformare la produttività e la crescita, ma ci si chiede se generi rendimenti. La storia mostra che grandi cambiamenti tecnologici comportano spesso sovrainvestimenti prima che i vincitori di lungo periodo riescano ad emergere.

IL RITORNO DELLA GEOPOLITICA
Un commento di William Davies, Global Chief Investment Officer di Columbia Threadneedle Investments, aggiunge che intanto la geopolitica è tornata con forza. Il conflitto in Medio Oriente sta ridefinendo i mercati, soprattutto per prezzi dell’energia e catene di approvvigionamento. L’interruzione di Hormuz evidenzia quanto l’economia globale rimanga vulnerabile agli shock regionali. Lo shock energetico si è già fatto sentire sui mercati, ma le conseguenze economiche si manifesteranno pienamente solo nei prossimi mesi, man mano che i costi più elevati si ripercuoteranno su produzione e consumi.

UN CONTESTO DIFFICILE PER LE BANCHE CENTRALI
Il tutto, sottolinea l’esperto di Columbia, crea un contesto difficile per le banche centrali, in molte economie l’inflazione rimane sopra i target, mentre lo slancio economico rallenta e i mercati del lavoro stanno gradualmente rallentando. I policymaker devono trovare un equilibrio tra il rischio di reagire in modo troppo aggressivo e il pericolo di compromettere una crescita già fragile. Per questo, Davies prevede che procederanno con cautela, valutando se gli effetti inflazionistici persisteranno o se la domanda più debole diventerà forza dominante.

NESSUNA ALTERNATIVA AL RUOLO DEL DOLLARO
In questo contesto aumenta la divergenza. Le regioni importatrici di energia, come l’Europa, sono più esposte all'aumento dei prezzi e alle interruzioni dell'approvvigionamento. L’ottimismo sulla crescita europea è stato messo in discussione, mentre altre regioni potrebbero rivelarsi più resilienti, e la divergenza resta evidente anche nei mercati valutari. L’incertezza ha rafforzato il ruolo del dollaro come bene rifugio e, nonostante le preoccupazioni fiscali di lungo termine, Columbia non vede alternative realistiche al suo ruolo di riserva mondiale.

NON FINIRÀ L’INSTABILITÀ IN MEDIO ORIENTE
Anche se le tensioni in Medio Oriente dovessero attenuarsi, prosegue l’analisi di Davies, la storia suggerisce che l'instabilità nella regione difficilmente scomparirà, e la fragilità di fondo continuerà a influenzare mercati, i prezzi dell'energia e fiducia degli investitori. Queste forze indicano un contesto caratterizzato dalla frammentazione, crescita e mercati saranno probabilmente molto diversi tra i vari paesi e settori, la rivoluzione dell’IA creerà vincitori e vinti, i rischi geopolitici continueranno a rimodellare le catene di approvvigionamento e l'inflazione rimarrà più volatile. Oggi, conclude l’esperto di Columbia, l'incertezza non è più temporanea, ma una caratteristica distintiva dell'attuale era, e per governi, imprese e investitori la capacità di adattamento, più che le previsioni di stabilità, sarà essenziale per affrontare il resto del 2026 e oltre.